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mercoledì 13 agosto 2014

La rassegna cinematografica di "Tra le Rocce e il Cielo 2014"


Un film sulla diaspora del popolo armeno, un docu-film sugli ultimi giorni di vita di Cesare Battisti, un’opera collettiva sul tema “Giovani e Lavoro, Vivere Felici” e un documentario realizzato da Nodreng, ex monaco tibetano formano la rassegna cinematografica di “TRA ROCCE E IL CIELO”, il Festival della montagna che si  svolge in Vallarsa (Tn) dal 21 al 24 agosto 2014.

La rassegna si aprirà giovedì 21 agosto. Alle 16.00 al Teatro di Sant’Anna  verranno presentati i filmati vincitori DOCUMENTEUR FILMFEST Ostana.  

Dopo l’inaugurazione della manifestazione, alle 18, verrà proiettato il film CORPI IN BILICO, opera collettiva sul tema “Giovani e Lavoro: Vivere Felici”. A realizzarlo sono stati sedici allievi, provenienti da diverse regioni d’Italia, che hanno partecipato al workshop Il documentario del vero  della Scuola di Cinema di Ostana (direttore artistico Giorgio Diritti, coordinatore Fredo Valla). Sono partiti da un tema: i giovani e il lavoro. Hanno cercato le storie per affidargli volti, corpi e paesaggi. Divisi in piccole troupe,  hanno girato l’Italia per le riprese di sei storie, sei capitoli di un film documentario che è uno spaccato sul lavoro giovanile, attraverso i racconti di chi in modi diversi ha scelto di non arrendersi, per trovare una strada e dare un senso compiuto alla propria vita. Il regista Fredo Valla sarà in sala per raccontare il progetto.



Venerdì 22 agoto, nella giornata dedicata alle lingue madri si parlerà di “Identità in bilico”. In questo quadro si inserisce la proiezione di "LA MASSERIA DELLE ALLODOLE" dei fratelli Taviani (2007) sulla diaspora del popolo armeno. Il film, tratto dal libro omonimo, narra la tragica e dimenticata storia del genocidio degli armeni turchi del 1915, in quello che viene generalmente definito come la prova generale della shoah ebraica ad opera dei nazisti. L'autrice del testo, Antonia Arslan, incontrerà il pubblico. Presenterà Andrea Nicolussi Golo.
Il film sarà proiettato alle 17.30 al Teatro Comunale di Sant’Anna.

Nel corso della giornata verrà proiettato il documentario "THE LEAVING", realizzato dal tibetano NODRENG, al termine dell’incontro dell’autore col pubblico. Il corto documentaristico realizzato dal poeta ed ex- monaco Nodreng offre uno spaccato vivo e poetico della vita di tutti i giorni degli abitanti di un paesino di montagna tibetano. Viene documentata la difficile opera di riscoperta ed insegnamento alle nuove generazioni della millenaria lingua tibetana nelle difficili condizioni in cui versa da decenni il Tibet.


Domenica 24 agosto 2014 è la giornata che il festival dedica alla storia. Alle 20, pima dello spettacolo "MIA MEMORIA…" Testimonianze dei soldati trentini nella Grande Guerra che chiuderà il Festival 2014 sarà proiettato il film “CESARE BATTISTI. L’ULTIMA FOTOGRAFIA” di Clemente Volpini, regia di Graziano Conversano, prodotto da Rai Educational – Rai Storia, in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino. Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo Storico, presenterà il documentario che racconta la vita di Cesare Battisti, divenuto un simbolo capace ancora, a cent’anni di distanza, di far discutere: martire per l’Italia, traditore per l’Austria. Per questo ora, con l’Unione Europea ancora in costruzione e soggetta a frizioni e spinte centrifughe, è così importante indagare il pensiero e le azioni di un uomo che sognava l’Europa dei popoli e la fratellanza come forma di convivenza, ma che venne poi travolto dalla guerra quando, nel 1914, gli Stati decisero di risolvere con le armi i conflitti nazionali. La sua storia, dunque, va ben oltre la sua persona, ed ha molto da insegnare anche a noi oggi.




Stefania Costa


venerdì 23 agosto 2013

Documentari e film a "Tra le Rocce e il Cielo"


Un film muto e divertente di Buster Keaton musicato dal vivo, una pellicola che affronta il tema del lavoro in miniera e della chiusura dell'ultima miniera del Trentino Alto Adige, e una rassegna di documentari di Vittorio De Seta, che racconta il lavoro dell'uomo nel suo legame con la terra e le forze della natura.
E’ questo il ricco programma che TRA LE ROCCE E IL CIELO, il Festival della montagna vissuta in consapevolezza, che si svolge in Vallarsa (TN) dal 29 agosto al 1 settembre offre nella sua rassegna cinematografica.

Spettacolo inaugurale dell’edizione 2013 del Festival sarà il film musicato dal vivo GO WEST – IO e LA VACCA.  E’ la storia di un giovane solitario e senza soldi, Friendless, che arriva nel Far West in cerca di fortuna: caduto dal treno, si ritrova nel mezzo al deserto. Riesce a raggiungere un ranch, dove viene assunto per accudire il bestiame. Si innamora di una giovane giovenca, la mucca Brown-eyes (Occhi bruni) e della figlia del proprietario, che gli dà il compito di trasportare una mandria a Los Angeles. Banditi, fughe rocambolesche, gag esilaranti lo accompagnano mentre prova a portare a termine questa missione.


Il film buffo e commovente di Buster Keaton (USA, 1925, 69 min), giovedì 29 agosto, alle 20.30 al teatro di S.Anna, sarà accompagnato dalle musiche di Marco Dalpane, pianista e compositore molto attivo come autore di musiche per il cinema muto (a questo indirizzo puoi ascoltare alcuni dei suoi lavori). Musica nel buio è il gruppo con cui realizza i lavori di accompagnamento dei film. La formazione vede Marco Zanardi al clarinetto, Francesca Aste al synth, Alberto Capelli alla chitarra elettrica, Pierangelo Galantino al basso e Claudio Trotta alla batteria.
Lo spettacolo è adatto per adulti e bambini.



Sempre al Teatro di S.Anna, nell’ambito del progetto che quest’anno il Festiva dedica al tema del lavoro in montagna, sabato 31 agosto alle 17.30, verrà proiettato il film “MINÖR/MINATORI” (45' - 2010). La pellicola racconta gli ultimi giorni di attività dell'ultima miniera del Trentino-Alto Adige, a Darzo di Storo, grazie alle parole e i volti dei protagonisti: il direttore, già in pensione, che segue con premura la dismissione, gli ultimi quattro minatori, il cuoco e custode della casa che alloggia i lavoratori, abituati ad affrontare il pericolo e la fatica negli oscuri e umidi cunicoli delle gallerie che si inoltrano nella montagna.
Con la miniera, aperta nel 1894, si chiude una storia fatta di fatiche e sofferenze, ma anche di passione e di amicizie.
Alla proiezione del film, prodotto da Provincia autonoma di Trento, interverranno la regista Micol Cossali e Lara Casagrande, collaboratrice della Sezione di Geologia del MUSE.


Tra le Rocce e il Cielo ospita anche una RASSEGNA DI DOCUMENTARI di VITTORIO DE SETA realizzati in Italia tra il 1954 e il 1959, parte della raccolta “Il mondo perduto” pubblicata nel 2008 dopo il restauro operato dalla Cineteca di Bologna e dall’autore.
La serie di cortometraggi racconta il lavoro dell'uomo nel suo legame con la terra e le forze della natura. Viene documentata con potente espressività la vita di pastori, minatori, contadini e pescatori nel periodo immediatamente precedente i rapidi cambiamenti che sarebbero arrivati a partire dagli anni ‘50. De Seta racconta un mondo originato da un’evoluzione lenta, con i suoi riti consolidati, caratterizzato dal lavoro fatto insieme, che di lì a poco sarebbe sparito insieme alla cultura che ad esso ruotava intorno.

I documentari saranno proiettati al Museo della Civiltà contadina di Riva alle 19.30. Vinni lu tempu de li pisci spata, Isola di fuoco, Sulfarara, Pasqua in Sicilia, Contadini del mare, Parabola d'oro giovedì 29 agosto; Pescherecci, Pastori di Orgosolo, Un giorno in Barbagia, I dimenticati venerdì 30 agosto. Introduce le proiezioni Lucia Marana.

Stefania Costa
costa_stefania@yahoo.it

venerdì 19 luglio 2013

"Il mondo perduto" di Vittorio De Seta: intervista a Lucia Marana

Il Festival “Tra le Rocce e il Cielo” ospiterà una rassegna documentari di Vittorio De Seta, il regista scomparso nel 2011 e di cui ricorre quest’anno il novantesimo dalla nascita. Questi documentari sono raccolti da Feltrinelli sotto il titolo “Il mondo perduto”. Vuoi parlarci un po’ di De Seta, e che cos’è questo mondo perduto di cui parla?
Per parlare del mondo narrato da De Seta, bisogna prima parlare del personaggio e della sua biografia. E’ nato nel 1923 e morto nel 2011, quindi possiamo immaginarci quale spettro di vicende storiche e di mutamenti, quante realtà diverse ha potuto vedere durante questa lunga vita. Nato in Sicilia, in un contesto urbano come quello di Palermo, e di “buona famiglia”, ma la sua attività di regista è tutta mirata a “dare voce” ai pescatori siciliani, sardi e calabresi, ai minatori sardi, al mondo agro-pastorale del meridione d’Italia. Realtà marginali, e che erano già marginali quando, nel 1954, inizia a lavorare a questi documentari.
Lui per primo, in interviste che ha rilasciato durante la sua vita, ha detto che è stata la prigionia di guerra l'esperienza che più di tutte lo ha formato nella sua attività di documentarista, mettendolo in contatto con le persone che poi sarebbero diventate i protagonisti delle sue opere. Egli ha sempre sottolineato il “debito di gratitudine” che lo lega a quella gente, perché lo ha messo in contatto con una cultura così distante da quella metropolitana da cui veniva.
Questo “debito di gratitudine” si sostanzia in un metodo nuovo, anche rivoluzionario, di fare documentario: egli abolisce la voce narrante, non parla ma dà voce a chi ha una storia da raccontare. Non solo abolisce la voce narrante, ma anche la sceneggiatura: il suo lavoro è quello di mettere assieme le storie dopo averle ascoltate, non ha binari prefissati su cui far scorrere il lavoro.
I suoi documentari non sono commentati, hanno solo dei sottotitoli didascalici che fanno da cornice, ma la storia è fatta delle voci, dei canti, della musica, dei rumori. L’oggetto che viene filmato è veramente il soggetto del documentario, senza filtri.
De Seta affermava che, non sapendo nulla delle culture che andava a documentare, egli si rifiutava di andare a svolgere il suo lavoro con bagagli pregressi, non voleva avere questa supponenza, e l’unico modo per farlo era far parlare solo la cultura locale.




Quindi un cinema che “parla poco” e invece “fa parlare” molto?
Sì, lui stesso diceva che non riusciva a svolgere l’attività cinematografica in modo “classico”, con un team  di specialisti che concorrevano a realizzare un “prodotto”. Ci aveva provato, ma non era riuscito a farlo. No, lui concepiva per intero la sua opera, e la realizzava con pochissimi aiuti: non c’era uno sceneggiatore, un tecnico luci, un tecnico del suono e così via, e questo non per supponenza, ma per il tipo di opera che vuole mettere in atto.

Torniamo invece all’oggetto di questi documentari: qual è il “mondo perduto” di cui De Seta parla, quali sono le sue caratteristiche?
Questi documentari sono girati fra il 1954 e il 1959, quindi è la realtà dell’Italia del sud, prevalentemente contadina, progressivamente messa ai margini dal boom economico che di lì a poco si sarebbe sviluppato.
Il suo intento non è né agiografico né denigratorio: semplicemente racconta di un mondo con delle caratteristiche e che ha subito un’evoluzione lunghissima e lentissima nei secoli, che però viene radicalmente soppiantato nel giro di poco tempo.
La lentezza di quel mondo, della sua evoluzione faceva pensare che non sarebbe finito mai, che quelle tradizioni, quei mestieri, quelle comunità sarebbero rimasti in eterno, invece De Seta si chiede come sia stato possibile che tutto sia finito da un momento all’altro.
Quel mondo non va rimpianto, era un mondo anche di fatica e sofferenza, ma tutta quella cultura che quel mondo comportava non va buttata a mare, dimenticata, rimossa. Quel mondo comprendeva anche un modo di lavorare, di stare insieme e fare comunità che poi è andato perduto assieme alla fatica e alla sofferenza.



Il mondo di cui De Seta parla è molto distante, nel tempo e nello spazio, dal territorio dove ci troviamo. C’è un filo rosso che ci unisce, e se sì, quale?
Sì, la cifra comune può essere trovata nel lavoro: nel lavorare nella natura e con la natura, e nel modo in cui questo lavoro si svolge, o almeno si svolgeva in passato.
Oltre al lavoro stesso, c’è una modalità di svolgere il lavoro che è, o è stato, un’esperienza in comune: un  lavoro scandito da ricorrenze, feste, dai ritmi e dai cicli della natura, in primo luogo l’alternarsi delle stagioni. Questi ritmi e cicli si sostanziavano, come già detto, in una serie di ricorrenze e di ritualità che sono comuni, pur con modalità diverse, delle realtà agricole e in cui il lavoro si svolge all’interno dell’ambiente naturale.

Il lavoro nella natura, che è un po’ anche il filo rosso più in generale di questa edizione del festival. Una modalità di lavoro con la natura ma soprattutto stando dentro alla natura, che progressivamente rischia di essere marginalizzato, sostituito da un lavoro che sta sempre meno nei ritmi e nelle “regole” dell’ambiente naturale.
Infatti dai documentari traspare chiaramente quanto sia preponderante il ruolo della natura per i "protagonisti”, si vede come la presenza della natura sia così centrale. Intendiamoci: centrale nel bene e nel male. Perché nello svolgere le proprie attività in un modo così profondamente radicato nella natura, la vita deve adattarsi ad essa, anche soccombere ad essa quando la natura mostra più fortemente il suo volto di sofferenza, di fatica e di privazioni.
In questo la vita in montagna può avere, ed ha avuto certamente, questi punti in contatto, questa comune esperienza di una natura centrale nella vita e per la vita delle persone.
Di nuovo De Seta ha capito quanto, da un lato, si debba ringraziare di essersi “salvati” da una vita così aspra, così faticosa come quella che conducevano le popolazioni che lui riprende. Dall’altro lato, non tutto è andato perduto a ragion veduta, è scomparsa una sintonia sana con i ritmi della natura, un rapporto rispettoso per l’ambiente e la vita, che oggi va decisamente riscoperto, va ripreso in mano un modo di stare nella natura che sia, sì, più vivibile e sostenibile per l’uomo, ma che sia sostenibile anche per il mondo che ci circonda.
Pensiamo, per uscire dall’argomento, a tutto quello che di quel mondo c’era a livello culturale: a livello linguistico i dialetti, che con il fascismo prima e la televisione poi sono andati persi, dimenticati.

Ora parliamo delle altre attività che hai in programma per questa edizione del Festival: partiamo con il laboratorio di fotografia che tu curi dall’anno scorso. Di cosa si tratterà quest’anno?
Il laboratorio di fotografia quest’anno cambia argomento: mentre l’anno scorso era centrato sulla fotografia naturalistica e di paesaggio, quest’anno avrà come titolo “fotografia di reportage: storie vissute e storie raccontate”.
Vogliamo mettere in luce come la figura del fotografo, del reporter, costituisca un nesso, attraverso l’immagine, con la realtà che documenta. Il modo di porsi con ciò che si intende fotografare, quindi, è essenziale per questa attività. E’ importante, tornando a De Seta, che all’oggetto sia lasciato spazio, in modo che diventi a tutti gli effetti soggetto della propria attività di reportage, il reporter non deve debordare oltre un certo confine.
Come l’anno scorso, i partecipanti dovranno realizzare un proprio progetto fotografico, che io suggerirò abbia al centro il territorio dove ci troveremo, quindi Vallarsa, e la sua gente.
La trattazione degli argomenti partirà comunque dalla natura come punto di partenza. In fondo, perché la fotografia e l’immagine sono mezzi così potenti per veicolare un messaggio e una storia? perché sono immagini che senza la realtà non esisterebbero. Sono un’impronta del reale, anche se poi possono essere interpretate, in certo modo “piegate” alle proprie esigenze espressive, ma è la naturalità, la realtà il punto di partenza obbligato per la fotografia.
Faremo poi una carrellata sulla storia della fotografia documentaria: si parlerà quindi delle tecniche e degli strumenti di cui il reporter si serve per raccontare le sue storie, e che evoluzione hanno subito.
Il laboratorio si volgerà fra sabato e domenica. La sede la stiamo ancora decidendo, anche se probabilmente sarà il Museo della Civiltà Contadina.

E’ previsto un momento a disposizione dei partecipanti per presentare il proprio lavoro?
Certamente. Una volta assegnato un progetto, ci saranno vari momenti di discussione sulle fotografie realizzate, fra un giorno e l’altro.

Anche quest’anno il festival ospiterà una mostra fotografica di tue immagini: parlaci un po’ di questa mostra.

Guarda, come al solito le idee sono tante, anche le immagini sono molto numerose, e quindi fare una scelta è sempre difficile, quindi ancora non so bene che volto prenderà la mostra, è ancora tutto work in progress. Ti posso dire che molto probabilmente la mostra avrà al suo centro la Vallarsa, intrecciando però questa realtà con altri luoghi, ma ancora una forma ben definita non c’è.

Insomma, ci lasci un po’ di suspense: allora a presto e ci vediamo al festival!
Certamente! A presto!




La rassegna cinematografica sarà proiettata giovedì 29 agosto e venerdì 30 agosto alle 19.30 a Riva di Vallarsa.  

Ludovico Rella

ludovico_rella@yahoo.it

domenica 19 maggio 2013

TRA LE ROCCE E IL CIELO 2013, torna il festival della montagna



TRA LE ROCCE E IL CIELO 2013, il Festival della montagna vissuta con consapevolezza torna in Vallarsa dal 29 agosto all' 1 settembre.

Mostre, film, incontri, uscite sul territorio, convegni, laboratori, concerti, spettacoli, presentazioni di libri arricchiranno le quattro giornate della manifestazione - organizzata dall’associazione culturale Tra le rocce e il cielo in partnership con Accademia della montagna del Trentino - che si svolge nel suggestivo e incontaminato ambiente della Vallarsa, all’ombra delle Piccole Dolomiti.

lunedì 23 luglio 2012

LO SGUARDO LIEVE DELL'ANIMA: INTERVISTA A LUCIA MARANA



Lucia Marana, iniziamo parlando di quello che farai all'interno del Festival: ti occuperai delle immagini e dei filmati che ci accompagneranno durante i quattro giorni di “Tra le rocce e il cielo” giusto?

Sì, mi occuperò principalmente delle mostre fotografiche e delle rassegne di filmati che si svolgeranno in parallelo con le giornate del festival, poi mi occuperò anche del laboratorio di fotografia “Paesaggio come natura, paesaggio come storia” che terrò dal venerdì alla domenica

Parlaci di questo laboratorio: qual è l'idea che sta alla base, cosa si vuole trasmettere a chi parteciperà?

L'idea è quella di organizzare un workshop su quattro incontri con al centro la riflessione sull'idea di paesaggio, per cui ad ogni partecipante sarà chiesto di elaborare un proprio progetto fotografico, anche a partire dal lavoro di altri fotografi che si sono occupati di paesaggio.
Lo abbiamo pensato come molto orientato in senso pratico, per cui ogni partecipante dovrà farsi un'idea di che tipo di progetto fotografico vuole, con un percorso anche concettuale su cosa si vuole trasmettere attraverso gli scatti, quale situazione e soggetto si vuole rappresentare. Poi gli sarà chiesto di mettere in pratica quello che ha immaginato, attraverso una serie di stimoli e di input che darò io nel corso degli incontri.

Da quanto di occupi di fotografia, paesaggio e delle attività che poi svolgerai al festival?

Di fotografia mi occupo dalle scuole superiori, quando facevo l'istituto d'arte, poi ho continuato a mettere a frutto questo interesse. Anche la tesi di laurea, a lettere, l'ho fatta sull'estetica riguardo al pensiero di Roland Barthes[1] e la fotografia. Poi ho svolto attività come fotografa free lance, occupandomi soprattutto di reportage.

La montagna come soggetto quando è arrivata nella tua attività?

In fondo c'è sempre stata, il paesaggio è sempre stato al centro della mia attività di fotografa. La fotografia ti permette di avvicinarti ai luoghi in un modo diverso da una semplice passeggiata, per via del percorso concettuale a monte, c'è una propria elaborazione nella fotografia che va oltre il semplice dato del paesaggio.

Riguardo ai filmati che verranno proiettati all'interno del festival, ci puoi dire quali sono, cosa ti ha spinto a sceglierli e qual è il filo rosso che li unisce?

I filmati seguono l'andamento del festival, per cui ogni giorno ci sarà un filmato che parla del tema sviluppato negli incontri della giornata.
Ad esempio, il giorno della montagna come storia verrà proiettato un filmato che s'intitola “Fino a quando...”, di Vittorio Curzel. Ha come tema la Grande Guerra, e i suoi rapporti con il Pasubio. E' un filmato strutturato attorno al concetto di viaggio, prima di tutto di viaggio nella memoria, ripercorrendo la storia di una famiglia trentina a partire da una vecchia fotografia di soldati. E' poi un viaggio anche fisico che l'autore ha fatto sui luoghi della Prima Guerra Mondiale, quindi la Marna, l'Isonzo, il Pasubio dove i Kaiserjaeger si erano trovati a combattere.
Lo stesso vale per la giornata sulla vita di montagna, per cui ho scelto “Piccola Terra”, un filmato di Michele Trentini e Marco Romano, due antropologi di San Michele all'Adige. Questo filmato parla della zona vicino ad Asiago, la Valstagna, alle pendici del Brenta, che è un luogo molto particolare, tutto organizzato in terrazzamenti realizzati in epoche molto antiche, ma utilizzati fino a non molto tempo fa. Ora questi terrazzamenti sono in uno stato di abbandono ed è partito un progetto di “adozione” e di recupero della zona, non in un senso solo paesaggistico, ma proprio con un intento pratico di ricominciare a coltivare la terra, ora ad esempio ci coltivano la menta, dimostrando come si possa sottrarre del territorio all'abbandono.
Un altro film, collegato al tema delle minoranze linguistiche, è “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Dritti e Fredo Valla, ambientato nelle valli occitane, che all'estero è stato molto apprezzato ma che da noi non ha avuto la notorietà che merita. E' la storia di una famiglia che si trasferisce in un paese delle valli occitane e qui cerca un equilibrio con la terra e con gli abitanti, conducendo una vita da pastori. “Il vento fa il suo giro”, infatti, è un proverbio di questa zona, che indica come la natura segua sempre il suo corso, che è  un corso circolare.
Il quarto film che proponiamo è “Tre giorni a Permana” di Renato Morelli, che segue la vita di questo paese nelle montagne in provincia di Lecco, nel corso di tre giorni collegati da una grande tradizione locale molto sentita che è quella del canto: il PAST, che è una festa pastorale che si tiene ad agosto, quando vengono lavorati i latticini, il Corpus Domini del 6 giugno in cui i canti accompagnano la processione, e la festa dei Tre Re, ovviamente l'Epifania, dove tutti i ventenni della comunità girano per un giorno vestiti da Re Magi, accompagnati sempre da canti, fino al giorno stesso dell'Epifania, in cui la chiesa locale esplode di canti.
Infine, abbiamo “La montagna di Don Guetti” di Jorge Lazzeri Del Sordo,  che parla appunto di Don Guetti, una figura molto importante per la storia trentina, soprattutto per quanto riguarda la politica agli inizi del Novecento. Don Guetti per intendersi è uno dei primi a riflettere sull'autonomia e la cooperazione, e questo filmato intende ripercorrerne la storia.

Invece sulle fotografie selezionate per le esposizioni, cosa hai cercato in quel materiale in termini di stile, soggetto eccetera?

Ci sarà un'esposizione con foto e documenti con al centro il paesaggio e soprattutto la trasformazione del paesaggio in questi ultimi decenni. Sarà realizzato in collaborazione con Giorgio Broz, con cui abbiamo avuto modo di collaborare anche alla scorsa edizione del festival, e quest'anno la mostra è realizzata con il Museo delle Scienze di Trento. Ancora però stiamo lavorando sul materiale da mettere in esposizione. Insomma, è ancora work-in-progress.
Ludovico Rella
ludovico_rella@yahoo.it 


[1]    Roland Barthes (Cherbourg, 12 novembre 1915 – Parigi, 26 marzo 1980) è stato saggista, critico letterario, linguista e semiologo francese. Sulla fotografia il suo lavoro principale è la Chambre claire del 1980

giovedì 19 luglio 2012

I MODI DI VIVERE LA MONTAGNA NELLA RASSEGNA DI FILM A “TRA LE ROCCE E IL CIELO”


 dal film "Piccola Terra" di Michele Trentini
Tra incontri, convegni, spettacoli, mostre escursioni e laboratori non poteva mancare all’interno della manifestazione Tra Rocce eil Cielo, il Festival della montagna che si  svolge in Vallarsa (Tn) dal 30 agosto al 2 settembre 2012, una rassegna cinematografica.

Verranno proiettati cinque FILM che indagano la montagna nei suoi diversi aspetti e «che seguono il tema delle quattro giornate del festival, - spiega Lucia Marana, curatrice della rassegna per l’associazione culturale “Tra le Rocce e il cielo” che organizza la manifestazione -  per cui ogni giorno ci sarà un filmato che parla del tema sviluppato negli incontri della giornata». E verranno premiati i vincitori del concorso “Racconta la tua montagna”.

TRE GIORNI A PREMANA”, film dell'etnomusicologo Renato Morelli, parla di Tìir, uno stile di canto urlato, potente, lento e sostenuto, al limite del grido, peculiarità di Premana, il più alto paese della Valsassina (Lecco). Il lungometraggio documenta i tre giorni più significativi per la tradizione del canto premanese: Past (8 augusto), Corpus Domini (6 giugno), Tre Re (5 gennaio).
La proiezione, giovedì 30 agosto, giornata dell’arte della montagna, alle 17 all’Hotel Genzianella di Bruni sarà seguita dall’incontro con il regista.

Il film di Michele Trentini e Marco RomanoPICCOLA TERRA sarà proiettato nella seconda giornata del Festival dedicata alla vita in montagna, il 31 agosto alle ore 17 al Teatro Comunale di S. Anna. Il film è ambientato  in Valstagna, Canale di Brenta, Vicenza: su piccoli “fazzoletti di terra” un tempo coltivati a tabacco si gioca il destino in controtendenza di personaggi assai diversi, impegnati a dare nuova vita ad un paesaggio terrazzato in stato di abbandono. C’è chi rimane aggrappato con ostinazione e orgoglio all’antico podere di famiglia, chi lascia il posto di operaio in cava per ritrovare se stesso, chi venendo dal mondo urbano decide di prendersi cura di campi e muri a secco grazie ad un innovativo progetto di adozione, e chi originario del Marocco coltiva il sogno dell’integrazione per sé e per i propri figli. “Piccola terra” è un racconto sul valore universale del legame con la terra, che prescinde da interessi economici, impedimenti politici, steccati culturali. Trentini e Romano commenteranno il loro film.

Nella giornata dedicata alle minoranze linguistiche, 1 settembre, alle ore 17 all’Hotel Genzianella a Bruni sarà proiettato IL VENTO FA IL SUO GIRO. Realizzato dal regista, allievo di Olmi, GiorgioDiritti su soggetto di Fredo Valla (che poi commenterà la proiezione), il film ha un titolo in occitano "E l'aura fai son vir". Il vento diviene metafora di tutte le cose, movimento circolare in cui tutto torna. La storia di un pastore francese che, con la famiglia, si ritira in montagna per vivere secondo natura.  Lo fa a Chersogno, un piccolo villaggio sulle Alpi occitane, la cui sopravvivenza è legata ad alcune persone anziane ed a un fugace turismo estivo. Il suo arrivo diventa la dimostrazione di una possibile rinascita del paese. L'integrazione è difficile e il rapporto con la “diversità” diventa il cardine della narrazione.

Sempre all’Hotel Genzianella, il giorno seguente 2 settembre, giornata della storia, alle ore 17 sarà proiettato FINO A QUANDO… di Vittorio Curzel. Comincia da una foto, scattata nel 1916 a due giovani fratelli in divisa dell’impero asburgico, il viaggio nella memoria di una famiglia trentina durante la prima guerra mondiale, con un itinerario che dapprima segue il nonno soldato in Galizia, per poi allargare lo sguardo verso gli altri fronti e le vicende drammatiche di una generazione di giovani europei in trincea. Il racconto attraversa i campi di battaglia della Marna e dell’Isonzo, per concludersi fra le rocce del Pasubio, dove Kaiserjäger trentini si trovano a combattere contro altri trentini volontari nell’esercito italiano. Fino a quando i sopravvissuti tornano nella loro valle e trovano un paese trasformato e senza vita.  Al film seguirà l’incontro con il regista.

Nella giornata di chiusura, il 2 settembre, all’Hotel Genzianella a Bruni alle 14 si potrà assistere al film, prodotto da Accademia della montagna del Trentino, “LA MONTAGNA DI DON GUETTI di Jorge Lazzeri Del Sordo, che indaga il profilo umano Don Guetti, apostolo della cooperazione: non solo il suo credo politico e autonomistico, ma anche il suo grande amore per le montagne delle sue valli.

Seguirà la PREMIAZIONE DEL CONCORSO “RACCONTA LA TUA MONTAGNA: DENTRO IL PAESAGGIO” che vede in gara video che trattano il paesaggio preso in esame da uno qualsiasi dei molteplici punti di vista possibili: paesaggio fruito dal punto di vista estetico, percorso attraverso passeggiate naturalistiche, raccontato nella sua profondità temporale attraverso il rapporto con la storia, documentato attraverso la testimonianza della cura, della manutenzione e del recupero, vissuto attraverso memorie e ricordi, mediato attraverso il filtro della letteratura e della poesia, …


L’intero programma del Festival “Tra le rocce e il Cielo” su PROGRAMMA
Stefania Costa
costa_stefania@yahoo.it