Visualizzazione post con etichetta Toponomastica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Toponomastica. Mostra tutti i post

giovedì 23 settembre 2010

Culture minoritarie e toponomastica

La giornata di venerdì 20 agosto si è aperta con la importante conferenza “Cultura minoritaria e toponomastica”, con Annibale Salsa che ha introdotto l’argomento e moderato gli interventi dei numerosissimi rappresentanti delle culture minoritarie che hanno accettato l’invito di Tra le rocce e il cielo.


Il tema della conferenza è stato senza dubbio uno dei principali punti caldi politici dell’estate trentina, dopo le affermazioni pesanti del ministro Raffaele Fitto che aveva intimato la rimozione dei cartelli stradali in sola lingua tedesca in Alto Adige, rendendo necessaria una traduzione anche in italiano. L’intervento introduttivo di Annibale Salsa è stato quindi estremamente illuminante e prezioso per comprendere quello che dovrebbe essere l’approccio corretto alla problematica della toponomastica locale.

Per prima cosa, l’ex presidente del CAI e della Convenzione delle Alpi ha infatti distinto nettamente tra punto di interesse turistico (per il quale è necessario renderne rintracciabile la posizione da quante più persone possibile, traducendo i cartelli non solo in italiano, ma anche in inglese se necessario) e luogo di interesse locale (come ad esempio il nome della cima di una montagna nota solo nella zona, piuttosto che il nome di una malga, ecc.) di cui quasi sempre non esiste una traduzione in altre lingue o se esiste è una pura artefazione fatta spesso in epoca fascista.

Successivamente ha portato come esempio di perfetta armonia tra diverse culture l’esperienza secolare dello stato svizzero. In Svizzera, infatti, non esiste una lingua e dunque una toponomastica “ufficiale”, ma esistono solo toponimi “vissuti”, cioè scritti nella lingua parlata dalla popolazione stanziale nella data regione. Non esiste infatti una lingua ufficiale affiancata da alcune lingue minoritarie, ma tutte le lingue riconosciute dalla confederazione elvetica hanno pari diritto di cittadinanza e divengono lingua ufficiale nella zona in cui sono effettivamente parlate. I toponimi non vengono di conseguenza tradotti a meno che non abbiano una rilevanza nazionale ed extra-nazionale che ne renda necessaria l’identificazione (i punti di interesse turistico, appunto, oppure le segnalazioni di luoghi pubblici come municipi). Solo uscendo da una logica di cultura maggioritaria e minoritaria e iniziando a pensare alle lingue come a qualcosa di legato al territorio ed alla gente che le parla e le vive si potrà uscire dall’attuale gioco di potere che vede la cultura “dominante” cercare di cancellare il più possibile tutte le tracce di identità locali differenti.

Dopo questa doverosa e preziosa introduzione, sono iniziati gli interventi dei rappresentanti delle numerose culture minoritarie, che hanno esposto le proprie esperienze dirette di gestione della toponomastica locale e hanno messo in luce come i toponimi possano essere preziosissimi indizi per poter ricostruire la storia linguistica di una zona. Partendo dalla radice etimologica di un toponimo e riuscendo a individuarne la radice in una data lingua si può infatti ricostruire quali popolazioni abbiano abitato un certo luogo e quali tracce di sé abbiano lasciato. Il toponimo è un qualcosa di legato al luogo ed alla lingua di origine, e la sua traduzione, qualora non già presente, è sempre e comunque una inutile e dannosa forzatura.

mercoledì 11 agosto 2010

Annibale Salsa: una gradita sorpresa alla conferenza stampa

Annibale Salsa, ex- presidente del CAI, è intervenuto a sorpresa alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione “Tra le rocce e il cielo” a Trento, parlando della spinosa questione dei toponimi.


“La problematica viene vista con una prospettiva del tutto sbagliata” ha affermato “si deve per prima cosa distinguere tra toponimi e luoghi di interesse. Se si parla di luogo di interesse per un turista, allora il cartello di segnalazione dovrà essere il più chiaro e completo possibile, scritto in più lingue in modo da venire incontro alle esigenze di quante più persone sia possibile. Tuttavia, se si parla di toponimi, è assurdo pensare di tradurli, soprattutto se non ne è mai esistita una versione del nome in un’altra lingua. Si farebbe un’assurdità, come è stato fatto durante il ventennio fascista in Val d’Aosta (dove subito dopo la caduta del regime i nomi sono tornati monolingua francese) o in Alto Adige. L’esempio e il modello da seguire è senza ombra di dubbio la Svizzera: lì vige il principio di area linguistica, in cui la lingua riconosciuta è quella parlata nel singolo paese e non nel cantone. In Svizzera non esiste bilinguismo, se non nei punti di contatto tra due enclave linguistiche (ad esempio nel cantone Vallese o Giura tra tedesco e francese o in Engadina tra romancio e tedesco), e si può trovare un paese italofono nel pieno di un cantone germanofono. Questo è secondo me l’unico modo per armonizzare le differenze: ognuno deve essere libero di parlare la lingua sua e dei suoi avi nel posto dove è nato, senza dover subire attacchi o forzature dall’esterno.”

Annibale Salsa sarà presente al festival nelle giornate di giovedì 19, per la tavola rotonda “Le nuove Alpi. Vivere in montagna oggi”, ore 17-19 (cui parteciperà anche Enrico Camanni, Spiro Dalla Porta Xydias, Geremia Gios e Marcello Mazzucchi) e venerdì 20 agosto 2010 per la conferenza “Cultura minoritaria e toponomastica”, ore 9-13 specificamente dedicata ai toponimi, promossa dall’Ufficio Minoranze Linguistiche della Regione Trentino Alto Adige.