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lunedì 4 dicembre 2017

Presentazione del libro "IL MONTANARO. Conversazioni con Mario Martinelli"



“Il libro si rivela un cammino in profondità, un viaggio nell’anima che si specchia nelle tante facce della montagna di casa, la Vallarsa. (…) La freschezza del ruscello, il profumo del bosco, le ferite impresse nelle rocce da un conflitto terribile, quello di cent’anni fa, a ricordarci sofferenza e morte, il valore della vita. Un lungo viaggio esistenziale, per approdare infine al silenzio denso e generoso delle cime…”
L’Adige, 17 novembre 2017

Martedì 12 dicembre alle 17,30 alla libreria Rosmini di Rovereto, lo scrittore Andrea Nicolussi Golo introdurrà il libro “IL MONTANARO. Conversazioni con Mario Martinelli” (Ed. Priuli e Verlucca, collana I Licheni), libro intervista denso e sincero in cui Fiorenza Aste raccoglie i pensieri, le intuizioni e le intense esperienze di vita di Mario Martinelli, che prima di essere poeta, scrittore e montanaro, è innanzitutto ricercatore dei significati più profondi dell’esistenza. 
Agli amici che si uniranno a noi per parlare del libro, sarà grande piacere offrire un piccolo rinfresco.

domenica 3 agosto 2014

Gli scrittori di montagna a "Tra le Rocce e il Cielo 2014"


Nato come Festival degli scrittori di montagna, TRA LE ROCCE E IL CIELO non scorda le sue origini. Anche nella sua quinta edizione il Festival della montagna vissuta con consapevolezza, che si svolge in Vallarsa (TN) dal 21 al 24 agosto, ospita gli autori di libri che raccontano diversi modi di mettersi in relazione con le vette.



Sabato 23 agosto una PASSEGGIATA ARTISTICA LETTERARIA all’ombra della Piccole Dolomiti accompagnerà gli appassionati di arte e natura fino a Malga Siebe. L’escursione, condotta dal Gruppo Sat di Vallarsa, partirà alle 10 dal paese di Ometto. Dopo una camminata attraverso la mostra immersa nella natura “Il Luogo delle Fotografie” di Marco Angheben, alle 14, gli scrittori di montagna raccontano i loro libri all’aria aperta, presentati da Filippo Zolezzi.



In malga il giornalista Roberto Mantovani presenterà “Appigli invisibili”, un libro che offre una panoramica sulla stagione dell’arrampicata sportiva partendo dalle straordinarie gesta dei ragazzi che apparvero sulla ribalta quarant’anni fa, fino a raccontare le prime gare d’arrampicata, per poi mostrarci una sfilata di incontri e di personaggi mitici: dai campioni francesi agli yankee di Yosemite, dalle imprese di Manolo, Mariacher e compagni agli ice climber, di cui fu capofila l’indimenticabile Gian Carlo Grassi. E poi ancora Wolfgang Güllich, Lynn Hill, Alexander Huber, Chris Sharma, Josune Bereziartu e il giovanissimo Adam Ondra: tante storie di uomini e donne in ascesa fra le rocce e i ghiacci, tante sfide estreme alla gravità del mondo.   

Franco Perlotto racconterà “Indio”, una storia che trae spunto da fatti realmente accaduti, con il sapore della spy story. Tra le pagine c’è la Gran Sabana con i suoi sterminati spazi, ci sono le Piccole Dolomiti, c'è un grande progetto rivoluzionario che ha il sapore dell'utopia e il fascino delle cose incompiute: il romanzo è un collage di esperienze di vita, suggestioni e incontri fatti nel corso di una vita inquieta, tra viaggi e scalate, seguendo un filo rosso che lega Amazzonia e Veneto.

Gigi Zoppello racconterà come è nato “In lungo e in largo - due traversate del Trentino a piedi”, il libro ispirato da una sua doppia traversata a piedi del Trentino, da Borghetto a Salorno, da Primolano al Tonale. Il giornalista ha percorso 285 km, da cui ha tratto un ritratto del Trentino fatto di uomini e donne, natura, centri commerciali, sole, pioggia, animali, rifiuti, bellezze e brutture.

Mario Corradini presenterà “Vivere e scoprire”. Il libro è una sorta di diario di bordo di una vita all'insegna dell'avventura. L’autore vi racconta delle sue scorribande iniziate sulle montagne di casa, le Dolomiti, per poi spostare i suoi orizzonti all'Est Europa, all'Africa, e poi all'America latina e all'Asia, raccontando episodi ed emozioni vissute nella sua vita da girovago. Ammette che la "fame di emozioni" non si esaurisce mai, che i viaggi e le montagne diventano cibo per sopravvivere e, alle volte, creano dipendenza.

Domenica 24 agosto, al museo della Civiltà contadina di Riva, alle 11 Riccardo Decarli e Fabrizio Torchio racconteranno come è nato “Ad Est del Romanticismo. 1876-1901,  alpinisti vittoriani sulle Dolomiti”. Il tre volumi editi da Accademia della Montagna indagano in profondità non solo la storia alpinistica delle Dolomiti, ma anche il contesto socio-culturale e letterario che caratterizzava quegli anni. Alla presentazione ci saranno anche gli alpinisti Elio Orlandi e  Armando Aste.

Alle 12 seguirà Andrea Nicolussi Golo, presentato da Carlo
Martinelli, che racconterà il suo libro “Diritto di memoria”.
La storia narrata è quella di un ragazzo, Zeno, che alla vigilia dello scoppio della Prima guerra mondiale lascia il suo paese sulle Alpi del Trentino (allora Welschtirol, o Tirolo italiano, estremo lembo meridionale del grande impero austroungarico) per raggiungere l'Argentina.





Come arrivare al Festival

Stefania Costa

giovedì 22 agosto 2013

Presentato alla stampa TRA LE ROCCE E IL CIELO 2013



 E’ stato presentato stamattina, in conferenza stampa, TRA LE ROCCE E IL CIELO, il Festival della montagna vissuta con consapevolezza che si svolge in Vallarsa dal 29 agosto all' 1 settembre.
Mostre, film, incontri, uscite sul territorio, convegni, laboratori, concerti, spettacoli, presentazioni di libri arricchiranno i quattro giorni della manifestazione che si svolge nel suggestivo e incontaminato ambiente della Vallarsa (TN), all'ombra delle Piccole Dolomiti.

«Tra le Rocce e il cielo ha fatto conoscere una valle poco nota, e l’ha trasformata in un laboratorio di sperimentazione per l’intero territorio alpino» ha affermato Iva Berasi, direttrice di Accademia della Montagna del Trentino, che in partnership con l'associazione culturale Tra le rocce e il cielo organizza l’evento.
«E’ un festival che non parla di montagna in chiave retorica o folkloristica, ma lo fa in maniera concreta indagando opportunità e sfide che ogni giorno si trova ad affrontare chi vive nelle “terre alte”» ha aggiunto Annibale Salsa, presidente del comitato scientifico di Accademia.
«L’obiettivo – ha spiegato Fiorenza Aste, direttrice artistica, con Mario Martinelli, della manifestazione – è quello di creare un’occasione di festa, dove accanto alle attività ludiche, le escursioni, gli spettacoli, i concerti, si possa riflettere con consapevolezza sulla vita in montagna».
Quest’anno il Festival lo farà grazie a quattro temi principali: il lavoro dell'uomo in montagna, la scrittura in lingua madre, la Grande Guerra e i giochi di montagna.
Alla conferenza stampa era presente anche Paolo Nicoletti dirigente dipartimento agricoltura, turismo e commercio della Provincia Autonoma di Trento in rappresentanza della giunta  e, per spiegare le attività del festival: Anna Pasquali, curatrice del progetto “Un futuro sulle Alpi” che prevede un seminario e dei workshop sui mestieri di montagna; Andrea Nicolussi Golo, consulente artistico del convegno “Le parole del cuore” sulla letteratura delle lingue delle Minoranze e Nicola Spagnolli, uno dei curatori del progetto sui giochi di montagna.


Stefania Costa
costa_stefania@yahoo.it

giovedì 1 agosto 2013

Il cimbro, per me, è il latte. Intervista a Andrea Nicolussi Golo

Qual è il tuo rapporto con la lingua madre?
La mia lingua madre è la sola che posso dire conoscere perfettamente, l'italiano per me, sebbene negli anni l'abbia imparato piuttosto bene, rimane pur sempre lingua seconda, imparata sui banchi di scuola e come tale si porta appresso una lunga serie di costrizioni e orpelli che invece non ci sono quando parlo cimbro. Mi verrebbe da dire che il cimbro è sangue, ma forse non renderebbe quello che sento, preferisco dire che è latte, latte materno appunto. Allargando un po' di più, potrei dire che la mia lingua madre è cibo e sostentamento, proteina fondamentale nella costruzione delle fibre del mio essere come sono.




La lingua madre, nel tuo caso il cimbro, tiene traccia dei luoghi in cui viene parlata e dei popoli che la parlano?
Naturalmente, niente come le lingue piccole appartengono al territorio, ma proprio perché caratterizzate da una appartenenza precisa non hanno territorio. Mi spiego meglio, non esiste un luogo al mondo, dove il cimbro abbia una sua patria, huamat, dove sia davvero la lingua ufficiale di una comunità, eppure quando lo si parla a Trento, a Milano oppure a Stoccarda è come se quel piccolo posto sulla cima della montagna si fosse trasferito e per magia fosse nato un piccolo territorio cimbro. Così credo sia anche per le altre lingue piccole, io ho l'esperienza dei pastori della Sardegna, quando sulle nostre montagne si ritrovavano la Sardegna, meglio la Barbagia, aveva attraversato il mare assieme a loro.
  

Ci sono vocaboli o forme verbali che risultano intraducibili in italiano? E che tracce ha lasciato il cimbro nelle zone in cui è tuttora parlato, o è stato parlato fino a pochi decenni fa?
Sono talmente tante le parole intraducibili o meglio, traducibili solo con delle parafrasi più o meno lunghe, che ho dovuto chiedere delle modifiche al programma informatico per la compilazione del nuovo vocabolario della lingua cimbra. Abbiamo tantissimi verbi, uno ce l'ho proprio qui sottomano adesso: bintn, che tradotto letteralmente sarebbe ventare, naturalmente in italiano si direbbe il soffiare del vento, ma in cimbro assume una caratteristica precisa cioè: il soffiare del vento sulla neve che produce accumuli…questo è reso semplicemente con il verbo bintn è meraviglioso... Un altro che mi piace molto è eaparn che significa lo sciogliersi della neve, non sono riuscito a trovare un verbo in italiano che gli corrisponda, sino a quando, poco tempo fa, rileggendo Fenoglio ho scoperto snevare ma credo lo abbia usato solo lui, forse pescandolo da una sua lingua madre. A Luserna per fortuna il cimbro è ancora una buona strada di montagna e non una traccia, altrove è vero, ormai vi sono solo delle tracce nei toponimi nei cognomi, ma a volte poche tracce bastano per individuare un sentiero che, battuto quotidianamente potrà forse diventare uno stretto tratturo, percorribile da sempre più persone.


Il tuo lavoro di promozione e conservazione dell'identità cimbra all'istituto culturale di Luserna come si articola? Quali sono le prospettive future della conservazione della cultura cimbra?
Mah, il mio lavoro e quello dei miei colleghi all'Istituto Cimbro Luserna è piuttosto vario. Ci si occupa di comunicazione con un telegiornale settimanale in lingua cimbra e altre trasmissioni televisive in onda su TML la televisione delle minoranze linguistiche. Personalmente mi occupo di scrittura, due volte al mese il quotidiano l'Adige ospita Di Sait vo Lusérn, una pagina in lingua cimbra , il mio lavoro più  grande in questi ultimi due anni è stato quello di costruire il nuovo vocabolario della lingua cimbra, un lavoro davvero enorme con circa seimila lemmi cimbri al netto di tutti i prestiti non integrati. Ma per tutti noi il lavoro più importante è quello di riuscire a dare il massimo di dignità alla lingua in modo che diventi appetibile per le nuove generazioni, se i bambini smettono di parlarla ogni sforzo diventa inutile, inutile tenere corsi per insegnare il cimbro, come faccio io se poi in famiglia ci si dimentica di parlarlo. Siccome non possiamo entrare dentro le famiglie cerchiamo di rendere la nostra lingua qualcosa di importante cosicché i genitori siano invogliati ad insegnarlo ai figli. Per ora sembra che l'impegno di tutti stia dando dei buoni frutti, credo che il punto più basso sia già stato toccato negli anni ottanta dello scorso secolo e adesso non si può che risalire. Ogni anno, da quando è stato istituito con legge provinciale, ci sono molte persone iscritte all'esame per ottenere il patentino di conoscenza della lingua propria cimbra.


Che senso ha per te tutelare e promuovere una lingua locale, a torto detta "minoritaria", in un mondo in cui le stesse lingue nazionali tendono a scomparire a favore di una unica lingua di interscambio mondiale?
Il senso è quello di conservare una appartenenza, preferisco questo termine ad un altro forse abusato: identità, nel quale non mi riconosco. La lingua madre non è solo un insieme di parole diverse da quelle che tutto il mondo sembra voler usare, ma un è un mondo diverso, un mondo fatto di comprensione e accoglienza, proprio perché chi per secoli ha subito esclusioni di ogni sorta oggi  è pronto ad accogliere ogni diversità: diversità linguistica, religiosa, culturale, di genere, etnica (non bisogna temere questa parola se si è pronti ad accogliere). Ecco allora che portare avanti una lingua e una cultura piccola è strumento per disinnescare le tante tensioni che attraversano il mondo oggi, dove tutti vogliono parlare la stessa "non lingua inglese" ma sono pronti a seminare odio in ogni momento. Amare le proprie radici significa amare, bada bene Amare, non solo rispettare, ma amare le radici e le culture degli altri, amare è qualcosa di profondamente diverso da quell'orribile verbo che spesso si è usato e ancora troppo spesso si usa nei confronti di chi non ci assomiglia: tollerare. Io non voglio tollerare nessuno e non voglio che nessuno mi tolleri, io voglio essere me stesso e che anche gli altri lo possano essere liberamente. Appartenere ad una comunità piccola non significa affatto chiudersi in una piccola patria ma immaginare che il mondo sia fatto ad immagine e somiglianza della tua terra dove tutti sono minoranza e dove per logica non esista una maggioranza per sua natura prevaricatrice, anche quando crede di portare agli altri progresso e democrazia.


Parlaci un po' delle tue opere in lingua cimbra: cosa porterai al festival sabato 31 agosto?
Io scrivo in cimbro ormai da vari anni. Nel 2009 e nel 2010 ho tenuto dei laboratori linguistici presso l'Università di Trento sostenuti dalla regione Trentino Alto Adige - Sudtirol, in quella occasione per esercizio ho proposto ai partecipanti di tradurre alcune pagine di quello che ritengo il romanzo cimbro per eccellenza benché scritto in italiano: Storia di Tönle, del mai dimenticato Mario Rigoni Stern. Naturalmente mi sono accorto subito che una traduzione non poteva essere un lavoro di gruppo, tradurre significa entrare nel romanzo, nella scrittura, riscrivere il romanzo con una sensibilità che deve avvicinarsi il più possibile all'autore, ma che inevitabilmente non può essere la stessa. Così per la devozione che ho nei confronti del grande scrittore di Asiago ho pensato di tradurre Storia di Tönle ed è stata un'esperienza bellissima, perché ad ogni riga sentivo di ridare la propria voce ai protagonisti del romanzo che erano cimbri e parlavano cimbro. Mi sono accostato al testo con grande timore e rispetto, cercando di fare più del mio meglio, arrivando e riscriverlo ben otto volte.  Sono arrivato ad un corto circuito linguistico. Scrive Rigoni Stern: "Il medico salì le scale e si accostò al letto, si fece avvicinare la lanterna. Sentì il polso, poi il cuore posando l'orecchio contro il petto asciutto, le guardò gli occhi accostando di più il lume; la fece sedere sul letto e ancora bussò e ascolto il torace e la schiena:   Non sentite dolore? - chiese.
Ho solo freddo e un po' di debolezza, - rispose.
Che dice?- Domandò il dottore che era giovane e non conosceva la nostra lingua. E Tönle tradusse".  Ecco il paradosso era che io stavo proprio scrivendo le stesse parole che la moglie morente di Tönle stava pronunciando in quella lingua che il giovane medico non comprendeva. Erano le parole che abbiamo sentito tutti dai nostri vecchi alla fine della loro vita, parole che sino all'ultimo negavano la gravità e consolavano gli astanti: " I hån lai a pizzle vrost un höarme asó debl". Comunque la si voglia pensare sul cimbro sul mio lavoro io ho avuto la fortuna mentre scrivevo quelle parole di sentire le lacrime che premevano per uscire e tutte le generazioni della mia gente contadina affollarsi per consolarle. Un po' di questa emozione spero di portare Tra le Rocce e il Cielo. Il testo è stato pubblicato dall'ufficio Minoranze linguistiche della Provincia di Trento che ringrazio di cuore come ringrazio in modo davvero speciale la casa Editrice Einaudi e la famiglia Rigoni Stern che mi hanno concesso gratuitamente i diritti, il biografo di Mario Rigni Stern che mi ha aiutato moltissimo e ha scritto un bellissima prefazione Giuseppe Mendicino e Ermenegildo Bidese che  ha lavorato con me ed ha scritto l'introduzione al testo.
     Grazie e un abbraccio affettuoso e Fiorenza e Mario


Andrea Nicolussi Golo collaboratore dell’Istituto culturale cimbro di Luserna, scrittore e traduttore in cimbro di Rigoni Sterne sarà al Festival Tra le Rocce e il cielo.  Sabato 31 agosto parteciperà al convegno  LE PAROLE DEL CUORE, Lingue e appartenenza nella letteratura delle Minoranze. Specialisti di linguistica ed organizzatori di premi letterari sul tema della scrittura in lingua madre. In collaborazione con il concorso Mendranzes-n-poejia, e con il Premio Ostana, scritture in lingua madre
     

           Riccardo Rella

riccardo_rella@yahoo.it

lunedì 16 agosto 2010

11 AGOSTO 2010, CONFERENZA STAMPA TRA LE ROCCE E IL CIELO: ECCO I VIDEO



Si è svolta mercoledì scorso, presso la sala della Fondazione CARITRO a Trento, la conferenza stampa di presentazione del festival TRA LE ROCCE E IL CIELO (Vallarsa, 19-22 agosto 2010).
Sul sito della manifestazione sono ora visibili i VIDEO della mattinata.

Nell'occasione è stato presentato il programma della manifestazione, che Mario Martinelli, uno degli organizzatori, ha definito "un'opportunità per riunire i veri amanti della montagna a riflettere sui grandi cambiamenti che le Alpi affronteranno nei prossimi anni", mentre Fiorenza Aste ha parlato di "montagna consapevole" quale filo conduttore che accompagnerà tutte e quattro le giornate di quella che è stata definita "la festa di chi la montagna la ama davvero".

Numerosi i protagonisti intervenuti ad anticipare quel che avverrà sul palcoscenico verde della Vallarsa: il Presidente dell'Accademia della Montagna Egidio Bonapace, insieme alla neo Direttrice Iva Berasi, hanno augurato un buon lavoro all'organizzazione di TRA LE ROCCE E IL CIELO, delineando nel contempo le direttrici che guideranno il lavoro del nuovo istituto: non tanto un nuovo ente, destinato a sovrapporsi ad altre organizzazioni già presenti sul territorio, quanto piuttosto una casa comune di tutti coloro che si impegnano per la salvaguardia e la valorizzazione della montagna. Un punto di snodo e di contatto dunque, deputato a coordinare e a facilitare la comunicazione fra gli organismi già operanti in Trentino.

L'antropologo Annibale Salsa, ex Presidente Generale del CAI, ha ricordato la tavola rotonda di giovedì 19 agosto, che lo vedrà impegnato, assieme a Enrico Camanni, Geremia Gios, Marcello Mazzucchi e Spiro Dalla Porta Xydias, a discutere delle trasformazioni che la globalizzazione e i cambiamenti climatici stanno imprimendo ai nostri monti. Salsa, che interverrà anche nel convegno CULTURA MINORITARIA E TOPONOMASTICA di venerdì 20, ha segnalato questa occasione come momento di riflessione sulla questione dei toponimi in lingua minore, che sta animando le cronache dopo l’ingiunzione del ministro Fitto di esporre nomi di località bilingui sui sentieri di montagna.

Andrea Nicolussi Golo, scrittore e collaboratore dell'Istituto Cimbro di Luserna, ha raccontato la genesi del proprio libro "Guardiano di stelle e di vacche", ed. Biblioteca dell'Immagine, che sarà presentato venerdì 20 pomeriggio, durante la giornata dedicata alle minoranze linguistiche. Il libro, che contiene una preziosa introduzione di Mario Rigoni Stern, probabilmente l'ultimo documento pubblico del grande scrittore, racconta la vita della gente dell'altipiano in tempi recenti, eppure resi ormai distanti dai cambiamenti di costumi avvenuti negli ultimi trent'anni.

Bepi Magrin, colonnello degli Alpini, scrittore e alpinista, insieme a Carlo Martinelli, scrittore, caporedattore del Trentino, hanno presentato l'evento di sabato 21 mattina, durante il quale gli scrittori proporranno le proprie opere dedicate alla montagna; e ha colto l'occasione per sottolineare l'unicità del teatro naturale in cui si svolgerà il festival. Le Piccole Dolomiti, monti impervi e appartati, sono infatti un vero gioiello della natura, tuttora poco conosciuto dagli amanti della montagna.

A Gigi Zoppello, giornalista e poeta, è toccato il compito di illustrare la serata di venerdì 20, organizzata dall'associazione QUOTAPOESIA - ATLETICO POETI TRENTO, che vedrà FRANCO LOI, il famoso poeta dialettale milanese, quale ospite d'eccezione, insieme a un folto gruppo di giovani poeti nazionali. Zoppello ha presentato anche il concerto di inaugurazione della manifestazione, che si terrà giovedì 19 sera, composto da Francesca Aste appositamente per l'occasione. Il quartetto composto da Marco Dalpane, Klaus e Barbara Broz e dalla stessa Aste accompagnerà le scene di un rarissimo filmato d'epoca: "Kaiserjäger", un documentario di un'ora e mezzo, realizzato dall'Esercito Austro-Ungarico sul fronte del Pasubio durante gli ultimi due anni della Grande Guerra.

E alla Grande Guerra è collegato infine un altro degli eventi qualificanti della seconda edizione di TRA LE ROCCE E IL CIELO: la riedizione del libro di Carlo Pastorino "La prova del fuoco" per i tipi di Egon - Emanuela Zandonai Editore. Pubblicato per la prima volta nel 1926, il romanzo ricevette un’accoglienza calorosa da parte della critica, e totalizzò, nell’arco di sessant’anni, una trentina di edizioni, l’ultima delle quali, della Marietti, risale al 1989. Ora, finalmente, dopo quasi trent'anni, LA PROVA DEL FUOCO torna a vedere la luce: "vibrando con la medesima forza dei capolavori di Fenoglio e Rigoni Stern, le sue pagine ci restituiscono le cose vere e della guerra nella loro cruda, eloquentissima essenza."

martedì 10 agosto 2010

TRA LE ROCCE E IL CIELO 2010: CONFERENZA STAMPA di presentazione del programma

Mercoledì 11 agosto 2010 alle ore 11.00, presso la sala della Fondazione CARITRO, in via Calepina n. 1 a Trento, si svolgerà la CONFERENZA STAMPA di presentazione della manifestazione TRA LE ROCCE E IL CIELO 2010 (Vallarsa, 19-22 agosto prossimi).

Saranno presenti, oltre agli organizzatori Fiorenza Aste e Mario Martinelli, anche alcuni dei protagonisti della seconda edizione del festival:
Iva Berasi, Direttrice della neonata Accademia della Montagna della Provincia di Trento:
Egidio Bonapace, Presidente del TrentoFilmFestival, e della sopra citata Accademia della Montagna;
Bepi Magrin, colonnello degli Alpini, alpinista, storico, scrittore;
Carlo Martinelli, scrittore, caporedattore all'Ufficio Stampa della Provincia Autonoma di Trento;
Andrea Nicolussi Golo, scrittore, collaboratore dell'Istituto Culturale Cimbro di Luserna;
Luigi Zoppello, giornalista, poeta, caporedattore di Rovereto del quotidiano L'Adige.

Seguirà un breve rinfresco.

domenica 8 agosto 2010

Andrea Nicolussi Golo: identità cimbra ieri e oggi

Abbiamo raggiunto telefonicamente Andrea Nicolussi Golo, al lavoro al Centro Culturale Cimbro di Luserna, dove lavora come consulente alle comunicazioni. Gli abbiamo chiesto cosa significhi essere cimbro oggi, e come possa questa identità sopravvivere e trovare nuove basi in un mondo interconnesso e vissuto sempre più rapidamente.

Nel suo libro "Guardiano di vacche e di stelle", edito da Biblioteca dell'Immagine, racconta storie semplici di gente comune, dando uno spaccato della vita della comunità cimbra, a Luserna e non solo. Oggi cosa vuole dire essere cimbro?

Non è facile rispondere a questa domanda. Non viviamo fuori dal mondo, quindi anche noi siamo stati raggiunti dai prodotti della globalizzazione, dalle “cineserie”. Forse quello che ci distingue è l’aver capito prima di altri che questa strada è un vicolo cieco. Siamo abituati da almeno quarant’anni ad essere sotto la lente di ingrandimento: proprio per questo ci siamo accorti prima di altri che non ci sono più identità particolari, o meglio, che tutte le identità particolari stanno morendo. Noi ci siamo resi conto molto prima dei veneti, ad esempio, ormai ridotti alla “civiltà dei capannoni”, di cosa significasse il processo di appiattimento che era in atto e abbiamo puntato i piedi, non volendo finire come loro. Ora essere cimbri significa avere una maggiore consapevolezza della propria identità particolare, un'identità un po’ diversa dalla massa. Che sia un bene o un male, questo non si può dire a priori, ma di sicuro la consapevolezza di questa differenza ci forma come gruppo. Ed è una diversità evidente, altrimenti non avremmo conservato una lingua così differente da chi ci circonda a nemmeno dieci chilometri di distanza. In un mondo sempre più appiattito, essere cimbri significa quantomeno sperare di poter coltivare una identità particolare, con tutto ciò che questo comporta.

Quale è stata la sua esperienza di vita a Luserna? È stata molto diversa dalle vite che ha raccontato nel suo libro?

Naturalmente scrivere è una mediazione tra la realtà e cosa stai scrivendo. Però ovviamente quello che ho vissuto è fondamentale per la costruzione del libro. Come hanno detto altri prima di me, uno scrittore scrive e riscrive sempre lo stesso libro, quello della sua vita. Nel libro ci sono moltissime vicende di fantasia, ma c’è contemporaneamente moltissimo di ciò che ho vissuto realmente nella mia infanzia. Negli anni ’60 si viveva ancora come si viveva negli anni ’30 e ’40: i miei ricordi coincidono molto con quelli di mio suocero, come se ci fosse una linea temporale continua, senza rotture. Fino a pochi anni fa le macchine si contavano sulle dita di una mano, la televisione in casa mia è arrivata all’inizio degli anni ’90, e in altre case poco prima, il riscaldamento centralizzato c’è da nemmeno vent’anni… Ovviamente non dico che fossero bei tempi, erano senza dubbio tempi difficili e non so se mi piacerebbe riviverli, ma senza dubbio la vita di un abitante di Luserna era molto simile a quella raccontata nel libro. Un po’ come il racconto “L’undicesimo comandamento”, in cui la legna era uno dei beni primari, ciò da cui dipendeva la sopravvivenza all’inverno di una intera famiglia. Non era assolutamente come oggi, che se resti senza legna puoi usare stufe a gasolio o comprare altra legna. Al tempo stufe a gasolio non ce n’erano e la legna non te la vendeva nessuno. Questo genera una serie di comportamenti che leggendone ora sembrano lontanissimi nel tempo, ma che in realtà sono continuati fino a trenta- quarant’anni fa.

Le storie che racconta nel libro sono in prevalenza ambientate qualche decennio fa: sarebbe possibile ambientare storie simili in un mondo come quello attuale o c’è stato uno strappo?

Senza dubbio ora non sarebbe più possibile. C’è stato uno strappo culturale enorme e insanabile. Alla fine degli anni ’70 c’è stata una cesura netta nella vita di montagna: basta pensare che fino al ’78-’79 a Luserna ci saranno state si e no cinque macchine, mentre ora invece, come nel resto d’Italia, ogni nucleo familiare ne ha due, quando anche non tre o più. Pensare di poter ricostruire un bel mondo antico che è finito e non può tornare è assurdo. Il mondo cammina con le proprie gambe e non è possibile fermarlo. Certo, magari ci vorrebbe un po’ più di etica nel fare certe cose…

La speranza di vita, soprattutto in posti difficili come la montagna, si è nettamente elevata. La qualità ha fatto altrettanto o si è perso qualcosa?

Non si può dire che si sia perso qualcosa in termini di qualità. È una vita completamente diversa rispetto al passato, questo sì. Qui ormai la vita corre a ritmi europei. In passato sicuramente non si viveva nel modo migliore possibile, visto il notevole fenomeno di emigrazione che ha interessato queste zone. Oggi senza dubbio Luserna è diventata un paese come molti altri, con ritmi simili al resto d'Italia, con tutto il bene e il male che questo comporta. Forse per i giovani qualcosa può essersi perso in termini di qualità, ma non saprei dire in cosa. In ogni caso Luserna rimane ancora una realtà differente rispetto alle città, continuo a vedere bambini che crescono giocando in strada senza che ci sia una particolare necessità di tenerli sotto controllo. Certamente il passato e il moderno sono due modi di vivere completamente e radicalmente differenti, che difficilmente possono essere messi a confronto, in particolare se si deve parlare di qualità di vita.

Nel mondo attuale, sempre più interconnesso, che spazio può trovare un giovane cimbro o appartenente ad un’altra minoranza etnica così ridotta?

Attualmente sembra che l’aumento di attenzione, legislativo in primis, incominci a sortire gli effetti sperati, dando all’identità cimbra spazi di vita “reali”, ricreando e aumentando l’interesse per la conservazione della lingua e delle tradizioni. C’è un ritorno all’attenzione per molte usanze e tradizioni che fino a dieci anni fa era quasi completamente sparita. Non a caso è proprio la fascia di età compresa tra i 15-16 anni e i 25-30 ad essere quasi completamente priva di conoscenze per quanto riguarda la lingua e le tradizioni cimbre, perché era figlia di un tempo in cui si credeva che nell’arco di pochi anni, o al massimo decenni, tutti i particolarismi sarebbero scomparsi definitivamente. Ora i bambini di 4-5 anni hanno genitori che ricominciano a parlar loro in cimbro, e c’è una consapevolezza differente riguardo alla propria identità, che non è più vista come un peso di cui liberarsi, ma come un’opportunità, anche lavorativa, perché no? Io stesso sono tornato a Luserna per lavorare all’Istituto Cimbro. Si stanno aprendo delle nuove strade, ci sono nuove famiglie e nuove nascite che sembra possano garantire la continuità della comunità. Forse è proprio questa la forza di un’identità particolare: essere sempre in grado di superare i momenti di crisi per poter rilanciare la propria esistenza fondandola su sempre nuove basi.

Quali sono le prospettive di conservazione delle usanze e della lingua cimbre? Esiste una modalità di rilancio di usanze, tradizioni, lingua che permetta di farle vivere di vita propria senza chiudersi in se stessi, rifiutando il mondo della modernità e della città?

Luserna, lo dico con cognizione di causa, a differenza di altre minoranze etniche, non ha mai impostato la sua autocoscienza sulla base di un rifiuto di tutto quello che la circondava. È chiaro che è un piccolo paese e una piccola comunità, il che fa sì che ci siano dinamiche anche di chiusura, ma il fatto di essere una cerniera tra l’anima italiana e quella tedesca ha contribuito all’apertura di vedute dei componenti della comunità. A Luserna ci sono sempre state molte famiglie italiane che non hanno mai parlato il cimbro, i cui componenti magari si sono sposati con elementi della comunità cimbra e i cui figli hanno poi scelto la lingua predominante a seconda di quelle che erano le dinamiche interne del nuovo nucleo familiare. Quello che vorrei si capisse è che Luserna non ha conservato la sua lingua e le sue usanze perché si è chiusa in sé stessa o perché era isolata, ma anzi, la forza e la capacità di sopravvivenza dell'identità cimbra secondo me deriva dal fatto che si sia sempre messa in gioco. Chiunque venga a Luserna viene accolto il più calorosamente possibile. E sono certo che l rinascita della lingua e delle tradizioni sicuramente non impediranno alla comunità di essere aperta e propositiva. Le priorità della nostra comunità sono le stesse di quelle di altre comunità montane trentine: il miglioramento dei collegamenti con i paesi vicini, l’arrivo di internet ad alta velocità… Senza dubbio vogliamo vivere come “Luserni” con la nostra lingua e le nostre tradizioni, ma ben inseriti in questo mondo e aperti a ciò che può offrire di buono. Le tradizioni non implicano il rifiuto dell’altro o la chiusura, anche se si può dire che in altre comunità di minoranza o in altre situazioni possano essere state usate in maniera strumentale e per scopi differenti dalla tutela di un'identità.

È possibile sfruttare i mezzi che la modernità mette a disposizione (internet, televisione, ecc.) per garantire la sopravvivenza di particolarismi etnici o rappresentano una minaccia?

Minaccia assolutamente no. Sono mezzi che devono essere usati con coscienza di causa e con intelligenza. Sono senza dubbio un mezzo molto potente per dare risalto e attenzione ad una minoranza. È un po’ quello che stiamo cercando di fare noi come Centro Culturale: abbiamo istituito il sito del Centro Documentazione di Luserna, con una rassegna stampa molto accurata concentrata sui temi di interesse della comunità cimbra. Abbiamo il nostro telegiornale e la nostra pagina sull’Adige ogni due settimane. Sono tutte cose molto utili e importanti, che cerchiamo di usare nel miglior modo possibile. Certo, non è solo questo il modo per salvare una comunità e una lingua. Una lingua si salva e si tramanda solo se i genitori accettano di parlarla regolarmente con i loro figli. Il nocciolo rimane comunque e sempre la famiglia, che è la base di qualsiasi consapevolezza di identità. Noi abbiamo una ottima legge, la legge provinciale 6/2008, ma è chiaro che la mancanza della scuola o del parroco a Luserna sono difficoltà aggiuntive, ma se l’identità è salva, si possono trovare modi per risolvere tutte queste problematiche. Tutto ciò che c’è attorno all’identità è importante e serve a mantenere alto il livello di attenzione, ma non è sicuramente perché c’è un telegiornale in cimbro che si parlerà il cimbro. L’identità deve essere vissuta nella pratica di tutti i giorni, perché si possa mantenere viva e attiva. Sarebbe fantastico poter uscire dal meccanismo tipico di questo periodo storico dell’utile come unico pregio: magari sarà la cosa più inutile del mondo, conservare le proprie tradizioni e la propria lingua, ma sicuramente è molto, molto bello!

Come si immagina la vita di un cimbro fra trenta anni? Sarà possibile per le minoranze etniche dell’arco alpino superare la sfida contro l’omologazione?

Proprio qualche settimana fa, parlando a proposito di quello che si sta facendo non propriamente a Luserna, ma comunque sull’altopiano (dove nascerà la nuova Comunità di Valle), ho detto che quando si fanno certe cose si deve immaginare come sarà il mondo fra cinquant’anni e chiedersi cosa vorrei io fra cinquant’anni per la mia comunità. Voglio un dormitorio di Trento? Una Disneyland per i turisti? Io sono maestro di sci, che da trent’anni è forse l’attrazione principe per la montagna, ma siamo proprio sicuri che tra altri trent’anni si scierà ancora? Basare la propria economia su un’unica cosa è un grave errore. È giusto e valido aggiungere il turismo alle risorse di un territorio, ma devono esserci coloro che lavorano con il bosco, che producono i prodotti tipici di una zona, che aprono negozi anche al di là della necessità del turista. Penso che se gli amministratori per primi acquisiscono una nuova sensibilità e una nuova visione delle cose capendo che non si può diventare una Disneyland in mezzo ai monti, questo aiuterà a stimolare e conservare le identità. Il turismo non è una cosa brutta, è il come viene gestito che è brutto: non si può fare un hotel a cinque stelle in mezzo al bosco. Io penso che chi decide di andare in un hotel a cinque stelle si aspetta di avere intorno una serie di servizi, non una pineta! Ci sono modi molto più dolci e migliori per gestire il fenomeno del turismo. Non sono assolutamente per lasciare tutto com’era, non sono un amante del “bel mondo antico”, però vorrei che vivere nel “bel mondo moderno” non significasse vivere in un parco giochi che schiacci le comunità montane e sfrutti fino all'osso il territorio. Io credo che un turista che viene in montagna si aspetti di trovare prodotti tipici e un modo differente di vivere. Se si potessero unire, in una nuova visione, le richieste del turista e le necessità delle comunità si potrebbe avviare un nuovo tipo di turismo che sia in grado di potenziare e non di distruggere i particolarismi. Ci sono segnali positivi in questo senso e io voglio sperarci, ma senza dubbio ci sono anche segnali molto pesanti in senso opposto. Non ho la sfera di cristallo e non posso sapere cosa succederà, ma mi piacerebbe vedere perdenti fra cinquant’anni proprio coloro che adesso pensano allo sfruttamento indiscriminato del territorio, e sono fiducioso sul fatto che la gente capirà la necessità di un cambio di comportamenti.

Andrea Nicolussi Golo sarà presente alla conferenza stampa di presentazione del Festival "Tra le rocce e il cielo" mercoledì 11 agosto alle ore 11.00 presso la sala della Fondazione CARITRO in via Calepina n.1 a Trento, a cui presenzieranno anche Iva Berasi, Egidio Bonapace, Bepi Magrin, Carlo Martinelli e Luigi Zoppello. Andrea Nicolussi Golo sarà presente anche durante il Festival il giorno venerdì 20 agosto alle ore 17.00 a Riva di Vallarsa al Museo della Civiltà Contadina, per la presentazione del suo libro "Guardiano di vacche e di stelle" edito da Biblioteca dell'Immagine.