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martedì 2 ottobre 2012

IL CORRIERINO VA AL CASTELLO: 6 OTTOBRE - 4 NOVEMBRE 2012


Il Museo della Guerra di Rovereto ospita la mostra LA GRANDE GUERRA DEL CORRIERE DEI PICCOLI, 1914 - 1919, nata da un’idea di Gregorio Pezzato e curata da Nicola Spagnolli, storico e ricercatore; il progetto grafico è di Lucia Marana.
La mostra, il cui progetto è stato sviluppato e realizzato dall'associazione Tra le Rocce e il Cielo e da Accademia della Montagna del Trentino, è stata presentata nel corso dell'ultima edizione del Festival della montagna vissuta con consapevolezza TRA LE ROCCE E IL CIELO, che ha avuto luogo in Vallarsa tra il 31 agosto e il 2 settembre 2012.

Il Corrierino, così viene comunemente chiamato il settimanale per l’infanzia del Corriere della Sera pubblicato dal 1908, fu una lettura di riferimento per diverse generazioni di bambini e ragazzi italiani. Durante la prima Guerra Mondiale venne utilizzato come strumento per educare i giovani alla guerra.
La mostra racconta come il giornalino per ragazzi più famoso di Italian utilizzò storie illustrate, articoli  e rubriche per "mobilitare alla guerra" anche i più piccoli.

«Accanto alla propaganda irredentista contro il nemico tedesco il Corriere dei Piccoli - spiega il curatore della mostra Nicola Spagnolli - punta a una pedagogia della guerra e del sacrificio. I bambini, per la prima volta nella storia, vengono considerati parte attiva della comunità. Per questo i più piccoli vengono educati a comportarsi bene, frenare il loro entusiasmo monellesco e accettare i sacrifici e le privazioni senza lamentarsi. Diventano così componente fondamentale per la tenuta del fronte interno».

Orari di visita
Dal 6 ottobre al 4 novembre 2012
Dal martedì alla domenica | 10.00 – 18.00

Per informazioni
Museo Storico Italiano della Guerra - onlus
Via Castelbarco 7  Rovereto
tel  0464 438100
info@museodellaguerra.it
www.museodellaguerra.it

mercoledì 29 settembre 2010

Presentazione al pubblico dei lavori di restauro del "Trincerone"

La giornata di domenica si è aperta con la presentazione in anteprima al pubblico dei lavori di restauro in corso d’opera sul “Trincerone” del monte Zugna, con la visita guidata da Tiziano Bertè. Successivamente i lavori sono stati presentati in una conferenza dallo stesso Tiziano Bertè e dai responsabili dei lavori, Giorgio Campolongo e Alessandro Andreolli.



Nei giorni precedenti l’inizio del festival, si è molto parlato dei lavori di restauro delle opere belliche sui monti Zugna, Pasubio, Testo e Corno Battisti, con particolare accanimento contro l’impostazione dei lavori sul Trincerone del Monte Zugna. Il festival, dunque, è stata la miglior occasione possibile per permettere ai curatori del restauro di mostrare al pubblico, in anteprima assoluta, quali siano gli effettivi risultati (peraltro ancora parziali, visto che i lavori continuano tuttora) di questi tanto criticati lavori di recupero. La giornata di domenica 22 si è quindi aperta con l’escursione nei cantieri del restauro per una visita guidata da Tiziano Bertè, uno dei massimi esperti del Museo della Guerra di Rovereto. La visita di due ore ha permesso al pubblico di potersi fare una propria idea del valore e dell’impatto del restauro, chiudendo così la querelle che ha lungamente tenuto banco sui giornali locali, le cui critiche non avevano ancora potuto essere verificate o invalidate da nessuno, essendo i cantieri ancora chiusi ai visitatori.


I lavori sono poi stati illustrati con più calma e precisione durante una conferenza tenuta dallo stesso Tiziano Bertè e dai responsabili dei lavori Giorgio Campolongo e Alessandro Andreolli. La tanto criticata “colata di cemento” è stata quindi contestualizzata nell’ottica di un recupero dell’opera bellica che facesse si che ciò che si era conservato potesse preservarsi nel tempo (opera necessaria visto il cattivo stato di conservazione in cui era stato trovato il Trincerone dopo lo scavo) e contemporaneamente permettesse di riconoscere subito la parte restaurata dalla parte originale. Un restauro che non copiasse quindi l’originale, ma solo una messa in sicurezza di quello che si era salvato della trincea, con una ricostruzione chiaramente distinguibile dall’originale di come sarebbe stata la forma delle feritoie grazie all’aggiunta di una parte in cemento armato che garantisse la solidità e la durata dell’opera. Nessun intento “ricostruttivo” quindi, ma semplicemente un restauro in cui la parte inserita fosse subito visibile per non creare un “falso antico”.