Dopo il successo dello scorso anno l'associazione Tra le Rocece e il Cielo torna a proporre un concorso fotografico a premi.
Si intitola OBIETTIVO FORTE – le macchine della grande guerra
Oggetto degli scatti che potranno partecipare al concorso sono i luoghi fortificati del primo conflitto mondiale. Lungo le Alpi la Grande Guerra ha lasciato tracce visibili ancora oggi. Sono state costruite opere ingegneristiche ed architettoniche pensate per la difesa del territorio. Tema del presente concorso sono proprio i forti, strutture abitative della guerra, in parte recuperati in parte abbandonati, visibili ancora oggi sul territorio.
Sono ritenuti ammissibili al concorso scatti che abbiano come soggetto forti e avamposti della Grande Guerra di qualsiasi tipo e bandiera, sparsi lungo la linea della prima guerra mondiale.
La rappresentazione fotografica ha libera interpretazione dal punto di vista artistico e compositivo, purché vengano rispettate le tematiche riconducibili alla grande guerra, ad una fortificazione fissa (anche tracce) e alla montagna che, pur se non rappresentati nell’immagine, devono tutti risultare riconoscibili nell’immagine proposta.
Tra le opere selezionate le 10 più votate su Facebook e le 20 scelte dalla giuria d'esperti finiranno in mostra.
Scopri il regolamento del concorso
venerdì 27 marzo 2015
martedì 17 marzo 2015
Aspettando il festival 2015
Abbiamo lavorato al programma del nuovo Festival della montagna vissuta con consapevolezza.
Con questa immagine vi diamo qualche prima informazione.
Inaniztutto le date:
TRA LE ROCCE e IL CIELO si svolgerà in Vallarsa dal 20 al 23 agosto.
Ma ci saranno altri due importanti appuntamenti prima del festival, entrambi a Forte Pozzacchio, che verrà inaugurato proprio questa estate: il 24 maggio e il 14 agosto.
E poi le parole chiave della nuova edizione. Per ora vi lasciamo così....
a presto
venerdì 12 dicembre 2014
La danza delle falene
Questo video è un assaggio della Danza delle falene - I tre capelli d'oro, performance di Paola Farinati e Osvaldo Maffei, svolta all'interno del Museo della Civiltà contadina dell'ultima edizione del Festival tra le Rocce e il Cielo.
lunedì 24 novembre 2014
“MATTI PER LA NEVE La percezione e la prevenzione del pericolo da valanga”
Bollettini delle neve, valutazioni di rischio valanghe, informazioni diramate dal Web, da radio e televisioni e dalla carta stampata. Uso della tecnologia, miglioramento della capacità di autosoccorso. Sembrerebbero soluzione adeguate, le migliori in assoluto per evitare gli incidenti nell’ambiente della montagna innevata. Eppure non basta. La gente continua a rimanere vittima della caduta di valanghe. Anzi, a causa dell’aumento di sci alpinisti e ciaspolatori (sulle Alpi i patiti delle racchette da neve contano 410 mila praticanti, mentre lo scialpinismo vanta circa 200 mila appassionati.) il numero degli incidenti è costante in aumento, anche se il numero dei decessi, grazie anche alla preparazione e all’utilizzo di nuovi e più appropriati strumenti, è sceso rispetto al passato. Tuttavia – cosa che fa riflettere – tra le vittime compaiono anche guide alpine e professionisti della montagna.
Un recente studio, voluto e finanziato dall’Accademia della Montagna, all’interno di un progetto pluriennale dedicato al rischio valanghe che ha coinvolto a vario titolo le università di Trento, Padova e Verona, oltre alla Fondazione Bruno Kessler, ha evidenziato due importanti errori cognitivi rilevabili nel comportamento di quanti decidono di esporsi a situazioni pericolose: l’Overconfidence, cioè la convinzione di sapere più di quanto effettivamente si sappia., e l’attitudine al Risk Taking, ovvero la propensione a mettere in atto comportamenti rischiosi.
Nel primo caso, a detta dei ricercatori, l’errore sarebbe imperniato sull’illusione di poter tenere sotto controllo eventi del tutto accidentali, e inoltre denuncia un eccesso di sicurezza e la pretesa di aver assimilato una conoscenza approfondita dell’ambiente montano. Nel secondo caso, l’errore sarebbe dovuto alla sottovalutazione della probabilità che si possa incorrere in eventi negativi, ma anche alla propensione individuale a mettere in atto comportamenti rischio.
Dunque, secondo i risultati dello studio intrapreso dall’Accademia della Montagna, il comportamento di parte dei frequentatori della montagna invernale a scopo ludico deve essere messo in relazione ciò che avviene nella mente delle persone in determinate situazioni, e avrebbe luogo indipendentemente dalle informazioni in possesso, che oggi risultano essere assai attendibili nel merito. La ricerca ha inoltre dimostrato che più del 70 per cento degli escursionisti della montagna invernale risulta “overconfident” e perciò inconsapevole dei rischi assunti.
Com’è dunque possibile rimediare a una situazione del genere? È sufficiente dar vita a una svolta nel campo della comunicazione e dell’informazione specializzata, oppure bisogna pensare ad altri strumenti? E come si può operare, in termini culturali, per contribuire a mutare atteggiamenti sempre più diffusi nel mondo degli sci alpinisti e dei ciaspolatori. E infine, quali potrebbero essere gli attori da coinvolgere in un’operazione capace di modificare in profondità l’immaginario diffuso dei frequentatori della montagna invernale?
Se ne parlerà a Trento, martedì 2 dicembre 2014, in un convegno internazionale - dal titolo “MATTI PER LA NEVE La percezione e la prevenzione del pericolo da valanga” - a cui sono stati invitati alcuni dei più noti studiosi dei fenomeni valanghivi (tra gli altri è atteso anche Werner Munter, un’autorità indiscussa nel campo delle valanghe), oltre a psicologi cognitivisti, filosofi, alpinisti di fama, tecnici del Soccorso alpino e dell’Aineva, meteorologi, guide alpine e istruttori di scialpinismo.
Durante l’incontro si proverà a ipotizzare un ventaglio di possibili soluzioni a un problema ormai non più dirimibile, visto il trend di frequentazione della montagna innevata al di là dei percorsi battuti e delle piste per lo sci alpino..
Vedi il programma su mattiperlaneve.com
Un recente studio, voluto e finanziato dall’Accademia della Montagna, all’interno di un progetto pluriennale dedicato al rischio valanghe che ha coinvolto a vario titolo le università di Trento, Padova e Verona, oltre alla Fondazione Bruno Kessler, ha evidenziato due importanti errori cognitivi rilevabili nel comportamento di quanti decidono di esporsi a situazioni pericolose: l’Overconfidence, cioè la convinzione di sapere più di quanto effettivamente si sappia., e l’attitudine al Risk Taking, ovvero la propensione a mettere in atto comportamenti rischiosi.
Nel primo caso, a detta dei ricercatori, l’errore sarebbe imperniato sull’illusione di poter tenere sotto controllo eventi del tutto accidentali, e inoltre denuncia un eccesso di sicurezza e la pretesa di aver assimilato una conoscenza approfondita dell’ambiente montano. Nel secondo caso, l’errore sarebbe dovuto alla sottovalutazione della probabilità che si possa incorrere in eventi negativi, ma anche alla propensione individuale a mettere in atto comportamenti rischio.
Dunque, secondo i risultati dello studio intrapreso dall’Accademia della Montagna, il comportamento di parte dei frequentatori della montagna invernale a scopo ludico deve essere messo in relazione ciò che avviene nella mente delle persone in determinate situazioni, e avrebbe luogo indipendentemente dalle informazioni in possesso, che oggi risultano essere assai attendibili nel merito. La ricerca ha inoltre dimostrato che più del 70 per cento degli escursionisti della montagna invernale risulta “overconfident” e perciò inconsapevole dei rischi assunti.
Com’è dunque possibile rimediare a una situazione del genere? È sufficiente dar vita a una svolta nel campo della comunicazione e dell’informazione specializzata, oppure bisogna pensare ad altri strumenti? E come si può operare, in termini culturali, per contribuire a mutare atteggiamenti sempre più diffusi nel mondo degli sci alpinisti e dei ciaspolatori. E infine, quali potrebbero essere gli attori da coinvolgere in un’operazione capace di modificare in profondità l’immaginario diffuso dei frequentatori della montagna invernale?
Se ne parlerà a Trento, martedì 2 dicembre 2014, in un convegno internazionale - dal titolo “MATTI PER LA NEVE La percezione e la prevenzione del pericolo da valanga” - a cui sono stati invitati alcuni dei più noti studiosi dei fenomeni valanghivi (tra gli altri è atteso anche Werner Munter, un’autorità indiscussa nel campo delle valanghe), oltre a psicologi cognitivisti, filosofi, alpinisti di fama, tecnici del Soccorso alpino e dell’Aineva, meteorologi, guide alpine e istruttori di scialpinismo.
Durante l’incontro si proverà a ipotizzare un ventaglio di possibili soluzioni a un problema ormai non più dirimibile, visto il trend di frequentazione della montagna innevata al di là dei percorsi battuti e delle piste per lo sci alpino..
Vedi il programma su mattiperlaneve.com
sabato 22 novembre 2014
Eventi estremi e gestione dei rischi nel clima che cambia
Roberto Barbiero - Eventi estremi e gestione dei rischi nel clima che cambia
ABITARE LA MONTAGNA CHE CAMBIA
Mutamenti climatici e nuovi modi di vivere le Alpi
Teatro Comunale
S. Anna di Vallarsa (TN), Sabato 23 agosto 2014
Il clima che cambia. Studiare il passato per essere pronti al futuro
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abitare la montagna,
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giovedì 20 novembre 2014
Il tempo delle mezze stagioni: un viaggio al di fuori dei luoghi comuni
Marco Avanzini geologo del MUSE - Il tempo delle mezze stagioni: un viaggio al di fuori dei luoghi comuni
ABITARE LA MONTAGNA CHE CAMBIA
Mutamenti climatici e nuovi modi di vivere le Alpi
Teatro Comunale
S. Anna di Vallarsa (TN), Sabato 23 agosto 2014
Il clima che cambia. Studiare il passato per essere pronti al futuro
martedì 18 novembre 2014
Ghiacciai, un libro che racconta di clima, montagne e uomini che cambiano
Christian Casarotto, glaciologo del MUSE nel suo intervento Ghiacciai, un libro che racconta di climi, montagne e uomini che cambiano
ABITARE LA MONTAGNA CHE CAMBIA
Mutamenti climatici e nuovi modi di vivere le Alpi
Teatro
Comunale
S. Anna
di Vallarsa (TN), Sabato 23 agosto 2014
Il clima che cambia. Studiare il passato per essere pronti al futuro
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GHIACCIAI DI UNA VOLTA. Immagini a confronto,
glaciologo,
MUSE
domenica 16 novembre 2014
Occorre dare attenzione maggiore alle minoranze linguistiche nel contesto della modernità. Intevista a Claudia Marchesoli
Creare un database linguistico per non perdere le parole della lingua mochena e insegnare la lingua a chi parla con i turisti è un modo per continuare a far vivere il mocheno. Importante è coltivare il linguaggio veloce e non mediato, anche i social network possono avere la loro funzione. Ce lo racconta Claudia Marchesoli dell'Istituto culturale mocheno.
Occorre dare attenzione maggiore alle minoranze linguistiche nel contesto della modernità.
domenica 9 novembre 2014
Mia memoria, soldati Trentini nella Prima Guerra Mondiale
Mia Memoria è lo spettacolo che ha chiuso l'edizione 2014 del Festival TRA LE ROCCE E IL CIELO.
Diari e lettere dei soldati trentini - raccolti nel volume di Quinto Antonelli "I dimenticati della Grande Guerra" - La memoria dei combattenti trentini (1914-1920)" - diventano uno spettacolo scritto e interpretato da Amedeo Savoia, intende contribuire a far conoscere queste storie dimenticate, dando corpo alle voci di questa umanità singolare, con l’aiuto della musica klezmer del gruppo T.T.T. express (Musiche dal Trentino, Tirolo, Transilvania) di Renato Morelli, e con la proiezione multimediale di un vasto archivio di foto e filmati d’epoca. I Cantori da Vermei, con i loro canti popolari della tradizione trentina hanno fatto da contrappunto alla musica multietnica dei T.T.T., accompagnando la narrazione di questi frammenti di vite dimenticate.
Ne parlano Renato Morelli, il direttore della Fondazione Museo Storico Giuseppe Ferrandi e il critico d'arte Mario Cossali che riflettono sulla Grande Guerra, cosa è stata, cosa ci ha insegnato e su Tra le Rocce e il Cielo "Festival della montagna, della musica, della poesie, della cultura, di riflessione antropologica".
mercoledì 5 novembre 2014
Comunità e radici, un reading tetarale per la giornata nazionale dell'albero
COMUNITA’ E RADICI
Reading teatrale
liberamente ispirato a L’uomo che
piantava gli alberi
Teatro Comunale di Sant’Anna
in Vallarsa
Venerdì 21 novembre 2014
Ore 20.30
Venerdì 21 novembre 2014,
Giornata Nazionale dell’Albero, Fondazione Fontana promuove una serata di
parole, musica e immagini per parlare di tutela del patrimonio ambientale e di
valorizzazione delle comunità locali.
La voce di Michela
Embrìaco, la chitarra di Enrico Merlin, la sabbia e le mani di Nadia Ischia.
Saranno loro ad animare la serata con uno spettacolo liberamente ispirato al
racconto di Jean Giono, L’uomo che piantava
gli alberi. L’iniziativa, proposta da Fondazione Fontana Onlus, dall'associazione Tra le Rocec e il Cielo e dal Comune
di Vallarsa, nasce con la finalità di valorizzare azioni di tutela ambientale e
di riforestazione in Trentino e in Kenya. E sarà proprio l’occasione della
Giornata Nazionale dell’Albero, istituita a fine Ottocento ma rilanciata
recentemente dal Ministero dell’Ambiente, ad offrire lo spunto per riflettere sul
ruolo delle comunità e dei singoli nella tutela del patrimonio forestale.
IL PROGETTO
Fondazione
Fontana Onlus, assieme alla controparte kenyota Tree is life Trust e grazie ad un
finanziamento della Provincia Autonoma di Trento, promuove un progetto di riforestazione compensativa di
un'ampia area all’interno della foresta di Laikipia, proprietà del governo del
Kenya. Tale riforestazione interessa un’area rimasta deforestata da più di
due decadi. In linea con l'attuale politica governativa, le foreste sono
gestite in maniera sostenibile con l'obiettivo di rispondere ai bisogni delle
generazioni attuali e future delle comunità interessate e di produrre beni e
servizi ambientali quali, per esempio, i
crediti di carbonio. La gestione delle
emissioni di anidride carbonica prodotte dalla terra rappresenta infatti,
attualmente, una delle principali
strategie attuabili a livello globale per ridurre gli effetti negativi del
cambiamento climatico. Tuttavia, fino ad oggi, la risposta internazionale
al cambiamento climatico non ha fornito significativi incentivi rivolti a
coloro che formalmente o informalmente gestiscono il territorio nei paesi dei
Sud del mondo e finalizzati alla corretta pianificazione degli effetti del
cambiamento climatico derivante dall'emissione del carbonio terreste. Una
risposta efficace al cambiamento climatico richiede necessariamente di
rafforzare nel tempo il coinvolgimento delle comunità locali in reali e
sostenibili strategie di riduzione delle emissioni di Co2, e l’impegno in
questa direzione di Tree is Life Trust, che ha avuto come testimonial la biologa Wangari Maathai, è stato recentemente
premiato con il Green Innovation Award
(cliccare qui
per approfondire)
L’iniziativa è a ingresso libero e gratuito. E’ nata dalla collaborazione di Fondazione Fontana Onlus
con l’Associazione Tra le Rocce e il Cielo, il Comune di Vallarsa, , Tree is Life
Trust e Ipsia del Trentino ed è resa possibile grazie al contributo di
Provincia Autonoma di Trento e Cassa Rurale di Rovereto.
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