Sullo sfondo della natura integra, dura e bellissima della Vallarsa, colta nei profumi e nei colori delle quattro stagioni, la voce narrante della Aste dipinge l’affresco di una vita fuori dal comune.
Dal caos della città, attraverso un lungo avventuroso viaggio esistenziale, per approdare infine al silenzio denso e generoso delle cime, il libro traccia il percorso di un uomo che ha fatto della montagna il suo sentiero di vita e conoscenza.
E anche ora che la malattia gli preclude la salita al Corno, Mario continua a camminare lungo le pietraie bianche del monte che gli ha fatto da Maestro, nel ciottolìo fine delle schegge di roccia che si sgretolano dalle pareti a picco e franano giù, lungo l’orlo del precipizio che attira come un risucchio.
Seduto sulla panca della sua cucina, nel silenzio quieto della sua Obra, Mario rispecchia dentro di sé l’ombra affilata della montagna, proseguendo con coraggio il suo sentiero.
Fiorenza Aste intervista Mario Martinelli, l’autore trentino che nei suoi libri ha saputo narrare la montagna da un inedito, profondo punto di vista interiore, restituendo con fresca immediatezza i sapori di un mondo che rischia di scomparire. Un racconto terso, essenziale, che si fa di volta in volta narrazione, poesia, affresco storico e paesaggistico. Un libro da non perdere per gli autentici amanti della montagna.
Il libro è edito da Priuli& Verruca nella collana I Licheni.
La Montagna per Mario Martinelli non è un mero luogo fisico, nel quale abitare o sul quale esercitare le proprie esplorazioni geografiche o le proprie acrobazie alpinistiche. La Montagna è piuttosto il luogo che, affrontato in silenzio e con sincero rispetto, ha l’immediata capacità di ricongiungerti con la parte più profonda e pura di te stesso. Un luogo dell’anima dunque, capace di farti da Maestro per ritrovare il sentiero smarrito verso l’autenticità. Così Mario ha praticato la Montagna per lunghi anni, e così ha continuato a praticarla anche dopo che una grave malattia lo ha costretto ad abbandonare i dirupi e le cenge, per camminare in mezzo ai suoi monti lungo i sentieri interiori che la Montagna stessa gli ha insegnato. I 16 libri che ha pubblicato immergono il lettore con immediatezza nell’aria pura della sua Vallarsa, verdissimo e selvatico eden dimenticato dal mondo, coronato dal massiccio delle Piccole Dolomiti.
FIORENZA ASTE
Fiorenza Aste, nata a Rovereto e cresciuta fra Bologna e l’Isola d’Elba, ha imparato ad amare fin da piccola i paesaggi brulli e scabri delle rocce granitiche dell’isola, circondati dall’azzurro del cielo che sfuma nello scintillio liquido del Tirreno. Per questo motivo tornare a vivere nella Vallarsa dei suoi padri ha rappresentato per lei un ancestrale ritorno a casa: ha riconosciuto le stesse rocce nude e spaccate, lo stesso azzurro largo, lo stesso silenzio che la avevano cresciuta all’Elba. E in più ha ritrovato le radici fonde della sua famiglia, che si intrecciano alle pietre di questa valle fino a dissolversi in un remoto Medio Evo.
Collabora con Accademia della Montagna del Trentino per la creazione di eventi culturali ed educativi. Ha pubblicato raccolte di racconti in volume, e articoli di critica letteraria in riviste e siti web specialistici.
«La Vallarsa è un posto bellissimo. Vivendo in un posto così naturale, così selvaggio, dove la montagna ha una forza così evidente è venuto spontaneo celebrarla». Così Fiorenza Aste racconta alla trasmissione di Trentino Tv “Donne d’alta quota” del 6 giugno come è nato Tra le Rocce e il Cielo, «un piccolo festival che, con uno sguardo il più possibile sincero e costruttivo indaga le cose che succedono cercando di offrire proposte concrete per la vita delle persone che vivono in montagna». Il festival della montagna vissuta con consapevolezza.
E’ stato presentato
stamattina, in conferenza stampa, TRA LE
ROCCE E IL CIELO, il Festival della montagna vissuta con consapevolezza che
si svolge in Vallarsa dal 29 agosto all'
1 settembre.
Mostre, film,
incontri, uscite sul territorio, convegni, laboratori, concerti, spettacoli,
presentazioni di libri arricchiranno i quattro giorni della manifestazione che
si svolge nel suggestivo e incontaminato ambiente della Vallarsa (TN),
all'ombra delle Piccole Dolomiti.
«Tra le Rocce e il cielo ha fatto conoscere una valle poco nota, e
l’ha trasformata in un laboratorio di sperimentazione per l’intero territorio
alpino» ha affermato Iva Berasi, direttrice di Accademia della Montagna
del Trentino, che in partnership con l'associazione culturale Tra le rocce e il
cielo organizza l’evento.
«E’ un festival che non parla di montagna in chiave
retorica o folkloristica, ma lo fa in maniera concreta indagando opportunità e
sfide che ogni giorno si trova ad affrontare chi vive nelle “terre alte”» ha
aggiunto Annibale Salsa, presidente del comitato scientifico di Accademia.
«L’obiettivo – ha spiegato Fiorenza Aste, direttrice
artistica, con Mario Martinelli, della manifestazione – è quello di creare
un’occasione di festa, dove accanto alle attività ludiche, le escursioni, gli spettacoli,
i concerti, si possa riflettere con consapevolezza sulla vita in montagna».
Quest’anno il
Festival lo farà grazie a quattro temi principali: il lavoro dell'uomo in montagna, la scrittura in lingua madre, la Grande Guerra e i giochi di montagna.
Alla conferenza stampa era presente anche Paolo Nicoletti dirigente
dipartimento agricoltura, turismo e commercio della Provincia Autonoma di
Trento in rappresentanza della giunta e, per spiegare le attività
del festival: Anna Pasquali, curatrice del progetto “Un futuro sulle Alpi” che
prevede un seminario e dei workshop sui mestieri di montagna; Andrea Nicolussi
Golo, consulente artistico del convegno “Le parole del cuore” sulla letteratura
delle lingue delle Minoranze e Nicola Spagnolli, uno dei curatori del progetto
sui giochi di montagna.
Si è svolta mercoledì scorso, presso la sala della Fondazione CARITRO a Trento, la conferenza stampa di presentazione del festival TRA LE ROCCE E IL CIELO (Vallarsa, 19-22 agosto 2010). Sul sito della manifestazione sono ora visibili i VIDEO della mattinata.
Nell'occasione è stato presentato il programma della manifestazione, che Mario Martinelli, uno degli organizzatori, ha definito "un'opportunità per riunire i veri amanti della montagna a riflettere sui grandi cambiamenti che le Alpi affronteranno nei prossimi anni", mentre Fiorenza Aste ha parlato di "montagna consapevole" quale filo conduttore che accompagnerà tutte e quattro le giornate di quella che è stata definita "la festa di chi la montagna la ama davvero".
Numerosi i protagonisti intervenuti ad anticipare quel che avverrà sul palcoscenico verde della Vallarsa: il Presidente dell'Accademia della Montagna Egidio Bonapace, insieme alla neo Direttrice Iva Berasi, hanno augurato un buon lavoro all'organizzazione di TRA LE ROCCE E IL CIELO, delineando nel contempo le direttrici che guideranno il lavoro del nuovo istituto: non tanto un nuovo ente, destinato a sovrapporsi ad altre organizzazioni già presenti sul territorio, quanto piuttosto una casa comune di tutti coloro che si impegnano per la salvaguardia e la valorizzazione della montagna. Un punto di snodo e di contatto dunque, deputato a coordinare e a facilitare la comunicazione fra gli organismi già operanti in Trentino.
L'antropologo Annibale Salsa, ex Presidente Generale del CAI, ha ricordato la tavola rotonda di giovedì 19 agosto, che lo vedrà impegnato, assieme a Enrico Camanni, Geremia Gios, Marcello Mazzucchi e Spiro Dalla Porta Xydias, a discutere delle trasformazioni che la globalizzazione e i cambiamenti climatici stanno imprimendo ai nostri monti. Salsa, che interverrà anche nel convegno CULTURA MINORITARIA E TOPONOMASTICA di venerdì 20, ha segnalato questa occasione come momento di riflessione sulla questione dei toponimi in lingua minore, che sta animando le cronache dopo l’ingiunzione del ministro Fitto di esporre nomi di località bilingui sui sentieri di montagna.
Andrea Nicolussi Golo, scrittore e collaboratore dell'Istituto Cimbro di Luserna, ha raccontato la genesi del proprio libro "Guardiano di stelle e di vacche", ed. Biblioteca dell'Immagine, che sarà presentato venerdì 20 pomeriggio, durante la giornata dedicata alle minoranze linguistiche. Il libro, che contiene una preziosa introduzione di Mario Rigoni Stern, probabilmente l'ultimo documento pubblico del grande scrittore, racconta la vita della gente dell'altipiano in tempi recenti, eppure resi ormai distanti dai cambiamenti di costumi avvenuti negli ultimi trent'anni.
Bepi Magrin, colonnello degli Alpini, scrittore e alpinista, insieme a Carlo Martinelli, scrittore, caporedattore del Trentino, hanno presentato l'evento di sabato 21 mattina, durante il quale gli scrittori proporranno le proprie opere dedicate alla montagna; e ha colto l'occasione per sottolineare l'unicità del teatro naturale in cui si svolgerà il festival. Le Piccole Dolomiti, monti impervi e appartati, sono infatti un vero gioiello della natura, tuttora poco conosciuto dagli amanti della montagna.
A Gigi Zoppello, giornalista e poeta, è toccato il compito di illustrare la serata di venerdì 20, organizzata dall'associazione QUOTAPOESIA - ATLETICO POETI TRENTO, che vedrà FRANCO LOI, il famoso poeta dialettale milanese, quale ospite d'eccezione, insieme a un folto gruppo di giovani poeti nazionali. Zoppello ha presentato anche il concerto di inaugurazione della manifestazione, che si terrà giovedì 19 sera, composto da Francesca Aste appositamente per l'occasione. Il quartetto composto da Marco Dalpane, Klaus e Barbara Broz e dalla stessa Aste accompagnerà le scene di un rarissimo filmato d'epoca: "Kaiserjäger", un documentario di un'ora e mezzo, realizzato dall'Esercito Austro-Ungarico sul fronte del Pasubio durante gli ultimi due anni della Grande Guerra.
E alla Grande Guerra è collegato infine un altro degli eventi qualificanti della seconda edizione di TRA LE ROCCE E IL CIELO: la riedizione del libro di Carlo Pastorino "La prova del fuoco" per i tipi di Egon - Emanuela Zandonai Editore. Pubblicato per la prima volta nel 1926, il romanzo ricevette un’accoglienza calorosa da parte della critica, e totalizzò, nell’arco di sessant’anni, una trentina di edizioni, l’ultima delle quali, della Marietti, risale al 1989. Ora, finalmente, dopo quasi trent'anni, LA PROVA DEL FUOCO torna a vedere la luce: "vibrando con la medesima forza dei capolavori di Fenoglio e Rigoni Stern, le sue pagine ci restituiscono le cose vere e della guerra nella loro cruda, eloquentissima essenza."
In copertina Carlo Pastorino e Salvatore Donzelli sul Corno di Vallarsa, 1917.
E' una grandissima emozione tenere fra le mani questo libro, finalmente ritrovato, dopo più di vent'anni di oblio.
Se ne sta qui, silenzioso, odoroso di carta nuova, nella sua nitida veste chiara, semplice e schietta, come la prosa dello scrittore che lo vergò, ormai quasi ottant'anni fa.
E’ “La prova del fuoco”, di Carlo Pastorino, nella sua nuova edizione Egon - Emanuela Zandonai Editore.
Perché questo libro ci stava così tanto a cuore da spingerci, Mario Martinelli ed io, a cercare per più di due anni, con insistenza e cocciutaggine, un editore disposto a ridargli nuova vita? E non un editore qualunque, di quelli che in questi anni riempiono gli scaffali di volumi stampati al laser destinati a durare due mesi o tre.
No, cercavamo un editore sensibile, colto, capace di comprendere il valore di questo testo, e di dargli la visibilità e la durata che merita.
Il fatto è che vivendo in Vallarsa si ha la sensazione di camminare in mezzo a una folla silenziosa, anche quando si è del tutto soli. Calcando i piedi su questa terra che l'estate illumina di verde e fiorisce di gigli martagoni, si sente con forza la presenza di chi qui ha passato i suoi giorni prima di noi.
E' una piccola valle questa, racchiusa fra il massiccio del Pasubio e quello del Carega, così breve che la si può abbracciare tutta con lo sguardo, da cima a fondo. Pochi abitanti, una manciata di case spruzzate sui suoi fianchi irsuti di boschi e di cuscini di erica. Pochissimo traffico. Molto silenzio.
E così, la mattina, in piedi sulla sommità della collina, sotto i pinnacoli vertiginosi delle Piccole Dolomiti che sembrano così vicini da poterli toccare con le dita, e spaziando con gli occhi per tutta questa terra verde che si distende chiara ai nostri piedi, si fa davvero fatica a credere che qui si siano combattute alcune fra le battaglie più feroci della Prima Guerra Mondiale.
Guardando il colle del Parmesan, laggiù, a poche centinaia di metri, un panettone di terra dalle forme morbide e materne, si deve fare uno sforzo per ricordarsi che lì, fra l’8 e il 12 giugno del 1916, sono morti duemila soldati. Duemila uomini, in soli quattro giorni. Invano, perché l’assalto italiano non mosse le posizioni nemiche che di pochi futili metri.
Poco lontano c’è quello che la gente del posto chiama “il prato dei bottoni”. Il corpi si sono sciolti nella terra, e di loro solo questo è rimasto. Bottoni.
E così si potrebbe proseguire all’infinito. Perché qui ogni anfratto, ogni rotondità, ogni cresta, ogni vallone raduna muto i suoi morti. Decine di migliaia. C’è chi dice centomila. Tutti racchiusi in questo piccolo catino verde.
Ecco perché ci dà grande emozione tenere fra le mani questa nuova edizione del libro di Pastorino. Lui c’era, qui, allora. Ha visto. Ha vissuto.E’ rimasto per mesi tenacemente aggrappato a queste rocce “come le rondini ai cornicioni di una casa”, per usare parole sue. E nonostante quello che ha attraversato sia esperienza da togliere il sonno e la ragione, è riuscito a restituircene un racconto limpido e asciutto. Commosso, spesso. Ma anche estremamente lucido, e capace, nel resoconto nudo dei fatti di guerra, di raggiungere una cruda e essenziale concretezza che ci mette l’orrore ben chiaro davanti agli occhi. “Scagnetti portò una gravina. Presi io la gravina e scavai nello spiazzo sul quale era la tenda. La punta acuminata penetrò in qualche cosa di molle, e un non so che di liquido schizzò su. E col liquido ci investì un orribile fetore. Scagnetti si allontanò, inorridito. – E’ un morto! – gridò, poi, a distanza. Era un nemico. Povero nemico! E io avevo dormito, lanotte, sopra di lui. Ora lo ricoprimmo ben bene, con molta terra, e la tenda fu trasportata più in là.”
Così è Pastorino. Senza veli. Senza artifici retorici. Rivelatore, in questo, della sua matrice contadina, non guastata nella sua concretezza dagli studi letterari terminati poco prima che la storia lo precipitasse qui, sugli orli scoscesi di queste rocce. Verso la retoricacontinuerà a nutrire, del resto, una desolata avversione. Troppo atroce l’evidenza di quel che gli sta sotto gli occhi, per poter sopportare le parole di chi la vela e la imbelletta. “Vieni, leggi qui – mi disse un altro mattino Donzelli. Era una rivista con poesie di guerra: e portavano una firma famosa. Io lessi; egli mi ascoltava tacendo.Tutt’a un tratto scattai e buttai via la rivista. C’era tanta vuotezza in quelle poesie, che noi ci sentimmo colpiti come da un’offesa fatta a noi stessi. (…) C’era in noi l’impressione che il poeta non capisse nulla della guerra, che nulla sentisse; che per lui la guerra altro non fosse che un campo d’immagini nuove, di coreografie impensate, di spettacoli grandiosi: questo, e nulla più. E, chissà mai perché, si correva col pensiero a Nerone e all’incendio di Roma.”
Figlio di contadini, nato a Masone, in Liguria, nel 1887, riesce, nonostante le condizioni umili della famiglia, a compiere con merito gli studi letterari. Porta, nella durissima esperienza degli anni di guerra, questo bagaglio di sensibilità e cultura, che gli darà occhi acuti e commossi nel vedere la miseria della condizione che condivide con i suoi uomini, e con quegli uomini, pochi metri più in là, a cui vien dato il nome di nemici. “La guida si ferma e si batte la fronte. E’ disorientata: non ci capisce più nulla, e non è sicura se camminando così si arriverà mai. Riprendiamo tuttavia a muoverci: con cautela e tastando anche con le mani. Lo star fermi sotto la pioggia è impossibile. La nostra condizione è estremamente pietosa: il freddo va al cuore. Si battono i denti: si è pulcini, miserelli: ogni residuo di forza scompare.” E ancora: “Dalle vette più alte e dalle feritoie delle gallerie vedo anche alcuni versanti dei monti tenuti dal nemico. Osservo i sentieri aperti fra la neve, dove lunghe teorie di puntini neri si muovono. Sono uomini: i nemici. Rimango lì a lungo col binocolo agli occhi; e penso: poveri nemici: essi, là, soffrono come noi, qui. Anch’essi camminano nella neve e anch’essi versano lacrime furtive: e le lacrime si raggelano all’orlo degli occhi. Salgono, lentamente, affaticati: portano pesi sulle spalle: munizioni e viveri. Salgono alla loro linea la quale, a guardare di qui, è visibilissima: è anch’essa simile a una serpeggiante viottola di talpa, a pochi metri dall’altra, la nemica, che è la nostra. Perché noi, per essi, siamo i nemici.”
Eppure, nonostante l’acuta consapevolezza della morte e della distruzione che lo circondano, Pastorino riesce ad attraversare questa disarticolante esperienza senza mai perdere la propria dignità umana. Capace persino, in mezzo a una realtà in cui “tutto mi appare informe, caotico, senza alcuna stabilità”, di vedere la bellezza del mondo che lo circonda, giungendo ad amare profondamente i posti impervi in cui la sorte lo ha costretto a vivere. Così, ad esempio, di ritorno da una licenza a casa: “Al passo delle Dolomiti la neve era altissima. Il camion entrò in una magnifica galleria, aperta in essa; e quando ne uscì, s’era nella Vallarsa. Io la salutai con gioia, la Vallarsa, e mi pareva d’esser tornato a casa mia. Rivedevo tutti i miei monti: erano candidi, e brillavano al sole. Non mi erano mai apparsi così belli.”
E così, mentre con gli occhi seguiamo gli spostamenti di Pastorino lungo i fianchi della montagna
(ecco lì il Trappola, la sua prima tappa all’arrivo; e là sopra il Corno Battisti, dove ha passato mesi arroccato coi suoi uomini, mesi interminabili di durissima prima linea. E là sotto il cimitero militare di Anghebeni, che ha dato origine a pagine intensissime sulla sorte dei poveri, destinati a esser carne da cannone, mentre chi può vive, bene, imboscato nelle retrovie), il cuore ci si stringe per l'emozione, perché sappiamo che ora questo libro è tornato al suo giusto posto. Sugli scaffali delle librerie, nelle scuole, e fra le mani dei lettori. A ricordare, assieme alle opere di Remarque, di Junger, di Lussu, che cosa sia stata veramente la Grande Guerra.
Fiorenza Aste
Foto dall'archivio di Vallechiara di Masone, per gentile concessione della Famiglia Pastorino. Tutti i diritti riservati.
In copertina: Carlo Pastorino e Salvatore Donzelli sul Monte Corno di Vallarsa, 1917.
Domenica 22 agosto 2010, alle 16,45 presso il Teatro Comunale di S. Anna di Vallarsa, nell'ambito della seconda edizione della manifestazione TRA LE ROCCE E IL CIELO, vedrà ufficialmente la luce la nuova edizione Egon di Emanuela Zandonai Editore del libro LA PROVA DEL FUOCO, dello scrittore CARLO PASTORINO, con postfazione letteraria delprof. Francesco De Nicola, e postfazione storica del dott. Gregorio Pezzato.
Figlio di contadini, nato nel 1887 a Masone, sull’Appennino ligure, Carlo Pastorino trascorse quasi un anno, dal luglio 1916 alla fine di aprile del 1917, sul Monte Trappola, alle pendici del Corno Battisti di Vallarsa. Riuscì ad attraversare le prove durissime cui lo sottopose la guerra con occhio chiaro e profondamente umano e a restituirne un racconto limpido e asciutto nella sua operaLA PROVA DEL FUOCO.
Pubblicato per la prima volta nel 1926, il romanzo ricevette un’accoglienza calorosa da parte della critica, al punto che Giovanni Titta Rosa lo definì il più bello di quanti ne avesse letti sulla guerra e Giuseppe Prezzolini lo adottò come testo di lettura per i suoi corsi universitari alla Columbia University di New York. In tempi più recenti, Mario Isnenghi presentò i testi di Pastorino come "libri del ritorno dalla guerra alla pace".
Ma il successo di pubblico fu perfino più appassionato, tanto che il libro totalizzò, nell’arco di sessant’anni, una trentina di edizioni, l’ultima delle quali risale al 1989, per i tipi delle edizioni Marietti, ben presto andata esaurita. Dopo di allora il romanzo non era stato più ristampato, finendo così in questi ultimi anni per cadere in dimenticanza.
Ora, finalmente, dopo quasi trent'anni, LA PROVA DEL FUOCO torna a vedere la luce: "vibrando con la medesima forza dei capolavori di Fenoglioe Rigoni Stern, le sue pagine ci restituiscono le cose veree della guerra nella loro cruda, eloquentissima essenza." (Simone Rizzo)
Mercoledì 11 agosto 2010 alle ore 11.00, presso la sala della Fondazione CARITRO, in via Calepina n. 1 a Trento, si svolgerà la CONFERENZA STAMPA di presentazione della manifestazione TRA LE ROCCE E IL CIELO 2010 (Vallarsa, 19-22 agosto prossimi).
Saranno presenti, oltre agli organizzatori Fiorenza Aste e Mario Martinelli, anche alcuni dei protagonisti della seconda edizione del festival: •Iva Berasi, Direttrice della neonata Accademia della Montagna della Provincia di Trento: • Egidio Bonapace, Presidente del TrentoFilmFestival, e della sopra citata Accademia della Montagna; • Bepi Magrin, colonnello degli Alpini, alpinista, storico, scrittore; • Carlo Martinelli, scrittore, caporedattore all'Ufficio Stampa della Provincia Autonoma di Trento; •Andrea Nicolussi Golo, scrittore, collaboratore dell'Istituto Culturale Cimbro di Luserna; • Luigi Zoppello, giornalista, poeta, caporedattore di Rovereto del quotidiano L'Adige.
Riceviamo e subito pubblichiamo il contributo di Filippo Zolezzi, instancabile recensore del sito Alpinia, nonché insostituibile collaboratore dell'organizzazione di questo festival TRA LE ROCCE E IL CIELO.
Cogliamo al volo l'occasione per ringraziare di cuore Alpinia: la fiducia e l'amicizia che si sono subito fermamente stabilite fra noi hanno permesso fin d'ora una fruttuosa collaborazione, e promettono certamente fecondi sviluppi futuri.
Quando lo scorso anno ho conosciuto al Trentofilfestival Fiorenza Aste e Mario Martinelli mai avrei immaginato che Vallarsa sarebbe entrata nel centro degli interessi di Alpinia e pertanto anche dei miei.
La lettura dei libri di Mario, però mi ha subito appassionato e ho desiderato di approfondire la sua conoscenza, cosa che è regolarmente avvenuta nella prima edizione del festival Tra le rocce e il cielo, complice anche lo spirito di Carlo Pastorino, mio conterraneo e protagonista di vicende belliche della prima guerra mondiale sul Pasubio.
La conoscenza, se accompagnata dalla stima,spesso sfocia in amicizia e con i due jobreri è stata cosa naturale, si vede che l’orsosità montanina delle Piccole Dolomiti ben si accoppia con quella ligure...
In Alpinia ci siamo resi conto che il team e lo spirito montanino di questo Festival si sposava a perfezione con le nostre idee e così abbiamo deciso di camminare fianco a fianco, di legarci in cordata insomma, e di fare qualcosa insieme di interessante.
Il primo frutto di questo cammino comune è la nascita del Premio Alpinia nell’ambito del Festival Tra le rocce e e il cielo; la rubrica di presentazione di libri dedicati alla montagna marcia benissimo da circa otto anni, con oltre 1300 libri recensiti e quasi 300 editori che hanno collaborato con noi, ogni mese un imperdibile, il libro che a nostro parere non deve mancare dallo scaffale dell’appassionato e alla fine dell’anno l’imperdibile dell’anno, il nostro libro d’oro, il capolavoro dell’anno.
Questo è stato fino a quest’anno un riconoscimento molto ambito, ma solo virtuale, da adesso in poi sarà il Premio Alpinia, che non solo vedrà premiato il miglior libro dell’anno, ma riconoscerà anche particolari meriti montanini, in particolare della letteratura, ma non solo e i vincitori riceveranno uno splendido oggetto esclusivo di oreficeria, forgiato dalle mani del mitico Mastro 7.
Troppo spesso, purtroppo, si sentono lamentele nell’assegnazione dei premi, che talvolta sembrano più soddisfare esigenze commerciali e di sponsorizzazione piuttosto che interpretare veri valori... vi assicuro che nel Premio Alpinia non sarà mai così, Mario Martinelli e lo Spirito del Bosco di Vallarsa ne sono garanti e custodi.
Naturalmente la collaborazione è a tutto campo: Alpinia mette tutte le sue competenze a disposizione affinchè Tra le rocce e il cielo riesca nel migliore dei modi e possa offrire argomenti e interventi interessanti e qualificati, ma soprattutto è lo spirito di profonda amicizia che si è instaurata tra di noi ad assicurare che siamo solo all’inizio e che sempre nuovi traguardi ci aspettano insieme!
Al TrentoFilmFestival, rassegna Montagnalibri: nell'incontro organizzato in collaborazione con Tra le Rocce e il Cielo il 4 maggio alle ore 17, da sinistra a desta: Carlo Martinelli, Mario Martinelli e Spiro Dalla Porta Xydias dialogano sulla via lenta alla montagna. Presentazione del libro "Fuori dal Kerle" di Mario Martinelli, ed. La Grafica