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venerdì 18 novembre 2016

Turismo accessibile: verso un Trentino per tutti



Il territorio trentino è da sempre vocato all'ospitalità, al volontariato e all'integrazione sociale.
Numerose sono le attività promosse dalle organizzazioni che operano nel territorio al fianco di persone disabili e promuovono iniziative culturali, sportive, di assistenza e di svago.
Molte strutture ricettive, esercizi commerciali, pubblici uffici, percorsi in città e in montagna, offrono una particolare attenzione alle barriere architettoniche e all'accessibilità.
Molte – nel nostro territorio, soprattutto se lo confrontiamo con altri italiani -, ma non ancora abbastanza. Perché se l’'obiettivo è favorire il diritto di cittadinanza e l’inclusione c’è ancora tanto da fare.

Se la funzione sociale è evidente non spesso però viene considerato che il turismo accessibile si propone come nuova frontiera del turismo, anche per destinazioni montane come il Trentino.
Perché tutti abbiamo voglia di viaggiare, scoprire ambienti e conoscere persone, provare sapori e vivere emozioni. E quello del turismo accessibile - l'insieme di servizi e strutture in grado di permettere a persone con caratteristiche ed esigenze differenti la fruizione della vacanza e del tempo libero senza ostacoli e difficoltà – è un mercato ampio:  130 milioni di persone solo nell’Unione Europea, con un potere di spesa di oltre 68 miliardi di euro l’anno.

Per tracciare un quadro dello stato di fatto e immaginare gli sviluppi futuri Accademia della Montagna del Trentino, in collaborazione con il Comune di Rovereto e grazie al sostegno della Provincia Autonoma di Trento e di Fondazione Caritro organizzano il convegno Turismo accessibile: verso un Trentino per tutti che si svolgerà il 3 dicembre 2016 dalle 9 a Rovereto nella sala Caritro di Piazza Rosmini.

Si parlerà del progetto Montagna accessibile e dei marchi Open, marchi di qualità in materia di accessibilità prodotti dalla Provincia Autonoma di Trento con l'obiettivo di garantire un elevato standard e di quello che è stato fatto per mappare, strutture percorsi e eventi accessibili (app Trentino accessibile e il sito Trentino per tutti). Ci saranno testimonianze di professionisti della montagna per la disabilità e di realtà che lavorano per l’organizzazione di vacanze a misura di disabili, si racconterà l’esperienza di Rovereto e si rifletterà su come il turismo accessibile può essere promotore di business.









Turismo accessibile:
verso un trentinoper tutti
Rovereto | sala Caritro, Piazza Rosmini
Sabato 3 Dicembre 2016

ore 9 – 13

SALUTI
- Michele Dallapiccola - assessore provinciale
- Francesco Valduga - sindaco di Rovereto
- Egidio Bonapace - presidente Accademia Montagna del Trentino

Progetto Montagna Accessibile.
I marchi di qualità Open per le strutture del turismo
- Iva Berasi Direttore Accademia della Montagna del Trentino

Il Turismo accessibile motivo di Business
- Matteo Bonazza HotelKlinik.it

Il censimento delle strutture secondo criteri di accessibilità
L’App Trentino accessibile e il sito Trentino per tutti
- Graziella Anesi

Rovereto: Accoglienza accessibile in città
Orti, percorsi e giochi
- Mauro Previdi assessore comunale
- Giuseppe Graziola assessore comunale

PAUSA CAFFE’

Buone pratiche in Trentino
Le professioni della montagna per la disabilità
- dott. Antonio Prestini guida alpina
- Simone Elmi “Cima Tosa Open” guida alpina
- Marco Villotti maestro di sci
- Nicola Cozzio accompagnatore di media montagna

SportABILI Predazzo : vacanza attiva e disabilità
Fabio Mannucci

Vigolana Trento: verso un percorso gara xHandbike
- Andrea Facchinelli Associazione BAS - Bosco Arte Stenico
- Maurizio Corradi

Informazioni:
segreteria@accademiamontagna.tn.it


venerdì 19 agosto 2016

Jerzy Kukuczka: Filmati e Memorie.


La prima giornata del Festival si è conclusa con l'intervento di Celyna Kukuczka, moglie del celebre alpinista polacco Jerzy Kukuczka, assieme a Filippo Zolezzi, Mario Corradini e Elio Orlandi.

Jerzy Kukuczka è stato il secondo alpinista al mondo (nonchè il primo polacco) a scalare tutti e quattordici le vette sopra gli 8.000 metri. Noto non solo per la sua impresa, ma anche per il suo modo di vivere l'alpinismo, impresa che non doveva essere compiuta sotto le luci della ribalta, ma vissuta attraverso un atteggiamento di profonda umiltà e crescita interiore.


La serata si è articolata in due fasi: dopo una breve introduzione sulla personalità e sulla vita di Jerzy sono stati proiettati due brevi documentari. Il primo video inerente la vita dell'alpinista, durante la quale egli ha scritto numerose pagine storiche dell'alpinismo: ad esempio, egli ha aperto dieci nuove vie per vette oltre gli 8.000 metri fra cui quella, mai ripetuta, sul K2, ed effettuato quattro ascensioni in inverno. Il secondo filmato, invece, ha parlato delle sue scalate, fino a quella tragica, conclusasi il 24 ottobre del 1989 con la sua morte.


La serata si è conclusa con un invito a riscoprire l'alpinismo di ricerca di cui Kukuczka si è reso protagonista e portavoce, in modo che i valori dell'alpinismo non vadano perduti.


giovedì 17 dicembre 2015

LETTURE D'ALTA QUOTA: le recensioni di Filippo Zolezzi per Tra le Rocce e il Cielo

Una novità che porta una ventata d’aria fresca, aria cristallina, aria pungente, aria sana… aria di montagna

Inizia la collaborazione di Filippo Zolezzi con Tra le Rocce e il Cielo: le sue recensioni diventeranno un appuntamento fisso con la rubrica LETTURE D'ALTA QUOTA. Saranno pubblicate sul nostro sito, sul nostro blog e newsletter periodica.

Nato a Genova città di mare ma appassionato di montagna, Filippo Zolezzi è lettore di libri d’alta quota quasi per professione. Si è dedicato alle montagne di carta e ha recensito oltre 2000 libri, tra racconti, saggi e guide.

Filippo Zolezzi da quasi 10 anni commenta e interpreta per noi lettori opere di montagna, prima per un sito del CAI, poi su Alpinia.net dal 2002.

Recensire libri di montagna è ciò che gli ha permesso di conciliare e amplificare le sue due grandi passioni, la montagna e i libri.

Seguirlo ci porterà a conoscere testi che parlano di monti, di luoghi, di popoli di montagna, di cultura alpina… sempre nuovi, interessanti e appassionanti.





“Un libro di montagna permette di visitare luoghi che forse non si potranno mai vedere di persona, di viaggiare con la fantasia, di osservare posti meravigliosi senza alzarsi dalla poltrona del proprio salotto, oppure di pianificare un'escursione piacevole o un'ascensione impegnativa.”

Filippo Zolezzi












Sarà un’appuntamento da non perdere. Un’occasione preziosa per restare sempre al passo con le novità editoriali che parlano di montagna.






lunedì 17 agosto 2015

Alpinismo e solidarietà #3: intervista a Omar Oprandi.

Nato a S. Pellegrino Terme in provincia di Bergamo, Omar è cresciuto con la passione per la montagna trasmessa dalla famiglia, che lo ha portato a diciott'anni ad entrare nel Soccorso Alpino Militare, diventandone istruttore. E' alpinista con Montura, scialpinista e guida alpina. Il suo lavoro e la sua passione lo hanno portato in giro per l'Italia e il mondo, dalle Alpi Orobie al Monte Bianco, fino all'Himalaya.

Omar Oprandi (Fonte: http://www.omaroprandi.it/).
Sul tuo sito internet c’è scritto “solo se faccio imparo”: in che modo questa massima guida la tua attività?
Io mi considero una persona pratica: ho bisogno di mettere le mani in quello che faccio, applicarmi direttamente. Come i nodi: se leggo un manuale di nodi, o se guardo semplicemente qualcuno che mi spiega come farli, io dimenticherò. Solo se mi metto in prima persona, facendo e disfacendo i nodi, sbagliando e rimediando, imparerò veramente. Questo mi piace della montagna: è un incontro diretto, pratico, senza mediazioni o falsità. In montagna si salutano tutti, ma non si parla a sproposito perché bisogna risparmiare il fiato. In montagna il cielo è meraviglioso, ma si deve anche sapere che può mutare in un secondo, e con lui non si deve scherzare. In montagna si deve bastare a se stessi, ma bisogna anche essere presenti a se stessi, sempre, ed essere sempre nel momento e nel luogo in cui ti trovi, senza distrazioni.

Come hai iniziato ad andare in montagna? Com’è nata la passione per la montagna?
è una passione iniziata in famiglia: è stato mio padre il primo a portarmi regolarmente in montagna. Io sono bergamasco di origine quindi le mie montagne sono all’inizio state le Alpi Orobie, al confine con la Valtellina. Seguendo i passi di mio padre mi è venuta la passione e la curiosità della vetta, la voglia di scoprire com’è il mondo da lassù, cosa c’è dall’altro lato. Come molti nel mio caso, ho deciso anche di intraprendere il percorso “accademico” dell’alpinismo, fino a diventare guida alpina. Questo per me è stata una delle massime aspirazioni, essere riconosciuto nel tuo ruolo e nel tuo aiuto di insegnante nei confronti di altri alpinisti, essere la persona che spiega i pericoli e le gioie della spedizione. Da allora quella passione non mi ha più lasciato, anzi: da allora mi sono spinto a cercare montagne sempre più alte, in Italia come il Monte Bianco, fino ad arrivare in Himalaya.

Parlami di come hai scoperto l’Himalaya e di cosa ti lega a quei luoghi.
La mia passione di andare sempre più in alto mi ha spinto quasi naturalmente, a un certo punto, verso l’Himalaya, per visitare quelle montagne imponenti e quelle cime così famose, leggendarie. La mia prima spedizione è stata l’Ama Dablam, una montagna di 6812 nella valle del Khumbu, in Nepal. Non volevo iniziare con un ottomila, e l’Ama Dablam è una montagna che, pur essendo più bassa, è tecnicamente molto difficile, quindi ha rappresentato per me una bella sfida. Più ancora della vetta, però, mi sono rimasti dentro il “prima” e il “dopo” della spedizione: la gente, le persone, la loro cultura.

Ama Dablam (6812 metri).
Cosa ti è rimasto particolarmente impresso?
Prima di tutto un forte senso di spiritualità. Lì ogni persona ha una forte fede, un profondo misticismo riguardo al modo che le circonda, anche se questa fede viene declinata in molti modi diversi: il Nepal, come si sa, è fatto da molte etnie, molte religioni e culture. Poi un grande senso di semplicità e di gioia dalle piccole cose belle e importanti della vita. Cose che da noi si danno ormai per scontate, o a cui non si pensa nemmeno, lì sono ragioni di gioia, festa e condivisione. Per me andare lì è stato come andare indietro nel tempo, in un passato in cui la natura e i suoi movimenti erano parte della nostra vita, parte integrante del nostro quotidiano. Questo mi ha spinto poi a tornare lì tre anni dopo, con la “scusa” di una spedizione sul Cho Oyu. In quel caso mi è andata male: mi è venuto un edema in alta quota e ce l’ho fatta con un po’ di fortuna, diciamo.

Cho Oyu (8201 metri).

Come hai reagito al terremoto del Nepal?
Il terremoto mi ha scosso: mi sono tornate subito in mente le memorie delle spedizioni che ho fatto, le persone che ho incontrato, e le sensazioni che ho raccolto quando sono stato lì, anche se distanti nel tempo. In più, mi hanno colpito le morti di amici che conoscevo ed erano lì: penso a Oskar Piazza, alpinista con Montura come me, con cui abbiamo fatto i corsi guida assieme, con cui eravamo “compagni di banco”, che in Nepal ha anche dato una mano alle popolazioni locali con progetti di solidarietà.

Oskar Piazza (1960-2015) (fonte: http://www.montura.it/it/persone/discipline/alpinismo/oskar-piazza.php).
Che consiglio daresti a chi volesse contribuire alla popolazione del Nepal?
Come ho detto prima, sono una persona pratica, che vuole sporcarsi le mani: potessi, andrei lì a dare una mano in prima persona, andando sul campo, purtroppo il mio lavoro non lo permette. Il consiglio che posso dare è di contribuire sicuramente, con delle donazioni o in altro modo, ma scegliendo realtà che siano già sul campo, che conoscano la situazione locale. Troppo spesso in questi casi le emozioni hanno la meglio e si raccolgono soldi che però non vengono usati efficacemente perché chi li usa non conosce il territorio a sufficienza.

Qual è per te il rapporto fra alpinismo e solidarietà?

Io sento forte la presenza di una “solidarietà di montagna”: è quasi magico come, più si sale in alto, più ci si avvicina alla vetta, e più diventiamo uguali, sullo stesso piano. Dai gesti più semplici, come il saluto, che in alta quota si dà a tutti a prescindere dal fatto che ci si conosca o meno, a gesti più impegnativi come il soccorso. In montagna, specialmente in spedizione, si è sempre “in cordata”, anche con chi non è nella nostra spedizione: se qualcuno cade, se ha difficoltà, se è in pericolo si interviene, non si sta in disparte e non si mettono i propri obiettivi prima della vita e di qualcun altro. Essere in cordata vuol dire riconoscere questo, diventare un tutt’uno, basato sulla fiducia reciproca. Poi, certo, ci sono persone che pagano un sacco di soldi, salgono per fama o tornaconto, e può succedere che tirino dritto e non si curino nemmeno dei loro compagni di spedizione, ma per me quello non è alpinismo. Alpinisti per me sono, ad esempio, Simone Moro o Silvio “Gnaro” Mondinelli, che hanno abbandonato le loro spedizioni senza esitare, quando dei loro compagni erano in difficoltà. Quest’idea della solidarietà di montagna è quella che mi ha portato ad entrare nel soccorso alpino, di cui sono membro da quando avevo diciott’anni.

Con Omar Oprandi, Kurt Diemberger, Mario Corradini e Luciano Rocchetti parleremo del terremoto del Nepal, di alpinismo e solidarietà, la sera di sabato 22 agosto, alle ore 21:00, al tendone di Riva di Vallarsa. Coordineranno la serata Roberto Mantovani e Filippo Zolezzi. Arrivederci in Vallarsa.


Pubblicato da Ludovico Rella ludovico_rella@yahoo.it

martedì 11 agosto 2015

Alpinismo e solidarietà #2: intervista a Mario Corradini.

Mario Corradini è, prima che un alpinista, un viaggiatore: uno scopritore di luoghi, persone e culture. Affezionato alle montagne del Trentino, ha però girato tutto il mondo nelle sue spedizioni: dagli Alti Tatra fra Polonia a Slovacchia, agli austriaci Alti Tauri, dalla Sierra Nevada in Spagna, Teide a Tenerife, Fogo a Cabo Verde, Pico nelle Azzorre, al monte Olimpo in Grecia, sul Kilimanjaro in Tanzania e sul Carihuayrazo e sull’Illiniza in Ecuador. Nell’autunno del 1992 partecipò alla Spedizione Internazionale Himalayana al Manaslu (8163 metri). E' inoltre stimato per le sue conferenze, i suoi documentari e i libri su alpinismo e viaggi. È socio accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna). Per molti anni è stato membro della Commissione Centrale per le pubblicazioni del CAI. È componente del comitato di redazione del Bollettino SAT. Particolarmente legato al Nepal, nel 2011 ha costituito l'Associazione CIAO-NAMASTÈ, attiva nel villaggio di Randepu (circa 200 km a nord-ovest da Kathmandu) per aiutare comunità e persone bisognose.

Mario Corradini (fonte: http://www.cliv.it/Mcorr.htm).

Mario, dalla tua vita e dalle tue esperienze si può dire che sei un viaggiatore…

Mai abbastanza: sono stato fortunato e ho avuto la possibilità di viaggiare un po’ nella mia vita, ma non si finisce mai di viaggiare e scoprire. Che siano vicini o lontani, o in Europa o in giro per il mondo. Possiamo viaggiare per visitare le montagne, o anche solo per visitare la gente del luogo. Ecco, quest’ultima ragione è quella che recentemente mi sta spingendo: scoprire le persone, le popolazioni, le minoranze etniche, soprattutto quelle che abitano territori di montagna.


Puoi parlarci delle esperienze più significative, e perché sono state significative?

Le montagne sono sempre belle, sono quelle che mi hanno inizialmente spinto a viaggiare. In particolare, le montagne dell’est Europa come gli Alti Tatra (fra Slovacchia e Polonia), che sono state le prime che ho scoperto quando ho iniziato a uscire di casa. Lì ho conosciuto e sono diventato amico dei grandi alpinisti dell’Est, come Reiter, Wielicki, Kukuczka, Rutkiewicz e tanti altri che hanno fatto la storia dell’alpinismo. Poi da allora mi sono spostato verso ovest e sud, in America Latina e Africa, per poi arrivare all’Himalaya.
Mario Corradini, Sir Edmund Hillary e Krzysztof Wielicki, al filmfestival internazionale di montagna di Poprad (Slovakia), 1994 (fonte: http://www.cliv.it/Mcorr.htm)

Come hai scoperto il Nepal?

Ci andai per la prima volta nel 1992: con Krzysztof Wielicki organizzammo la prima spedizione al Manaslu, ma allora non riuscii ad arrivare in cima per via di un edema polmonare. La mia prima esperienza in Nepal, quindi, è stata in un certo senso una sconfitta: dopo mesi di preparazione personale ed economica, non sono riuscito a raggiungere la vetta. Quando sono rientrato a casa, quindi, ero arrabbiato e amareggiato, non volevo più saperne.
Monte Manaslu (8163 metri).

Cosa è successo, cosa ti ha fatto tornare?

Dopo il primo momento di amarezza, ho iniziato a sentire una forte nostalgia, e non riuscivo a capire il perché. Quando sono tornato l’anno successivo, ho capito perché avevo nostalgia: perché in quel villaggio dove mi ero fermato, ho trovato forti dei valori che sento si stiano perdendo nella nostra società. Valori come la solidarietà, il vivere con poco, e dignitosamente, la vicinanza, il contatto umano, da noi sono quasi spariti, mentre lì sono ancora fondamentali. Da allora torno in Nepal ogni anno.


Cosa in particolare ti lega a quella terra e a quella gente?

Il popolo Nepalese è molto composito, con un sacco di differenti etnie e minoranze che nel corso delle generazioni si sono spostate, mescolate, e di questo me ne rendo conto a ogni spedizione, muovendosi anche solo da una valle all’altra, e questo è il grande fascino di quel popolo. In più, quello che colpisce è questa unione fra una generosità e un calore umano sconvolgenti, e una povertà, una vita così dura, dall’altra. Persone che, pur non avendo niente, dividono con te spazio, tempo e cibo: davanti a tanto fascino e a così tante necessità penso che siano davvero pochi quelli che non sentano il bisogno di dare una mano, di mettersi in gioco. Specialmente se si considera che siamo noi che andiamo lì per “diletto”: non possiamo rimanere in disparte, dobbiamo avere rispetto per queste persone.


Ci puoi parlare del villaggio di Randepu, dove si trova la scuola che hai contribuito a costruire? Come hai scoperto quel villaggio?

E’ stata la mia guida, nonché caro amico, Bhim Bahadur Basnet, a parlarmene per la prima volta. Lui vive a Kathmandu ma è originario del villaggio di Randepu nel Solokhumbu, villaggio dove abitano i suoi genitori e suo fratello. Bhim mi ha sempre parlato di questo villaggio da cui proveniva, ma non sono potuto andare prima per via del mio lavoro. Ho visitato la prima volta Randepu poco dopo essere andato in pensione. La prima cosa che ho notato sono stati i bambini che lavoravano i campi. Nel paese c’era una scuola, ma dopo la guerra civile del 2006 i maestri spesso non ricevevano lo stipendio, così i bambini si trovavano a non avere nulla da fare e andavano a lavorare i campi con la famiglia. Mio suocero era morto di recente quando sono andato lì, e all’epoca avevamo deciso, come si dice, “non fiori ma opere di bene”. Avevamo quindi delle donazioni raccolte in quell’occasione, con l’intenzione di impiegarle per fare del bene e aiutare il prossimo. Vedendo Randepu, ho avuto l’idea della scuola: a Randepu ci sono problemi di povertà in alcune famiglie singole, ma il cibo e l’acqua in generale non mancano. Quello che manca è l’istruzione: chi non è istruito viene più facilmente usato e sfruttato. Sappiamo, ad esempio, che ci sono delle organizzazioni private o di finta solidarietà, straniere, che vengono, fanno un passaporto collettivo e portano giovani e bambini a lavorare all’estero (spesso paesi arabi), trattenendo anche l’80% di quello che guadagnano. Se, invece, diamo alle giovani generazioni l’istruzione, questi bambini potranno non cadere nelle mani di queste organizzazioni e diventare padroni di se stessi. Abbiamo quindi iniziato comprando il terreno e il materiale per costruire la scuola.


Da dove nasce l’idea di CiaoNamastè?

Nasce da quella visita a Randepu, dopo aver deciso di costruire la scuola: ci siamo resi conto che costruirla non bastava se poi non si dava continuità all’aiuto e ai finanziamenti, perché se non si comprano i quaderni, se non si pagano i maestri, alla fine non è servito a niente. Così è stata fondata l’associazione, mettendo assieme due saluti, il nostro “ciao” e il nepalese “namastè”, che non è un semplice saluto: vuol dire “m’inchino al divino che è in te”. Un messaggio molto bello. Oggi quella scuola ha 35 bambini, un’aula/ambulatorio, s’insegna l’inglese ed è riconosciuta dal governo nepalese.

Alcuni bambini della scuola di Randepu (fonte http://ciaonamaste.xoom.it/virgiliowizard/notizie).
Qual è stata la tua reazione al terremoto?

Sicuramente di grande sbigottimento. Il 25 aprile ero al rifugio Sette Selle, dove dovevo incontrarmi con delle scuole di Tenna, qui nel Trentino. Questa scuola aveva raccolto, un assegno collettivo all’associazione CiaoNamastè e avevano organizzato una cerimonia al rifugio per consegnarmelo. Come arrivo al rifugio mi chiama mia moglie e m’informa del terremoto, e col passare dei minuti la notizia diventa sempre più precisa e terribile. Questi ragazzi di Tenna e i loro insegnanti sono stati meravigliosi, perché hanno iniziato subito a organizzare ulteriori iniziative di sostegno al progetto. Non sono partito subito, perché materialmente non potevo farci niente, ma mi sono subito attivato tenendo i contatti con Randepu e raccogliendo donazioni e contributi che poi useremo lì. Mi sento con Randepu ogni settimana.


Quanto ha impattato il terremoto sulla scuola?

A quanto pare relativamente poco: pare che siano danneggiati i muri, ma bisogna andare a vedere sul luogo quanto è grave la situazione, soprattutto riguardo alla stabilità della struttura. A novembre andrò a vedere quanto sono ingenti i danni, se le riparazioni sono sufficienti o se si dovrà ricostruire per intero una parte della scuola. Per il terremoto abbiamo aperto un conto corrente apposito destinato a lavori straordinari, abbiamo raccolto una bella somma e, dopo essere stati lì, vedremo come spendere questi soldi, quali interventi sono prioritari e fattibili, ma abbiamo già delle idee: ad esempio c’è un’altra scuola che è stata completamente distrutta. Quella scuola sarà sicuramente ricostruita, ma abbiamo altri soldi grazie alla generosità di tutti i donatori, così potremo effettuare altre ricostruzioni. A questo proposito ci tengo davvero a ringraziare la fiducia data al nostro progetto attraverso le donazioni, a breve faremo sapere quali interventi sono stati scelti.


Da come parli, sembra che ci sia un dovere contenuto nell’alpinista o nel viaggiatore…

Guardi, io non voglio definirmi in nessun modo particolare. Penso solo che chiunque viaggi e spenda tempo in un posto ad un certo punto senta la tensione a scoprire il prossimo, chi ci sta accanto. In più in situazioni particolari come il Nepal, sono subito evidenti il contatto umano e contemporaneamente la povertà, che fa risaltare ancora di più la grande solidarietà, il calore di questa gente che vive di poco e condivide tutto con chi passa. Da noi è tutto il contrario: il successo è nel fare i furbi, nel fregare gli altri. Qui i valori che ho trovato in Nepal sono quasi completamente spariti, mentre lì sono intatti. La sera del 22 farò vedere questa dimensione, attraverso video e le mie esperienze dirette, per far capire questa realtà lontana ma straordinaria anche a chi ci ascolterà. Ancora di più perché si parla di villaggi al di fuori delle rotte commerciali, di cui nessuno parla e che sono lasciati a loro stessi. E’ importante che si parli di Katmandu, del patrimonio culturale che è andato perduto e che va al più presto ricostruito, ma è importante anche parlare dei villaggi, delle zone più remote, che pagano un prezzo altrettanto alto, ma spesso senza sostegno e aiuti.


Con Mario Corradini, Kurt Diemberger, Omar Oprandi e Luciano Rocchetti parleremo del terremoto del Nepal, di alpinismo e solidarietà, la sera di sabato 22 agosto, alle ore 21:00, al tendone di Riva di Vallarsa. Coordineranno la serata Roberto Mantovani e Filippo Zolezzi. Arrivederci in Vallarsa.

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Per chi fosse interessato a donare all’associazione CiaoNamastè, il codice IBAN del conto dell’associazione è IT62U0831634330000000017562. Per donare al fondo straordinario per il terremoto, invece, l’IBAN è IT51M0831634330000000019900. Per più informazioni si rimanda al sito http://ciaonamaste.xoom.it/ .


 Ludovico Rella ludovico_rella@yahoo.it

giovedì 6 agosto 2015

"I CROCEVIA DELLE COSCIENZE, Storia di un disertore"



“I crocevia delle coscienze, storia di un disertore” è il titolo dell’emozionante e struggente spettacolo prodotto da TRA LE ROCCE E IL CIELO, che si terrà in prima assoluta venerdì 14 agosto al Forte di Pozzacchio – Werk Valmorbia, e in versione completa domenica 23 agosto alla Campana dei Caduti di Rovereto, sul Colle di Miravalle.
Quest’anno, in occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, Tra le Rocce e il Cielo – il festival della montagna vissuta con consapevolezza che si svolge in Vallarsa dal 20 al 23 agosto - dedica due delle sue quattro giornate alla storia.
Grande protagonista sarà la Grande Guerra di cui si parlerà ponendo l’accento su temi difficili e poco considerati dalla storiografia ufficiale, come quelli della diserzione e della sofferenza mentale.



Cosa spinge un uomo a disertare, nella tempesta di eventi, catastrofi e turbamenti innescati dal turbine di una guerra? Qual è il conflitto interiore che deve fronteggiare, davanti al bivio di una scelta così radicale?

Lo spettacolo, ideato e diretto da Paolo Fanini, immerge lo spettatore nella temperie della Grande Guerra, raccontando attraverso diversi piani narrativi la fuga disperata di un giovane soldato dal fronte. Lo seguiremo nella sua personale ritirata, e ascolteremo il suo teso e drammatico dialogo interiore nel rifugio di fortuna in cui trova riparo, dove affida le sue riflessioni sulla guerra ed i suoi più intimi pensieri ad una matita. E contemporaneamente ci ritufferemo nel presente, per seguire un nonno e una nipote che, in un fitto dialogo di domande e risposte, cercano di mettere insieme i frammenti sparsi della memoria, ripercorrendo quanto accaduto durante la Grande Guerra e dopo, per ritrovare il filo smarrito degli eventi vissuti.

Musiche dal vivo, cinema, parola e coralità alpina contribuiranno a immergere il pubblico nell’emozione del racconto: in scena un grande schermo su cui verranno proiettate le immagini, un gruppo musicale di grande qualità formato da Elisa Amistadi, Luca Tocco, Michele Fanini, Michele Bazzanella e Carlo Nardi, e il Coro Pasubio di Vallarsa, diretto da Ivan Cobbe. Lo spettatore verrà portato dall’onda della colonna sonora di grandi autori come Bob Dylan, Leonard Cohen, Sting, Peter Gabriel, Mark Knopfler e Simon&Garfunkel.
Due attori, Enrico Cattani e Maria Giuliana D'Amore, appariranno in video, nell’interpretazione cinematografica della drammatica vicenda del soldato che decide di disertare; altri due attori, Bruno Vanzo e Valeria Simonini, reciteranno invece in scena. I testi sono scritti da Micaela Vettori, il disegno luci è curato da Mariano Detassis, le riprese cinematografiche sono di Luigi Zoner, Sandro Boni e Gabriele Brentari.


Questa produzione, che ha richiesto diversi mesi di progettazione e di lavorazione, si preannuncia come uno spettacolo sicuramente originale nell'impostazione, oltre che di forte impatto emotivo.

La prima assoluta sarà messa in scena venerdì 14 agosto, alle 16, all’interno di Forte Pozzacchio - http://www.fortepozzacchio.it.
Alla versione completa dello spettacolo invece si potrà assistere domenica 23 agosto, alle 20.30 alla Campana dei Caduti di Rovereto.
Entrambi gli spettacoli sono gratuiti, ma a numero chiuso, per questo è richiesta la prenotazione (all’Apt Rovereto e Vallagarina al numero 0464 430363).
Per lo spettacolo al forte (che in caso di pioggia sarà posticipato al 19 agosto) si consiglia abbigliamento adatto alla montagna e spolverino.
L’ingresso al forte ha un costo di 2 euro, ed è gratuito per i residenti delle Valli del Leno. Dopo lo spettacolo, con un piccolo contributo di 5 euro, sarà possibile effettuare visite all’interno di Forte Pozzacchio con le guide dell’associazione “Il Forte” (prenotazione Apt 0464 430363).

La produzione dello spettacolo si è resa possibile grazie al sostegno di Assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento e con la collaborazione di Fondazione Museo Storico di Trento, Museo storico italiano della Guerra di Rovereto, Comune di Trambileno, Acr Il Forte, Associazione Steval, Vigili del Fuoco Volontari di Trambileno.






“I CROCEVIA DELLE COSCIENZE, storia di un disertore” andrà in scena in prima assoluta venerdì 14 agosto alle ore 16 al Forte di Pozzacchio - Werk Valmorbia, e in versione completa domenica 23 agosto alle ore 20.30 alla Campana dei Caduti di Rovereto, sul Colle di Miravalle.

martedì 4 agosto 2015

TRA LE ROCCE E IL CIELO: IL FESTIVAL TORNA IN VALLARSA DAL 20 AL 23 AGOSTO




TRA LE ROCCE E IL CIELO, il Festival della montagna vissuta con consapevolezza torna in Vallarsa dal 20 al 23 agosto.


L’Om Selvadeg e l’antica sapienza culinaria delle Alpi, la Grande Guerra e i conflitti di oggi, le migrazioni generatrici d’identità e la situazione del Nepal sono questi gli argomenti che verranno trattati in questa edizione del festival organizzato dall'associazione culturale Tra le rocce e il cielo in partnership con Accademia della montagna del Trentino, che si svolge nel suggestivo e incontaminato ambiente della Vallarsa (TN), all'ombra delle Piccole Dolomiti.

I temi proposti saranno indagati attraverso mostre, film, incontri, uscite sul territorio, convegni, laboratori, concerti, spettacoli e presentazioni di libri.

Quest’anno, in occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, Tra le Rocce e il Cielo dedica due delle sue quattro giornate alla storia.


Grande protagonista, nell’anno del Centenario, sarà la Grande Guerra di cui si parlerà ponendo l’accento su temi difficili e poco considerati dalla storiografia ufficiale, come quelli della diserzione e della sofferenza mentale. La Prima Guerra Mondiale sarà però solo uno dei temi di queste due giornate, e molta attenzione sarà dedicata ai conflitti attuali e ai problemi dovuti allo stress post-traumatico. Queste tematiche verranno affrontate attraverso conferenze, mostre, escursioni. Non mancheranno gli spettacoli come “Attenti alle austriache”, all’interno di Forte Pozzacchio visitabile con escursioni organizzate, e “Stupido Risiko” di Emergency, attiva da anni nell’aiuto alle vittime della guerra in tutto il mondo. Alla Campana dei Caduti, sul colle di Miravalle, verrà messo in scena lo spettacolo multimediale di Paolo Fanini “Il crocevia delle coscienze”.


La giornata d’apertura si concentrerà sull'arte e la vita in montagna. L’Om Selvadeg, l’uomo che nella mitologia ha donato il formaggio all’uomo, sarà il filo rosso di una conferenza, un laboratorio per bambini, una cena a tema a base di formaggi, un’escursione in malga e di un concerto che vedrà esibirsi Theo Teardo sul magico sfondo delle affascinanti fotografie di Charles Frégér. E ci sarà una serata dedicata al Nepal.


E infine una giornata sarà dedicata alle lingue madri. Il convegno “Migrazioni generatrici d’identità” indagherà come i flussi migratori del passato hanno influenzato il formarsi delle comunità minoritarie tradizionali della regione e dell’intero arco alpino. Il passato si intreccerà al presente e, dal parallelo tra la condizione della minoranza cimbra sfollata in Boemia durante la Grande Guerra e le attuali migrazioni e sfollamenti causati dai conflitti mediorientali, si arriverà a parlare delle attuali migrazioni di popoli e come esse contribuiranno a ridefinire le comunità nazionali nel prossimo futuro. È prevista la visione del pluripremiato film “Io sto con la sposa”, seguito dal dibattito con il regista e ci sarà il concerto del gruppo di musica occitana “Corou de Berra”, che da più di vent’anni lavora e sperimenta sul canto polifonico delle Alpi meridionali.


Il programma completo di tra le Rocce e il cielo, visitabile sul sito www.tralerocceeilcielo.it, comprende numerose escursioni storiche e naturalistiche sulle montagne della Vallarsa, mostre – storiche, pittoriche e fotografiche – e laboratori per grandi e piccini.


Il festival è realizzato in partnership con Accademia della Montagna del Trentino grazie alla Provincia Autonoma di Trento e alla Regione Trentino - Alto Adige/Sud Tiröl, ed è patrocinata da Comune di Vallarsa, Comunità della Vallagarina, CAI e SAT. Ha inoltre l’alto patrocinio delle Commemorazioni del Centenario della Prima Guerra mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale, delle Commemorazioni del Centenario in Trentino, e di Trentino – a Expo Milano 2015.

Viene organizzato con il contributo di APT Rovereto e Vallagarina, Fondazione Caritro, Bim Adige, Cassa Rurale di Lizzana, Fondazione Vallarsa.
Prezioso per la realizzazione della manifestazione è il contributo degli sponsor: Cantine Vivallis, Trinco Automobili, Distilleria Marzadro, Grafiche Futura, Montura, Concast Trentingrana e Calliari Fiori.