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giovedì 13 febbraio 2014

Tante le mostre e gli eventi del Festival 2013

Tante le mostre e gli eventi del Festival 2013:

LA MONTAGNA NEI GIOCHI, I GIOCHI DALLA MONTAGNA. Una finestra aperta su memorie materiali, miti e immaginari tra ’800 e ‘900 è la mostra curata da due studiosi Nicola Spagnolli e Marta Villa.

"PICCOLE DOLOMITI – Emozioni in luce", invece è la mostra fotografica curata da Enrico Bauce, Elisabetta Faccin e Luca Trattenero.

LA MIA VALLE, mostra delle opere dei bambini delle scuole elementari della Vallagarina, nata da un progetto promosso dalla Comunità della Vallagarina, per promuove la lettura del paesaggio e la conoscenza delle sue comunità, da parte degli studenti, degli insegnanti, degli abitanti della valle e dei turisti che la vengono a visitare.

Escono dal legno con immagini a volte sinuose e leggiadre, a volte irruente, a volte inquietanti le sculture di Mazzuk: L’ANIMA DEL LEGNO. Tra le mani di Enzo Mazzucchi, grande amante della montagna dove ha trovato uno spazio in cui vivere secondo natura, pezzi di legno, tronchi, e le radici trovate lungo le sponde del torrente Leno di Vallarsa prendono vita.

OCCHI SUL MONDO, l’esposizione di Michele Dalla Palma visitabile al Teatro comunale di S. Anna. Fotografo e docente della Nikon School Travel, Dalla Palma ha insegnato a centinaia di fotoreporter a scoprire realtà lontane senza invaderle né manipolarle.

Ennio Spagnolli offre “IL PICCOLO MONDO RURALE” DI ENNIO. I masi, i fienili, le baite, le chiese realizzate in miniatura non sono tanto un richiamo nostalgico al mondo contadino, ma finestre sull’immaginario del loro creatore e sulla sua etica-estetica del lavoro. Il suo è, in fondo, un omaggio a quei proprietari che abbelliscono e mantengono le loro dimore di montagna, contribuendo a creare un paesaggio montano equilibrato e armonico.

Le forme delle montagne, i giochi di luce, le ombre che si formano tra le guglie e gli anfratti sono catturate col pennello anche dalle opere di Claudio Menegazzi. L’artista roveretano esporrà al Festival DI ROCCE E DI PIETRE. La forza del disegno, rocce e pietre, l'idea dell'uomo, la forza della natura, la forza dell'uomo. Siamo dentro un disegno di futuro, nato nel passato. Continuiamo a vederlo, è la nostra forza. Tranquilla.

Giorgio Broz esporrà immagini che raffigurano quegli angoli della valle che solo chi come lui la attraversa ogni giorno in lungo e in largo con gli scarponi ai piedi ha il privilegio e la fortuna di cogliere con l’obbiettivo.

Legati al territorio di Vallarsa sono anche i paesaggi, a tratti fiabeschi, di Lucia Marana. «Ritorno diverse volte negli stessi luoghi – spiega la fotografa –non tanto per cogliere un attimo particolare ma per immortalare una suggestione che ho già in testa».


martedì 20 agosto 2013

Tra storia, cultura e paesaggi in mostra a "Tra le Rocce e il Cielo"


“Tra le Rocce e il cielo”, il Festival della montagna all’ombra delle Piccole Dolomiti, che si svolge in Vallarsa (TN) dal 29 agosto al 1 settembre, ospita al suo interno numerose mostre. Ve ne saranno di divulgative, storiche, pittoriche. Numerose saranno le esposizioni fotografiche e ce ne saranno anche di scultura e di modellismo.

Regalano un’anteprima del festival le due mostre che saranno esposte al Museo della Civiltà contadina di Riva a partire da martedì 20 agosto.

LA MONTAGNA NEI GIOCHI, I GIOCHI DALLA MONTAGNA. Una finestra aperta su memorie materiali, miti e immaginari tra ’800 e ‘900 è la mostra curata da due studiosi Nicola Spagnolli e Marta Villa. L’esposizione analizza e illustra il tema dei giochi declinandolo come una finestra aperta sul mondo della montagna, le sue tradizioni e l’immaginario ad esso collegato.
«I materiali prodotti per permettere l’atto del gioco, grazie alla loro stratificazione, creano una collezione di oggetti preziosi per ricostruire e svelare stili di vita, costumi e finalità pedagogiche di una specifica epoca storica» spiegano i curatori. La montagna, da un lato, ha fornito all’uomo un’importante materia, il legno, per costruire i giocattoli, dall’altro, ha costituito un’ispirazione per giochi destinati soprattutto ad un pubblico cittadino, dove la montagna viene presentata come luogo suggestivo, meta di conquiste e imprese epiche. In mostra si trovano dunque bambole,  burattini, cavallucci e statuine a forma di animali, prodotti soprattutto nelle Alpi e giochi in scatola dove l’obbiettivo è scalare un monte e scoprire cose nuove.
La mostra è stata resa possibile grazie alla disponibilità di collezionisti privati come Rosanna Cavallini, Paolo De Carli e Katia Pustilnikov e dalla collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna CAI di Torino e del Museo etnografico di Vallarsa.

"PICCOLE DOLOMITI – Emozioni in luce", invece è la mostra fotografica curata da Enrico Bauce, Elisabetta Faccin e Luca Trattenero. I tre fotografi di Valdagno, in occasione dei 150 anni della nascita del Club Alpino Italiano, attraverso i loro scatti hanno esplorato il territorio delle Piccole Dolomiti per valorizzarne gli aspetti caratteristici. Gli autori compiono così un viaggio che indaga aspetti storici, alpinistici e naturalistici delle Piccole Dolomiti, con scatti che raccontano come i profili di queste montagne si staglino contro il cielo in un gioco di luci.

Queste due mostre, esposte al Museo della Civiltà contadina della Vallarsa, resteranno esposte dal 18 agosto al 3 settembre.

Le forme delle montagne, i giochi di luce, le ombre che si formano tra le guglie e gli anfratti sono catturate col pennello anche dalle opere di Claudio Menegazzi. L’artista roveretano esporrà al Festival DI ROCCE E DI PIETRE. La forza del disegno, rocce e pietre, l'idea dell'uomo, la forza della natura, la forza dell'uomo. Siamo dentro un disegno di futuro, nato nel passato. Continuiamo a vederlo, è la nostra forza. Tranquilla.
Con gli acquerelli, e la loro luminosità, Menegazzi cattura l’anima delle montagna. «E’ la natura che mostra la sua potente manifestazione, come fosse una scultura. Quando salgo in montagna la difficoltà fisica mi mette in contatto con il mio intimo, il ragionamento mi sostiene nello sforzo, il contatto con il sublime agisce nel mio cervello e stimola le idee. Il suo ricordo semplifica il tutto e nasce un seme che potrei sviluppare» spiega l’autore.  
    
   
Gli acquerelli saranno esposti nella Sala della Chiesa di Riva assieme a due esposizioni di fotografi di Vallarsa.

Giorgio Broz esporrà immagini che raffigurano quegli angoli della valle che solo chi come lui la attraversa ogni giorno in lungo e in largo con gli scarponi ai piedi ha il privilegio e la fortuna di cogliere con l’obbiettivo.

Legati al territorio di Vallarsa sono anche i paesaggi, a tratti fiabeschi, di Lucia Marana. «Ritorno diverse volte negli stessi luoghi – spiega la fotografa –non tanto per cogliere un attimo particolare ma per immortalare una suggestione che ho già in testa».

E mentre c’è chi al ritorno da una camminata in montagna porta a casa una foto, Ennio Spagnolli, dalle sue escursioni, porta via un’immagine mentale, la trasforma in una suggestione e in un progetto che poi rielabora scendendo a valle e realizza nel suo laboratorio, utilizzando tipi diversi di legno, ferro o rame, cassette di legno per la frutta, sabbia, colla, pezzi di recupero dai più svariati oggetti. Nasce così “IL PICCOLO MONDO RURALE” DI ENNIO, che sarà esposta nella Baita degli Alpini a Cumerlotti. I masi, i fienili, le baite, le chiese realizzate in miniatura non sono tanto un richiamo nostalgico al mondo contadino, ma finestre sull’immaginario del loro creatore e sulla sua etica-estetica del lavoro. Il suo è, in fondo, un omaggio a quei proprietari che abbelliscono e mantengono le loro dimore di montagna, contribuendo a creare un paesaggio montano equilibrato e armonico.


Escono dal legno con immagini a volte sinuose e leggiadre, a volte irruente, a volte inquietanti le sculture di Mazzuk: L’ANIMA DEL LEGNO, che saranno esposte al Tendone di Riva. Tra le mani di Enzo Mazzucchi, grande amante della montagna dove ha trovato uno spazio in cui vivere secondo natura, pezzi di legno, tronchi, e le radici trovate lungo le sponde del torrente Leno di Vallarsa prendono vita.

Sempre al Tendone troverà posto LA MIA VALLE, mostra delle opere dei bambini delle scuole elementari della Vallagarina, nata da un progetto promosso dalla Comunità della Vallagarina, per  promuove la lettura del paesaggio e la conoscenza delle sue comunità, da parte degli studenti, degli insegnanti, degli abitanti della valle e dei turisti che la vengono a visitare. Il progetto, curato da Giulia Mirandola con Alicia Badalan sarà presentato venerdì 30 agosto alle 14.30 alla presenza dell’assessore della Comunità Marta Baldessarini e di bambini e maestre che hanno seguito il progetto.

Se questa mostra si concentra su un piccolo territorio, uno sguardo largo al pianeta lo offre OCCHI SUL MONDO, l’esposizione di Michele Dalla Palma visitabile al Teatro comunale di S. Anna. Fotografo e docente della Nikon School Travel, Dalla Palma ha insegnato a centinaia di fotoreporter a scoprire realtà lontane senza invaderle né manipolarle. Il suo è un racconto, attraverso il filo conduttore dei colori, di altre realtà e mondi solo apparentemente lontani. Un viaggio ideale attraverso Africa, Asia, Nord e Sud America seguendo le tracce dei grandi esploratori italiani, da Marco Polo ad Alberto Maria Deagostini.  La mostra sarà visitabile dal 20 agosto.  


Tutte le mostre verranno inaugurate giovedì 29 agosto, a partire dalle 14.30, durante la passeggiata tra le mostre (con partenza dal Teatro di S.Anna). Rimarranno aperte dal 29 agosto al 1 settembre dalle ore 9 alle 12 e delle 15 alle 19. Dal 2 al 15 settembre (escluse quelle allestite al Tendone) si potranno visitare su prenotazione chiamando il 3341330576. 


Stefania Costa
costa_stefania@yahoo.it

domenica 19 maggio 2013

TRA LE ROCCE E IL CIELO 2013, torna il festival della montagna



TRA LE ROCCE E IL CIELO 2013, il Festival della montagna vissuta con consapevolezza torna in Vallarsa dal 29 agosto all' 1 settembre.

Mostre, film, incontri, uscite sul territorio, convegni, laboratori, concerti, spettacoli, presentazioni di libri arricchiranno le quattro giornate della manifestazione - organizzata dall’associazione culturale Tra le rocce e il cielo in partnership con Accademia della montagna del Trentino - che si svolge nel suggestivo e incontaminato ambiente della Vallarsa, all’ombra delle Piccole Dolomiti.

domenica 23 settembre 2012

GRANDE SUCCESSO “TRA LE ROCCE E IL CIELO” 2012


L’edizione 2012 del festival della montagna “TRA LE ROCCE EIL CIELO” è stata davvero spumeggiante. Nonostante la pioggia non abbia risparmiato i quattro giorni della manifestazione sono state numerosissime le persone che hanno partecipato al Festival all’ombra delle Piccole Dolomiti, che si è svolto in Vallarsa dal 30 agosto al 2 settembre 2012.

Grandissimo successo hanno avuto tutte le serate in programma nelle quattro giornate - dedicate all’arte della montagna, alle minoranze linguistiche, alla storia e alla vita di montagna - a partire da quella sulla “Gioia dell’andar lenti” che ha visto confrontarsi davanti a un pubblico di oltre quattrocento persone un gruppo di pazienti viaggiatori: Davide Sapienza, Alessandro De Bertolini, Valentina Musmeci, Gigi Zoppello e Margherita Hack (intervenuta in video conferenza). Il pubblico ha potuto porre domande alla Hack, che ha spaziato nei suoi interventi dal racconto dei suoi viaggi in bicicletta al commento sull’utilità dell’alata velocità.

Numeroso e appassionato anche il pubblico per i due concerti serali, quello jazzmer degli Ziganoff di Renato Morelli e quello dell’Orchestra popolare delle Dolomiti, che ha riportato alla vita antichi balli ormai perduti. Un’ottima partecipazione anche per lo spettacolo dedicato alla costruzione della diga di Speccheri, “La diga è una cosa meravigliosa”, scritto da Zoppello e diretto da Mariano De Tassis, che ha messo in scena il dialogo fra i figli di coloro che negli anni ’50 costruirono la grande opera ingegneristica; un emozionante tuffo nel passato, grazie alla presenza scenica degli attori, alle musiche degli anni ’50 suonate dal vivo, e agli spettacolari effetti luminosi di De Tassis.

Frequentatissimo da un pubblico composto anche da molti giovani l’incontro dedicato alla prima scalata italiana all’Eiger, che ha visto gli alpinisti – Gildo Airoldi, Armando Aste, Andrea Mellano e Franco Solina - confrontarsi insieme ad Alessandro Gogna sull’impresa  a cinquant’anni dalla storica conquista della vetta. Si è trattato di un incontro vivace, ricco di memoria viva, capace di consegnare ai giovani il testimone di un alpinismo appassionato, lontano dai tecnicismi e dalla smania di record.

Seguitissime anche  le riflessioni sulle possibilità di convivenza tra i grandi carnivori  e l’uomo sulle Alpi, che hanno indagato sul cauto ma diffuso procedere del neoruralismo sui nostri monti, ed hanno cercato soluzioni concrete che permettano ai nuovi pastori di convivere col ritorno di orsi e lupi; così come molto partecipata è stata la presentazione di uno dei nuovi sentieri dedicati alla Grande Guerra dell’associazione Pasubio 100 anni.

Molte emozioni ha regalato il suono dolce e penetrante del corno delle Alpi, che ha accompagnato dai prati di Bruni i canti dei Cantori di Vermei, gruppo corale che con la potenza delle otto voci in campo ha fatto risuonare la Vallarsa di sonorità arcaiche ormai dimenticate; e hanno emozionato anche i racconti degli scrittori, tra cui il premio Campiello 2012, Carmine Abate. Anche la rassegna di film ha radunato un nutrito pubblico, che ha coinvolto gli autori in dibattiti intensi e prolungati a conclusione della visione delle opere proposte.
Le numerose mostre, pittoriche, fotografiche, quella sulla guerra raccontata ai ragazzi nelle pagine del Corriere dei piccoli o su come si faceva il formaggio una volta, la mostra documentaria sulla storia della diga di Speccheri curata dalla Fondazione Museo storico di Trento e quella sulle mutazioni del paesaggio nel tempo realizzata con la collaborazione del Museo delle scienze di Trento sono state molto visitate, e i commenti lasciati sul libro dei visitatori hanno evidenziato un elevato gradimento da parte del pubblico. Le mostre sul paesaggio, sul Corriere dei Piccoli e sulla diga di Speccheri proseguiranno il proprio viaggio, girando per il Trentino e nelle regioni vicine nell’arco dei prossimi mesi.

Un gruppo di appassionati si è cimentato nel laboratorio di antiche danze popolari, e un gruppo di temerari non ha rinunciato, nonostante il maltempo, alle escursioni in programma: molto seguita quella alla diga di Speccheri, come pure l’uscita sulla prima linea di Foppiano.
Elevata e attenta è stata la partecipazione anche per gli eventi dedicati a un pubblico che si potrebbe definire di nicchia. Molto positivi sono stati i commenti dei partecipanti al convegno dedicato al paesaggio e alle sue trasformazioni nel rapporto con l’uomo, e a quello sulle minoranze linguistiche “Piccole scuole, piccole lingue”.

La novità degli argomenti trattati, la grande varietà e la qualità degli eventi proposti; è riuscita a portare in Vallarsa un pubblico proveniente da tutta l’alta Italia, ma anche dal centro e dalle zone Alpine della Francia e della Svizzera.
Una schiera di interessati che ha scelto di passare in Trentino qualche giorno per approfondire argomenti di estrema attualità.
Un segno tangibile che il festival, giunto quest’anno alla sua terza edizione, si sta muovendo sulla strada giusta.

Con la preziosa collaborazione di un gran numero di enti e associazioni di Vallarsa e dell’intero territorio provinciale, “Tra le Rocce e il Cielo” è diventata una realtà profondamente radicata in Trentino,  e grazie anche al lavoro di uno staff giovane, attivo e propositivo sia nell’organizzazione che nella gestione degli eventi, che ha affiancato gli instancabili direttori artistici Fiorenza Aste e Mario Martinelli, sta diventando sempre più grande.

E mentre ancora si lavora alla manifestazione appena conclusa l’organizzazione pensa già alla prossima edizione in cui si cercherà di proseguire nella riflessione, attenta e fuori dalle tendenze di moda, sui grandi temi che riguardano la montagna: sulle sue trasformazioni ambientali, climatiche, sociali, economiche, ecologiche.

«“Tra le Rocce e il cielo” vuole essere un festival della vita in montagna, attento a osservare con concretezza la realtà, e a renderla visibile e leggibile per tutti, cercando di coinvolgere la gente nell’elaborazione di strategie e prospettive per progettare un futuro migliore – spiega Fiorenza Aste -. Una grande festa della montagna, fatta di natura, ambiente, bellezza, passeggiate, laboratori, arte, tradizioni e novità, dove chiunque ami la montagna nei suoi molteplici aspetti può trovare qualcosa che gli assomiglia».
Stefania Costa
costa_stefania@yahoo.it

lunedì 3 settembre 2012

MARGHERITA HACK, LA TAV e IL PAESAGGIO A TRA LE ROCCE E IL CIELO



«L’alta velocità non serve a nulla, basterebbe far funzionare le linee ferroviarie che già ci sono, a partire dalle tratte brevi, quelle che i lavoratori percorrono tutti i giorni». E’ stata questa la risposta di Margherita Hack, intervenuta ieri in videoconferenza al festival Tra le Rocce e il Cielo, a una domanda del pubblico.
Si è conclusa con l’incontro “La gioia dell’andar lenti” la seconda giornata del Festival della montagna, che si conclude domani in Vallarsa. Un dialogo che ha visto confrontarsi diversi viaggiatori lenti. Sul palco, coordinati da Carlo Martinelli c’erano i giornalisti Gigi Zoppello e Davide Sapienza, il primo ha raccontato del suo viaggio a piedi per il Trentino, tra le gente e le tradizioni,  il secondo dei suoi viaggi a piedi per il mondo. Valentina Musmeci ha parlato di come si può camminare con gli asini. Come Alessandro De Bertolini, che il Trentino (e non solo) lo ha girato in bicicletta, sono le due ruote il mezzo di trasporto preferito da Margherita Hack. «La bicicletta permette di percorrere lunghe distanze in un giorno, ma anche di apprezzare ciò che scorre sotto le ruote» ha detto l’astrofisica. Non ha avuto un attimo di esitazione quando, dal numerosissimo pubblico che ha affollato il tendone di Riva di Vallarsa nonostante la pioggia di ieri sera, le è stato chiesto cosa ne pensa della Tav e dell’impatto di questa ha sul territorio. «E’ inutile, non serve a nulla, basterebbe che funzionassero le linee ferroviarie che già ci sono».
Proprio il paesaggio, la sua salvaguardia, la natura alpina e il suo cambiamento in rapporto con l’uomo sono stati al centro di tutta la giornata dedicata ieri alla vita in montagna che ha visto esperti di economia alpina e di vita in montagna, ricercatori e studiosi del paesaggio confrontarsi su questi temi nel convegno “Uomo e montagna: paesaggi in trasformazione”.
Oggi la giornata è tutta dedicata alle minoranze linguistiche. Nel convegno “Piccole scuole, piccole lingue”  studiosi, insegnanti e esperti si stanno confrontando su progetti e sperimentazioni in atto nelle classi delle scuole di montagna, cercando di delineare lo stato dei fatti, per prospettare possibili soluzioni ed elaborare proposte per il futuro.
Nel frattempo un gruppo di ballerini in erba imparano i passi delle antiche danze popolari grazie a Vincenzo Barba e Renato Morelli.
Proprio Morelli sarà impegnato stasera, alle 21, al teatro comunale di S.Anna, con la Ziganoff jazzmer band in un concerto che porta all’incontro tra mondi musicali diversi che riescono a fondersi in un’unica proposta attraverso la mediazione della tradizione musicale zingara manouche.
Domani, 2 settembre, giornata della storia, il festival si conclude con la giornata della storia. Ecco il programma. Rispetto a quanto annunciato la mattinata di incontri si terrà al Museo della civiltà contadina di Riva di Vallarsa (e non a Cumerlotti) e durante la giornata si esibirà Pietro Germano, suonatore di corno delle Alpi.

domenica 2 settembre 2012

LA GIORNATA DELLA VITA IN MONTAGNA A TRA LE ROCCE E IL CIELO

Margherita Hack in collegamento video a TRA LE ROCCE E IL CIELO

Dopo la GIORNATA DELL’ARTE DELLA MONTAGNA l’edizione 2012 del Festival della Montagana TRA LE ROCCE E IL CIELO, che si svolge in Vallarsa dal 30 agosto al 2 settembre propone la GIORNATA DELLA VITA DELLA MONTAGNA. Venerdì 31 agosto il tema predominante è la trasformazione del paesaggio nel suo rapporto con l’uomo. Verrà presentata la guida per ragazzi di Accademia della Montagna del Trentino sui percorsi storici della Vallarsa e i protagonisti della prima salita italiana all’Eiger racconteranno, a distanza di 50 anni, la loro impresa. E dopo l’incontro performance di Davide Sapienza toccherà a LA GIOIA DELL’ANDAR LENTI, incontro con Margherita Hack (che per questioni di salute sarà presente in videoconferenza) e altri pazienti viaggiatori.

La mattinata si aprirà con il convegno, ore 9 – 13 e poi 14 -17, al Teatro Comunale di S. Anna, UOMO E MONTAGNA: PAESAGGI IN TRASFORMAZIONE.
Esperti di economia alpina e di vita in montagna, ricercatori e studiosi del paesaggio, al mattino dalle 9, indagheranno quali sono le vie per salvaguardare la montagna.
Al pomeriggio verrà affrontato il problema dello spopolamento della montagna e dei modi per invertire questo processo. Con l’aiuto di testimonianze di chi ha scelto di vivere in montagna, dell’esperienza di docenti e amministratori di piccole realtà alpine e del resoconto di progetti in corso, si cercherà di capire quali sono le opportunità, soprattutto in questo periodo di crisi, e i rischi del ritorno consapevole alla montagna.
Ecco il  programma del convegno http://www.tralerocceeilcielo.it/?page_id=1730.

Alle 14, all’Hotel Genzianella di Bruni comincerà la PASSEGGIATA DI COLLEGAMENTO TRA LE MOSTRE, con presentazione e inaugurazione delle mostre di storia, costume, scultura, pittura, fotografia. Ecco le mostre che si potranno visitare.

Dalle 14 e per tutto il pomeriggio S. Anna: DEGUSTAZIONE FORMAGGI TIPICI DELLA VALLARSA, E PREPARAZIONE DEL FORMAGGIO SECONDO LE ANTICHE MANIERE. In collegamento con la mostra “Quando se nea col late, Storia e memoria del caseificio di S. Anna”, a cura dell’associazione La Primula.

Alle  15  a  Bruni ci sarà Pietro Germano, SUONATORE DI CORNO DELLE ALPI e per i bambini: GLI ASINI DI BASTO BIO, fattoria didattica Le Driadi di Maso Spiazi.

Alle 16 all’Hotel Genzianella, Bruni verrà illustrato il progetto di Accademia della Montagna del Trentino LA MONTAGNA DEI RAGAZZI, realizzato in collaborazione con Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto. Sarà presentata “Lungo i sentieri della Grande Guerra in Vallarsa”, primo volume della collana di guide storico-escursionistiche per famiglie e ragazzi. Seguirà una visita guidata al CAMPOTRINCERATO DI MATASSONE.

Al Teatro Comunale di S. Anna, alle 17, verrà proiettacoto PICCOLA TERRA. Al film seguirà l’incontro con gli autori Michele Trentini e Marco Romano. Presenta Annibale Salsa.

Alle 17 all’Hotel Genzianella di Bruni: L’EIGER 50 ANNI DOPO. I protagonisti della prima salita italiana all’Eiger raccontano l’impresa. Con Armando Aste, Gildo AiroldiAndrea Mellano, Romano Perego,Franco Solina, Spiro Dalla Porta Xydias. Coordina Alessandro Gogna con Filippo Zolezzi.

Alle 19.45 nello stesso luogo ci sarà LA MUSICA DELLA NEVE.EXPERIENCE. Incontro performance con Giuseppe Olivini &Davide Sapienza. Da: La musica della neve. Piccole variazioni sulla materia bianca di Davide Sapienza. Come trasporre la Neve in Musica? Giuseppe Olivini e Davide Sapienza tentano l’esperienza attraverso l’uso di antichi strumenti etnici che accompagnano la lettura del testo. E trovano la via per mostrare i colori della neve e svelarne i misteriosi discorsi.

Gran finale di giornata alle ore 21, al  Tendone di Riva di Vallarsa, con LA GIOIA DELL’ANDAR LENTI. Incontro con Margherita HackAlessandro De Bertolini, Valentina Musmeci, Davide Sapienza, Gigi Zoppello. Coordina Carlo Martinelli. Il paziente camminare di chi ha per meta il viaggio e non l’arrivare. Margherita Hack per motivi di salute interverrà in video conferenza alla serata.

sabato 1 settembre 2012

LA GIORNATA DELL’ARTE DELLA MONTAGNA APRE TRA LE ROCCE E IL CIELO


Carmine Abate e Pino Loperfido a TRA LE ROCCE E IL CIELO

Si apre con la GIORNATA DELL’ARTE DELLA MONTAGNA l’edizione 2012 del Festival della Montagana TRA LE ROCCE E IL CIELO, che si svolge in Vallarsa dal 30 agosto al 2 settembre. Una giornata che offre incontri ravvicinati con gli scrittori - da Carmine Abate a Spiro dalla Porta Xydias, passando per Antonia (tona) Sironi e Alberto Folgheraiter – e uno show, in prima visione assoluta, dal titolo “La diga è una cosa meravigliosa”.

La manifestazione, organizzata dall’associazione culturale Tra le Rocce e il Cielo in partnership con l’Accademia della Montagna del Trentino, comincerà il 30 agosto. Alle 16 al Tendone di Riva di Vallarsa ci sarà l’INAUGURAZIONE con Lorenzo Dellai, Tiziano Mellarini, Franco Panizza, Claudio Bassetti, Geremia Gios, Ornella Martini, Stefano Bisoffi, Marta Baldessarini, Bruno Spagnolli, Luciano Pezzato, Iva Berasi e Egidio Bonapace.

Alle 14, all’Hotel Genzianella di Bruni comincerà la PASSEGGIATA DI COLLEGAMENTO TRA LE MOSTRE, con presentazione e inaugurazione delle mostre di storia, costume, scultura, pittura, fotografia. Ecco le mostre che si potranno visitare.
Contrariamente da quanto annunciato la mostra LA GRANDE GUERRA DEL CORRIERE DEI PICCOLI. 1914-1919 si potrà visitare al museo della civiltà contadina, Fotografie di Lucia marana all’Hotel Genzianella.

Dalle 17 alle 20.15 Museo della Civiltà Contadina di Riva: GLI SCRITTORI SI PRESENTANO. Antonia (Tona) Sironi,  Alberto Folgheraiter con Filippo Zolezzi e Spiro Dalla Porta Xydias con Roberto Mantovani presenteranno i loro lavori letterari. Non potrà invece essere presente Italo Zandonella Callagher.

Sempre alle 17 all’Hotel Genzianella sarà proiettato il film TRE GIORNI A PREMANA a cui seguirà l’incontro con l’autore Renato Morelli.
Alle 18.30 all’Hotel Genzianella di Bruni si terrà GJUHA E ZEMËRES, LA LINGUA DEL CUORE. Lo scrittore finalista Premio Campiello 2012 Carmine Abate dialoga con Pino Loperfido.

Infine la sera alle 20.45 al Teatro comunale di S.Anna ( e non al Tendone di Riva come annunciato) andrà in scena LA DIGA E’ UNA COSA MERAVIGLIOSA, spettacolo teatrale ideato e scritto da Gigi Zoppello. Regia, video, luci e scenografie di Mariano De Tassis, musiche originali di Carlo Casillo. La storia della costruzione della diga di Speccheri nella memoria collettiva e nel dialogo fra generazioni: l’epopea dell’Italia del boom e la scoperta del “petrolio del Trentino”, l’energia idroelettrica. In collegamento con la mostra documentaria “All’ombra della diga”, a cura della Fondazione Museo Storico Del Trentino, sulla realizzazione dell'impianto idroelettrico sul torrente Leno di Speccheri-Maso Corona. 

venerdì 3 agosto 2012

IL LUPO DI BOSCO STROVO



All’entrata del Bosco Strovo, così chiamato perché i suoi alberi crescevano talmente fitti da impedire che un raggio di luce vi penetrasse, era posto un cartello che metteva in guardia chi avesse avuto l’idea di entrarvi. Chi lo facesse, recitava l’avviso, l’avrebbe fatto a proprio rischio e pericolo. Era opinione comune infatti, tra i jobreri, che il Bosco Strovo fosse il rifugio di belve feroci e in particolare dei lupi; e anche se di recente non si avevano notizie di particolari incidenti era comunque fuor di dubbio che il bosco, in passato, era stato teatro di numerosi episodi inquietanti. Ora la gente della valle semplicemente evitava quel luogo sinistro, e il Bosco Strovo s’infittiva sempre più. Anche il sentiero che ne consentiva l’accesso s’era talmente inselvatichito da risultare pressoché invisibile. E il cartello ormai sembrava messo lì per beffa.

Tuttavia un giorno di mezza stagione, di quelli che non intimoriscono con il caldo e non immalinconiscono con il freddo, un vagabondo si trovò a passare da quelle parti. Notando l’avviso, che pareva contenere una velata minaccia o perlomeno una sorta di divieto, fu spinto dalla curiosità a cercare nell’intrico dei rovi il passaggio e a infilarsi senza indugio nel Bosco Strovo; dopotutto che cosa aveva da perdere uno come lui? Un vagabondo che errava per il mondo godendo delle meraviglie della natura, e che era perennemente alla ricerca di situazioni insolite da trasformare in storie che avrebbe raccontato nei filò durante l’inverno? Lo avrebbero pagato con una fetta di polenta e un pezzo di formaggio, e a lui non occorreva altro per deliziarsi della vita che si era trovato a portare avanti fino a quel tempo.

Entrò dunque nella selva senza tentennamenti. E, dopo essersi fatto strada tra rovi per niente ospitali, si trovò in un magnifico bosco di piante ad alto fusto che con la loro chioma centenaria creavano un’ombra simile alla notte. Camminò per un’ora nella direzione del sole che tramontava, finché raggiunse una radura che sembrava l’ideale per accamparvisi e trascorrervi la notte.

Il fuoco acceso riversava un bel tepore nell’oscurità che stava intorno, e non disturbava la contemplazione delle miriadi di stelle che si affacciavano sopra lo spiazzo boschivo. In quel pezzo di cielo, cinto dalla chioma degli alberi, s’intravedeva una minuscola porzione dell’universo in cui siamo immersi. Il vagabondo era sempre confortato da quella contemplazione, e gli sarebbe bastato anche un solo centimetro quadrato di quel cielo per moltiplicarlo all’infinito e sentirsi lieto.

La notte passò così, come una mano vellutata che sfiora le cose sepolte dal buio, e le accarezza come farebbe una madre con il proprio bambino, e poi si dilegua senza lasciare traccia.

L’alba lo colse quasi di sorpresa. Il sole, ancora basso sull’orizzonte, infilava piano piano i suoi sottili raggi tra le foglie immobili degli alberi che circondavano la radura. Forse, uno di quei raggi andò a posarsi su di un nido, e i due fringuelli che vi si trovavano non resistettero più, e dettero inizio a un doppio cinguettio di letizia per il nuovo giorno che si presentava sotto i migliori auspici.

Il vagabondo si scosse. Si mise seduto, spazzò via con la mano le poche gocce di rugiada che ancora si attardavano sui suoi vestiti, poi stette per un lungo istante con gli occhi chiusi, ad ascoltare i vivaci rumori del bosco risvegliato.

I canti si accendevano qua e là, in alto e in basso, tutt’intorno alla radura: a quello dei fringuelli rispondeva il gorgheggio melodioso dei cardellini, al ciangottio dello scricciolo ribattevano il trillo del codirosso e i pigolii delle cince, mentre da lontano giungeva il grido del falco.

Tutto ciò ebbe l’effetto di produrre un certo languorino nello stomaco del vagabondo, il quale si affrettò a cavar di tasca del pane e un pezzo di formaggio, rimasugli della cena consumata la sera precedente. Terminato il breve pasto, il sole aveva ormai preso possesso di quasi tutta la radura. Era ora di alzarsi e di riprendere l’esplorazione.

Tuttavia qualcosa tratteneva l’uomo in quel luogo incantato. Osservava l’erba raddrizzarsi alla luce del sole, e quei piccoli fiori bianchi simili a candide margheritine tentare, con poco successo, di farsi notare più dei vistosi fiori gialli che sembravano i veri padroni del prato. Poi, gettando indietro il capo e alzando lo sguardo, lasciava che i raggi di sole giocassero tra mille riverberi con le foglie degli alberi e con le sue palpebre.

Una morbida brezza cominciò ad accarezzare il suo viso. Un odore singolare, un profumo insolito, penetrò nelle sue narici. Che poteva essere? Un fiore inconsueto che sprigionava la sua fragranza? O si trattava forse di tutto l’insieme degli effluvi boschivi e mattutini?

A dire il vero qualcosa gli ricordò l’odore dell’ambra. Anzi, adesso che ci pensava gli sembrava proprio quel caratteristico e inconfondibile aroma. Ma che c’entrava lì, in quel momento situato al margine dello scorrere del tempo?

Girò su se stesso, guardando, osservando, cercando di comprendere se vi fosse qualcosa da comprendere. No. Quella natura, pur con il suo tripudio di suoni, sembrava tacere. O, perlomeno, pareva che non avesse risposte da dare. Solo il cielo, a un certo punto, iniziò a comunicare con un linguaggio di nuvole bianche. Già, quel lembo di cielo che copriva la radura venne attraversato da una sequenza di nubi, messe in bella fila e dalle forme più bizzarre, le quali contenevano senz’altro un qualche tipo di messaggio, se fosse stato di conoscerne la chiave di lettura.

L’uomo si sdraiò di nuovo sull’erba asciutta. Con le mani sotto la testa, permise che il suo sguardo seguisse la carovana di nembi che si muoveva verso oriente. E su quella rotta misteriosa, in una lunga scia di silenzio, le bianche forme diventavano curiose, si facevano via via più stravaganti, si trasformavano in bislacchi profili, e infine tornavano a sagome più comprensibili o si dissolvevano nel nulla.

Immerso in tale contemplazione, il vagabondo si accorse, o per meglio dire credette, di poter modificare la struttura di quei vapori lattei, e per un momento si trastullò con l’idea di essere diventato un fabbricatore di nuvole.

D’un tratto la brezza parve aver cambiato direzione, e l’odore d’ambra si fece più forte. L’uomo ne fu distratto, i suoi occhi si chiusero per poter annusare meglio. Tuttavia gli riuscì di percepire solo un lieve respiro, come un tiepido ansimare, a cui non fece molto caso, nonostante quel sospirare gli si facesse sempre più vicino.
All’odore dell’ambra si sostituì la forte sensazione della presenza di qualcuno, o qualcosa. Allora, in modo del tutto istintivo, si trovò con gli occhi spalancati, e vide, incorniciato dalla sorpresa, il muso rovescio di un lupo.

Togliersi dall’incomoda posizione, alzarsi in piedi e compiere un balzo all’indietro di un paio di metri fu un tutt’uno. Dopodiché rimase immobile, senza essere in grado di emettere un suono, né tantomeno di formulare un pensiero, a fissare l’arcaico animale protagonista di infiniti racconti.

Da parte sua il lupo, che appariva del tutto mansueto, si accucciò sulle zampe posteriori. Dopo aver sbadigliato un paio di volte si rivolse al vagabondo e, con voce calma, gli disse: - Buongiorno!

Il pover’uomo, che non riusciva a riaversi dallo stupore e non si capacitava di trovare una spiegazione a ciò che gli stava avvenendo, cercò di rispondere con disinvoltura, ma gli uscì dalla gola soltanto un maldestro grugnito.

- Potete rimettervi seduto. – continuò il lupo – Non sono pericoloso. Non mi nutro di carne umana, la trovo talmente immonda… 

A questo punto il vagabondo non seppe se sentirsi offeso e, con la voce dell’indignato, domandò: - Che cosa intendete per… immonda?

- Intendo dire: corrotta, impura. L’uomo è l’unico essere vivente che mangia tutto, erbe, piante, animali, perfino il suo simile, perfino se stesso! Capirete che le sue carni non sono mai di un sapore uguale, la sua dieta varia troppo e spazia ovunque.

A quelle parole il vagabondo si avvicinò di qualche passo...


Anticipazione dal nuovo libro di Mario Martinelli.
Lavoro in corso.

martedì 26 giugno 2012

“TRA LE ROCCE E IL CIELO 2012” IL FESTIVAL TORNA IN VALLARSA DAL 30 AGOSTO AL 2 SETTEMBRE


Il Monte Cornetto dal Sentiero delle Greste
TRA LE ROCCE E IL CIELO 2012, il Festival della montagna vissuta con consapevolezza torna in Vallarsa dal 30 agosto al 2 settembre.
Mostre, film, incontri, uscite sul territorio, convegni, laboratori, concerti, spettacoli, presentazioni di libri arricchiranno le quattro giornate della manifestazione - organizzata dall’associazione culturale Tra le rocce e il cielo in partnership con Accademia della montagna del Trentino - che si svolge nel suggestivo e incontaminato ambiente della Vallarsa, all’ombra delle Piccole Dolomiti.
Il Festival si aprirà giovedì 30 agosto con la giornata dell’arte della montagna. Nel pomeriggio gli autori presenteranno i loro libri, tra loro anche Carmine Abate, finalista del Premio Campiello. La sera la storia della costruzione della diga di Speccheri, “la scoperta del "petrolio del Trentino", l'energia idroelettrica” sarà messa in scena in uno spettacolo teatrale, in prima visione assoluta, scritto da Gigi Zoppello e diretto da Mariano De Tassis.
 Venerdì 31 agosto la giornata dedicata alla vita in montagna sarà centrata sul convegno “Uomo e montagna: paesaggi in trasformazione”. Scienziati, esperti, studiosi, economisti parleranno della manutenzione del paesaggio e del ritorno consapevole alla montagna. Armando Aste e gli altri protagonisti della prima conquista italiana dell’Eiger rievocheranno l’impresa. Il museo storico di Rovereto presenterà una guida per ragazzi sui sentieri storici della Vallarsa e porterà le famiglie al Forte di Matassone. E la sera dopo l’incontro–spettacolo con Davide Sapienza “La musica della neve”, ci sarà  “La gioia dell’andar lenti”: l’astrofisica Margherita Hack confronterà la sua esperienza con altri viaggiatori lenti.
Sabato 1 settembre il convegno “Piccole scuole, piccole lingue” aprirà la giornata dedicata alle minoranze linguistiche. Ci sarà un incontro sui grandi carnivori: “Le attività umane e i grandi carnivori sulle Alpi: una convivenza possibile?”. La sera le antiche suggestioni klezmer degli “Ziganoff” di Renato Morelli saranno protagoniste di un concerto acustico.
Domenica 2 settembre è la giornata della storia. Al mattino, a Campogrosso, si potrà vedere una rievocazione storica con soldati in divisa della Grande Guerra.  Durante la festa degli alpini, saranno presentati libri, mostre e sentieri.  Nel pomeriggio, all’interno del Progetto “Pasubio 100 anni” sarà presentata la prima linea austro-ungarica che corre vicino all’abitato di Foppiano. Il Festival si chiuderà con il concerto dell’Orchestra popolare delle Dolomiti, che presenterà un repertorio sconosciuto, tratto da antichi manoscritti del ‘700.
Il programma di tra le Rocce e il cielo – visitabile sul sito www.tralerocceeilcielo.it -  comprende anche escursioni  di nordic walking e orienteering. Si potrà fare trekking con gli asini, un’escursione sul Sentiero della Pace, una visita alla diga di Speccheri, o una rilassante passeggiata tra le numerose mostre allestite nella valle. Ce ne saranno di pittoriche e fotografiche, una sulla  guerra raccontata ai ragazzi nelle pagine del Corriere dei piccoli, un’altra su come si faceva il formaggio una volta. Una sulla storia dei bacini idroelettrici in trentino curata dalla Fondazione Museo storico di Trento e un’altra sulle mutazioni del paesaggio nel tempo realizzata con la collaborazione del Museo delle scienze di Trento. Non mancherà una rassegna cinematografica con film di Renato Morelli, Michele Trentini, Giorgio Diritti e Fredo Valla e Vittorio Curzel. Verranno premati i vincitori del concorso video “Racconta la tua montagna – Dentro il paesaggio”, bandito per la prima volta quest’anno. Si potranno seguire anche un laboratorio di danze popolari e un corso di fotografia.
Stefania Costa
costa_stefania@yahoo.it

giovedì 5 agosto 2010

Macchie di neve

Un nuovo, delicato, sensibile racconto del guardiaboschi Giorgio Broz. Un nuovo fresco sguardo sull'infinito impercettibile mutare della natura, stagione per stagione.
foto Giorgio Broz. Tutti i diritti riservati.

Macchie di neve, di Giorgio Broz


La stagione era oramai già “avanti”, ma il freddo del mattino teneva abbastanza compatta la neve. Potevo comminarci sopra senza eccessiva difficoltà cercando di sovrapporre il mio passo a vecchie impronte già sformate, dove la neve si manteneva più dura. Dopo essere salito dal Pian delle Fugazze lungo una traccia che segue il tragitto che porta al Cornetto, ora attraversavo a mezza costa sull’altro versante della montagna. Tra una galleria e l’altra lungo il sentiero, il mio sguardo spaziava sui pascoli di Bovetal ed in lontananza anche verso Prà di Mezzo.
Di fronte a me le Piccole Dolomiti, maestose, sempre belle e ancora cariche di neve colorata del bianco sporco di fine inverno. Su di essa anche le tracce scure delle rumorose valanghe di fondo che raschiano la poca terra sui fianchi dei canaloni. La neve era già scomparsa nei tratti più ripidi e lasciava chiazze scure che contribuivano a creare il mosaico di bianco e nero che ridipingeva la montagna in questo cambio di stagione.
Questo tratto della mia valle è sempre speciale, da guardare, da salire, da ricordare. E’ uno sfondo naturale di grande bellezza, un paesaggio alpino che può sostenere qualsiasi confronto.
Più in basso i ripidi crinali carichi di boschi ancora neri e brulli aspettavano la fine dell’inverno per ricominciare un’altra stagione di verde. Anche attorno a me, alle pendici del Cornetto, i boschi erano un po’ piegati e anche loro aspettavano la buona stagione per rimettersi in piedi. Nelle vallecole verticali verso le Ganne e il Baffelan era raccolta ancora la neve delle valanghe, ultimo residuo dell’ inverno .
Sulle piante di faggio le gemme apparivano gonfie, più grosse dei rametti che le portavano ed appena il sole mi colpiva riscoprivo il tepore della nuova stagione. Un po’ più in basso, anche i tratti di prato liberi dalla neve erano ancora addormentati. Aspettavano la primavera e rinverdivano con lentezza.
L’ultima neve, oramai sporca e bagnata avrebbe avuto poca vita. Dall’alto del sentiero si vedeva che oramai era ridotta a chiazze. Un altro mosaico con le macchie di neve bianche destinate ad assottigliarsi, a restringersi di giorno in giorno. I cristalli di neve con le loro geometrie perfette ed eleganti, erano un ricordo lontano 5 mesi. Nel loro continuo mutamento, erano arrivati allo stadio finale. Alla lente del binocolo rovesciato, ora apparivano come palline rotonde riunite a grappoli che aspettavano solo di diventare completamente acqua assorbita poi dal terreno. Così bagnato, il verde ancora grigio e sporco dei prati ingrandiva sempre più.
Per ringraziare la primavera, la terra si ricopriva di un’altra bianca distesa e tratti di pascolo erano rivestiti da un mare ondulato di crocchi che seguivano il profilo del terreno.
I fiori bianchi osservati sullo sfondo scuro di qualche depressione, sembravano risplendere di luce propria e nella loro semplicità creavano angoli di suggestiva bellezza. Per la fretta di farsi vedere, alcuni fiori spuntavano direttamente dalla neve.
Dal fondo della valle, a vista d’occhio, saliva il verde delle nuove foglie. Verde di diversa intensità, di diversa tonalità per differenti specie di piante. Però sempre verde vita, verde speranza di una nuova stagione. Nella sua salita verso la montagna il verde rincorreva la neve e la neve si ritirava gradualmente, lasciandosi assorbire dal terreno sempre meno freddo. Certe mattine, appariva ancora un velo di ghiaccio sulle pozzanghere e la neve faceva la crosta. Erano gli ultimi colpi di coda del signore del freddo non ci stava a cedere il passo. Anche sotto questo velo di freddo, nelle zone non più ghiacciate delle pozze d’alpeggio le rane avevano già deposto migliaia di uova. Di li a qualche giorno sarebbe stato un brulicare di girini che avrebbe fatto muovere e rivivere la pozza che altrimenti sembrava piatta e senza vita.
La buona stagione stava arrivando e indietro non si poteva tornare. Davanti a me una striscia di neve invitava a lasciarmi scivolare verso i pascoli della malga, sulla via del rientro. Ma ero ancora lassù, con lo zaino a terra mi guardavo attorno e dall’alto del sentiero non mi decidevo a scendere. La schiena accaldata fumava al sole e si respirava già primavera.

Un vento fatto di aria nuova, si muoveva salendo da sotto il sentiero fischiando leggermente tra i mughi. Un fischio diverso, più dolce e delicato di qualche tempo prima, asciugava il sudore e mi accarezzava il viso con dolcezza.
Le mezze stagioni hanno pochi ammiratori e del gran numero di escursionisti dell’estate, ora nessuno passava ad osservare questi luoghi in cambiamento.
Non più solo il silenzio dell’inverno sulle macchie di neve dei pascoli, ma ora un continuo cinguettio di innumerevoli uccelli. Persino troppo il rumore perché potessi ascoltare il “soffio” di un gallo forcello che quel mattino aveva deciso di far sentire il suo solitario richiamo d’amore.
Mentre cercavo di dividere i suoni, ha iniziato a cantare un cuculo. Subito dopo un altro, non lontano da me. Lo vedevo sulla punta di una pianta e si gonfiava prima di cantare e sembrava voler schiacciare il piccolo larice. Il canto di un terzo cuculo ha dato inizio ad un vero concerto. Da tre diverse posizioni ai bordi del pascolo, i canti si rincorrevano, si aspettavano e si sovrapponevano con ritmi e tonalità diverse. Una composizione musicale unica per questo improvvisato trio. Qualche istante da mettere tra le cose originali, belle da ricordare, probabilmente irripetibili.
Ripensavo con un po’ di nostalgia agli stessi luoghi immersi nella quiete dell’inverno. Ripensavo alle mie camminate, quasi sempre solitarie accompagnate dal silenzio che solo quassù si riesce ad ascoltare. Mi accorgo che è un po’ più di “un po’ di nostalgia”, anche se adesso dovrò abituarmi alla nuova stagione. Lo devo fare anche perché non ho altra scelta, perché sicuramente arriverà, perché è sempre stato così.
Ancora una volta cercherò per il prossimo periodo qualche cosa di speciale, qualche cosa che mi sappia stupire. Cercherò qualche pezzetto di primavera da guardare anche con gli occhi del cuore. Cercherò di trasformare questi momenti in immagini da ricordare da vedere e da rivedere. Un doveroso omaggio all’antico, ma sempre nuovo e meraviglioso miracolo della natura.
Un momento di pausa e di riflessione in questo nostro tempo fatto di un continuo rincorrersi di stagioni e per noi un continuo abituarsi e riabituarsi alle stagioni. Nella nostra vita loro occupano un arco temporale ben definito e volere o no sono sempre uguali.
E’ invece il nostro tempo che sembra andare più veloce e finisce per scapparci tra le dita consumandosi come le macchie di neve al sole.
Forse è proprio perché non è più legato alle stagioni o forse perché sappiamo che dopo ogni stagione … ce ne resta un po’ di meno.