giovedì 18 agosto 2016

La donna e il suo ruolo all'interno dei conflitti bellici. Il tema di venerdì 19 agosto

La donna e il suo ruolo all’interno dei conflitti bellici. È questo il tema che verrà trattato nella giornata che Tra le rocce e il cielo – il festival della montagna vissuta con consapevolezza dedica alle lingue madri. Venerdì 19 agosto al teatro di S.Anna in Vallarsa ci sarà il convegno “L’elmo di Atena”.
La mattina sarà dedicata alle donne protagoniste della Grande Guerra nell’arco alpino, i rappresentanti delle lingue madri – ladini, mocheni, cimbri, walser, occitani e friulani -porteranno la testimonianza storica dei loro territori conducendo un'analisi sociologica di quello che è stato il ruolo della donna in tempo di guerra.




Il pomeriggio, invece, sarà dedicato alla contemporaneità. La figura e il ruolo della donna sarà presentato e analizzato all'interno degli scenari bellici contemporanei della Siria, del Kurdistan, dell'Afghanistan, della Turchia e del Libano.
La donna nei suoi molteplici ruoli culturali e sociali sarà uno strumento per analizzare e discutere la guerra, con i suoi drammi e le sue contraddizioni.
I relatori coinvolti parleranno di donne che non sono state o sono meramente vittime ma anche motori inesauribili di rinascita e resistenza pacifica e libertaria. Avanguardia della società civile che si oppone e contrasta l'inaudita violenza che insanguina la nostra storia, passata e presente. 

Per i più piccoli, ma non solo, sarà possibile, dalle 15.00 al Tendone di Riva di Vallarsa, partecipare al laboratorio musicale di riciclo creativo curato dall'associazione Mani Tese, che si occupa da più di 50 anni di cooperazione e sviluppo tra Nord e Sud del Mondo.

Al mattino non mancherà un’escursione al Corno Battisti curata da Pasubio 100 anni.




La sera, alle 20.30 in sala Caritro in Piazza Rosmini a Rovereto, l’argomento verrà ripreso con la conferenza LA GUERRA NEGLI OCCHI DELLE DONNE: due scrittrici raccontano i conflitti del Novecento.  Antonia Arlsan e Francesca Melandri, autrici dei due grandi successi letterari "La masseria delle allodole" ed "Eva dorme", insieme al noto antropologo e scrittore Annibale Salsa, parlano del ruolo delle donne nel corso dei conflitti del '900.

lunedì 15 agosto 2016

Linee di confine: cosa sono, come si tracciano e quali le conseguenze politiche

Intervista a Davide Allegri


Davide Allegri è geografo-storico all’Università degli Studi di Trento, ha collaborato con il Progetto Confini della Provincia Autonoma di Trento per la ridefinizione della linea confinaria fra il nostro territorio, il Veneto, la Lombardia, e la Provincia di Bolzano. Con lui parliamo di confini e frontiere come concetti, di come si tracciano queste linee sulla terra e sulle carte geografiche, e quali siano le conseguenze politiche di queste scelte.



In quanto geografo, sei nelle migliori condizioni per rispondere a una domanda fondamentale che verrà affrontata il 20 agosto: cosa sono i Confini e le Frontiere?

Una bella domanda, a cui è difficile dare una risposta univoca. Entrambe appartengono alla storia dell’umanità dalla sua origine: la Frontiera è un elemento ideale di scambio, di incontro, di permeabilità fra due società, due culture, due gruppi distinti. Il Confine, invece, ha più a che fare con il lato politico amministrativo, e con lo Stato nazionale. Però questi due concetti hanno anche assunto caratterizzazioni diverse: la Frontiera nell’immaginario americano, ad esempio, dà l’idea di uno spazio in espansione, dell’occupazione di nuove terre e di “scoperta” di nuovi luoghi. Un altro significato, più etimologico, della Frontiera richiama il Fronte: un dispositivo militare, di contrapposizione violenta e di scontro frontale. Tuttavia, il significato più comunemente attribuito al Confine e alla Frontiera è che, il primo è una linea che divide, mentre il secondo è una porzione di terreno meno definita e più sfumata, più adatta all’incontro e alla mescolanza.


Visto che il Festival si svolge in area alpina, e visti i tuoi interessi sulle aree montane, ti chiederei una storia del Confine e della Frontiera nelle Alpi.

Questa storia è soprattutto una storia delle pratiche politico-amministrative. Queste pratiche cambiano durante tutta la modernità, con rotture più chiare attorno al 1700 e al 1800. La prima impostazione, che dura fino alla prima metà del 1700, è basata, da un lato, su una concezione delle Alpi più legata alla Frontiera e alla permeabilità che non al tracciare linee nette. Dall’altro lato, la terra non è divisa in parti ognuna assegnata a un privato, ma è collettivamente posseduta dai feudatari e curata dai contadini, con diritti comuni di pascolo, bosco e alpeggio. Dal 1700 in poi si arriva, per opera degli stati moderni, o nazionali o imperiali come l’Austria, a una linearizzazione del confine: tracciare una linea che separa il “territorio” comune dalle proprietà private. Questa linearizzazione, che voleva porre rimedio alle rivalità diffuse e continue fra nobili locali tipiche del Medioevo, non produce completamente la pacificazione sperata: alcuni conflitti confinari si sono trascinati fino ad oggi.


Ci puoi fare qualche esempio di come le Alpi erano gestite prima che venissero tracciati i confini statali?

Innanzi tutto, come enti fondamentali del periodo medievale c’erano i Comuni, o le Comuni o Comunità, a seconda di come si chiamassero all’epoca. Questi enti sono più attenti di altri alla dinamica territoriale: il territorio in geografia è lo spazio che contiene una comunità umana, e la relazione particolare che si instaura tra una determinata comunità umana e lo spazio che questa pratica abitualmente. In questo senso, tutte le civiltà umane hanno sempre tracciato linee e diviso spazi. Questo è un periodo molto violento di scontro fra comunità, in quanto ognuna aveva problemi nel vivere dei prodotti del proprio territorio e cercava, per sopravvivere, di espandere questo territorio. Esempi di questi scontri sono ad esempio quelli che si verificarono sulla piana di Marcesina tra Vicenza e le comunità trentine di confine, o nella zona di Campogrosso in Vallarsa, o anche nei Lessini veronesi tra le comunità dei Quattro Vicariati e le realtà di confine veronesi. Spesso in questi casi venivano chiamati in causa i feudatari di rango superiore, in quanto possessori della terra e detentori del potere politico amministrativo. In questo, gli enti statali o protostatali, come la Serenissima o l’Impero d’Austria, restavano a guardare o, al massimo, stringevano accordi tattici con alcuni feudatari contro altri. Vicenza, ad esempio, aveva dei cosiddetti “beni livellari” che derivavano da lasciti feudali e su cui nemmeno Venezia aveva competenza: su queste porzioni di territorio, che erano poste a 80 chilometri dal centro cittadino, Vicenza aveva una sorta di “politica estera” autonoma. Questi conflitti sono sempre difficili da ricostruire, anche perché tutte le fonti erano orientate politicamente a favore o contro una specifica parte in conflitto. La situazione si stabilizza con la linearizzazione dei confini.


Tu poco fa hai detto che alcuni dei conflitti confinari si sono trascinati fino ad oggi: puoi farci qualche esempio di questi conflitti antichi ancora non risolti?

Per capire questo tipo di conflitti bisogna prima dire che è solo con il Settecento che si cominciano a disegnare mappe su base geometrica. Le carte geografiche e le mappe sono sempre sbagliate, anche quelle contemporanee: soffrono di errori perché la Terra è una sfera e, quindi, non si può rappresentare su un piano. Tuttavia, questa geometrizzazione della cartografia rende possibile tracciare linee su una mappa e riconoscere queste linee come confini invalicabili fra un’autorità e un’altra. Il problema che è alla radice dei conflitti che si sono trasmessi fino ad oggi, è legato a differenti standard e tecniche di rilevazione e di rappresentazione cartografica. Ad esempio, la Provincia di Trento utilizza, come base cartografica, il catasto asburgico costruito a cavallo della metà dell’Ottocento. Il resto d’Italia, invece, usa altre fonti geografiche: il Veneto e la Lombardia, ad esempio, usano il catasto napoleonico che è di circa cinquant’anni precedente. Dato che la metodologia per realizzare questi due catasti sono differenti, si sono prodotti, fra Provincia di Trento e le limitrofe Provincia di Bolzano, Regione Lombardia e Regione Veneto, circa duecento scostamenti. Alcuni sono “sovrapposizioni”: sia Veneto che Trentino, ad esempio, reclamano autorità su alcune porzioni di territorio. In altri casi, si producono “terre di nessuno” laddove né una Regione, né l’altra dimostrino di avere autorità su uno specifico territorio. Questi conflitti confinari, se il più delle volte sono fisiologici e pacifici, a volte producono conflitti giudiziari. Di questo si occupa il Progetto Confini.


Di cosa si occupa questo Progetto?

Fino ad oggi, queste dispute confinarie si risolvevano nelle aule di tribunale. Il problema di questo tipo di soluzioni di dispute è che gli avvocati hanno una buona conoscenza delle molteplici e a volte contradditorie decisioni giudiziarie antiche, ma quasi sempre le fonti cartografiche non vengono nemmeno prese in considerazione nonostante la carta abbia il merito di essere estremamente diretta e comunicativa. Il Progetto Confini vuole colmare questa lacuna attraverso una ricerca della cartografia storica relativa alle zone di conflitto, Oltre a ciò, si lavora ad una ricerca qualitativa che coinvolga tutti gli attori in campo (le Province e le Regioni, ma anche i comuni, le realtà produttive e i cittadini) e che consenta di far emergere la rappresentazione che essi fanno del confine. Le fonti cartografiche hanno il grande pregio di essere sintetiche, quindi di riportare una decisione su una linea di confine in maniera precisa e senza bisogno di ulteriori informazioni. Inoltre, se prodotte con tecniche adatte e sufficientemente precise, le carte confinarie storiche possono essere georiferite, cioè possono essere sovrapposte a fonti cartografiche contemporanee. Il lavoro che facciamo con le carte è recuperare linee di confine storiche, quindi magari addirittura fissate dalla Serenissima, da un lato, e dall’Impero, dall’altro tra la metà e la fine del Settecento. Le fonti scritte e le carte storiche non sono vangelo: la parola, a un certo punto, passa alla politica, quindi tutti i responsabili territoriali che, nel caso siano d’accordo con la soluzione proposta da noi, la ratificano.


Quanto è durato il progetto, e che bilancio si può fare della vostra attività?

Il progetto si è concluso quest’anno dopo quattro anni, e c’è una proposta di proroga su cui non c’è ancora stata una decisione finale. Nel complesso, il lavoro ha prodotto esiti positivi sia in termini di soluzioni date a problemi aperti, sia in termini di fonti acquisite: abbiamo trovato e catalogato circa quattromila carte storiche e fonti provenienti da archivi di mezza Europa. Il Trentino, area di frontiera per eccellenza ha subito una dispersione notevole dei propri materiali documentari nel corso dei secoli e le fonti sono sparse ovunque, da Vienna, a Parigi, a Monaco di Baviera, solo per citarne alcuni. Le due famiglie di carte su cui ci siamo concentrati sono state quelle prodotte nel periodo di Maria Teresa d’Austria durante il Secondo Congresso confinario di Rovereto nel 1750 fino al 1756, e la cui cartografia durerà fino alle guerre Napoleoniche. Il secondo gruppo di carte è proprio il catasto napoleonico del Trentino realizzato a partire dal 1810. Quest’ultimo catasto, purtroppo è più frammentario di quello austriaco ma siamo comunque riusciti a recuperare dati molto interessanti. Un altro elemento positivo di questo progetto è la valutazione scientifica positiva che è stata data anche da esperti esterni. In particolare, l’utilità scientifica di questa attività è stata mettere assieme approcci e discipline diverse: c’era un esperto GIS che si occupava della geolocalizzazione dei luoghi oggetti di conflitto (Marco Mastronunzio), un esperto storico – che ero io – che si occupava delle fonti e della cartografia storica, e poi era presente una geografa (Angela Alaimo)che, si occupava del lato più simbolico, antropologico e culturale del confine, quindi attraverso interviste alle persone che vivono e abitano in quei posti.


Ti chiederei cosa ne pensi del futuro dei confini? Oggi in Europa ci sono stati che ripropongono confini e filo spinato, forze regionaliste che vogliono più Europa e meno stati nazione e, infine, abbiamo un’Europa attraversata da flussi migratori epocali che fanno capire come i fenomeni globali abbiano sempre una manifestazione e un impatto locali. Come pensi che questa dinamica influirà in futuro?

Io penso che non si debba aver paura di confini o frontiere: l’esistenza di un confine è utile per gestire l’interazione fra differenti gruppi umani. Per esempio, molti dei diritti che conosciamo nascono come diritti istituiti dallo stato nazione, quindi all’internodi specifici confini, i propri. In questo senso, i nostri diritti diventano privilegi nel momento in cui diventano esclusivi di fronte a persone senza possibilità e senza speranze. Come ha mostrato il nostro progetto, sta alla politica il dovere di gestire i confini in modo moralmente corretto. Questo vuol dire che, se c’è la volontà, i confini possono essere gestiti come spazi di frontiera porosi, piuttosto che come linee di demarcazione fisse e inviolabili, come muri. Spesso si dice che non sono i fucili a uccidere le persone, ma sono le persone a farlo, e lo stesso vale per i confini: i confini non uccidono di per se stessi, lo fanno quando vengono fortificati e presidiati militarmente. Il sogno dell’Europa unita non era quello dei vantaggi della moneta unica o dei profitti derivanti dall’unione bancaria, ma che venisse creato uno spazio culturale comune con un’ambizione superiore a quello di diventare un super stato nazione. In questo, il segnale mandato dalla Gran Bretagna nell’uscire può essere un segnale importante in senso paradossalmente positivo, nel senso che ci permette di interrogarci sulle poste in gioco e sulle dinamiche di lungo periodo. Questa capacità, però, manca in larga parte di coloro che devono governare questi confini, mentre era più presente in chi l’Europa l’ha sognata e pensata. L’Italia in particolare dovrebbe porsi come Frontiera d’Europa perché lo siamo e lo siamo sempre stati.





Ludovico Rella

venerdì 12 agosto 2016

Gli AUTORI e i loro LIBRI a Tra le Rocce e il Cielo

Nasce come festival letterario Tra le rocce e il cielo. E anche se in questi anni la sua forma si è modificata il festival della montagna vissuta con consapevolezza, che si svolge in Vallarsa dal 18 al 21 agosto, non dimentica questa sua vocazione.

Saranno cinque i libri che verranno presentati quest’anno al festival.

Domenica 21 agosto alle 11, a Forte Pozzacchio Nicola Spagnolli, dialogando con gli autori presenterà:


  • "54 giorni del cuore delle Alpi” di Gianluca Gasca 
Cinquantaquattro giorni sulle Alpi da est a ovest, Slovenia alla Francia. Un lungo viaggio attraverso i luoghi che dalla fine del 1800 sono stati abbandonati dai propri abitanti, diventando quella che oggi è considerata la periferia d’Europa. Prima che l’ultima ondata di modernità travolga la montagna, l’autore ha voluto vedere in prima persona i segni del passaggio della Storia e di una quotidianità spesso difficile, facendosela raccontare dai suoi protagonisti. Il suo racconto tratteggia un mondo tenace, aggrappato a un passato che non tornerà, ma affacciato inesorabilmente a un futuro del quale non si intuiscono ancora i confini. 



  • “La guerra verticale. Uomini, animali e macchine sul fronte di montagna 1915-1918” di Diego Leoni 
Quando, il 24 maggio 1915, si aprí il fronte italo-austriaco, nessuno di coloro che avevano teorizzato la guerra di montagna avrebbe mai immaginato che cosa sarebbe stata. Non fu guerra lampo, né di movimento, fu guerra di posizione: ma su un terreno sconosciuto, inospitale, e che da lí a poco avrebbe mietuto le sue vittime con il freddo e le valanghe. Gli eserciti dovettero misurarsi anche con quella Natura: sublime alla vista, celebrata, nemica. La guerra di montagna fu molte guerre: di masse sugli altopiani, alpinistica sulle Dolomiti e sui ghiacciai, sotterranea in tutti i settori, tecnologica e di saperi. Il libro di Leoni racconta come tutto ciò poté accadere, di come la sfida militare fosse stata preannunciata da quella turistico-alpinistica fin dalla seconda metà dell'Ottocento; di come vissero e raccontarono quell'esperienza i combattenti, ma anche i prigionieri, i civili; di come cambiarono le relazioni fra uomo e ambiente. 


  • "Reduci trentini prigionieri ad Isernia. 1918-1920" di Luciana Palla
Una delle tante tragedie che ha colpito i combattenti di tutti i fronti durante la Grande Guerra è quella della prigionia, ignorata fino a poco tempo fa ed ancor oggi non sufficientemente studiata. In alcune valli trentine nel novembre 1918, a guerra ormai finita, i reduci che avevano combattuto per l’ex impero austro-ungarico, tornati alle loro case, da un giorno all’altro furono fatti prigionieri ed internati ad Isernia, dove restarono in condizioni miserevoli per alcuni mesi, finché fu loro concesso il rimpatrio. Questo “fatto” sconvolse le comunità trentine, per la so­fferenza incomprensibile, assurda, deplorevole riservata dalla nuova “patria” italiana alle “terre redente”. In questo volume si cerca di far piena luce sul “fatto d’Isernia” in base ai documenti reperiti. Si trattò in ogni caso di uno dei tanti soprusi compiuti dagli Stati consegnati con la guerra in mano all’autorità militare; è una delle tante storie nefande messe a tacere fino al tempo presente per motivi di opportunità politica e tuttora poco raccontate.

Le presentazioni saranno accompagnate dagli interventi musicali di Sandro Boni, Franco Giuliani, Elio Salvetti.

Per salire al forte, alle 8.30 parte una passeggiata storica da Valmorbia, altrimenti è possibile raggiungere in macchina il parcheggio del forte e percorrere a piedi gli ultimi due chilometri su una comoda sterrata.

Dalle 9 alle 10 si potranno fare le visite guidate al Forte di Pozzacchio, in collaborazione con ACR Il Forte (entrata al forte: biglietto intero 4 euro, ridotto 2 euro. Visite guidate: gruppi 15-25 persone, 5 euro compresa l’entrata al forte).

Alle 10.45 ci sarà il laboratorio per bambini: Sulle tracce della grande guerra

Alle 16.45 al Teatro S. Anna, a cent’anni dall’arrivo di Carlo Pastorino sul Monte Corno Battisti, saranno presentati le riedizioni de La prova del fuoco e La prova della fame a cura di Maria Teresa Caprile. Presentano Maria Teresa Caprile e Francesco De Nicola.

Carlo Pastorino (1887-1961), originario di Masone nell’Appennino Ligure, fu inviato nel 1916 in Vallarsa come ufficiale e vi rimase per un anno, affezionandosi a quella terra aspra e bella,come quella che gli aveva dato i natali. Trasferito successivamente nel Carso, venne qui fatto prigioniero dagli austriaci e rinchiuso nella fortezza di Theresienstadt in Boemia fino alla fine del conflitto. Da quest’esperienza nascerà la trilogia “La prova del fuoco” (1926), “La prova della fame” (1939) e “A fuoco spento”(1934), un ritorno sui luoghi della guerra. Tra le pagine di Pastorino si snoda tutto il mondo della trincea e della guerra di posizione, dove ogni metro di roccia, sassi e terra è intriso dal sangue dei soldati.

Alla Vallarsa Pastorino si affezionò come a una seconda casa, ecco come la descrive al suo ritorno dopo la licenza: “Io la salutai con gioia, la Vallarsa, e mi pareva d’esser tornato a casa mia. Rivedevo tutti i miei monti: erano candidi, e brillavano al sole. Non mi erano mai apparsi così belli”.


MATO DE GUERA Lo spettacolo a Tra le rocce e il cielo

Ugo Vardanega è uscito dal primo conflitto mondiale con la mente sconvolta dall’orrore della guerra e la sua vita di reduce folle/saggio si divide tra la sua miserabile attività commerciale e i ricoveri forzati al Sant’Artemio, quando la sua follia riaffiora in maniera incontrollabile…

È questa la storia che verrà messa in scena sabato 20 agosto, alle 21, al Tendone di Riva di Vallarsa, all’interno del Festival Tra le Rocce e il Cielo. Lo spettacolo Mato de Guera è stato ideato e scritto da Gian Domenico Mazzocato e diretto da  Luigi Cuppone, e vede in scena in un lungo emozionante monologo l’attore Luigi Mardegan.




Mato de Guera racconta la storia della follia che aggredisce di tanto in tanto l'ex fante Ugo Vardanega, chiamato a combattere sul fronte del Grappa, e sopravvissuto al fuoco nemico, all'insipienza dei comandanti, alla dispersione che ne ha dilaniato la famiglia.
Ugo racconta la sua storia, una coinvolgente, trascinante lacerante confessione, in presa diretta, senza lasciare un attimo di respiro ai suoi interlocutori. Nel ricordo si mescolano la vita di trincea, quando la vita di un uomo valeva meno di nulla, e la devastazione della sua Possagno. È il dramma della guerra e della follia, una demenzialità a tratti buffa ed esilarante, ma il più delle volte terribile e devastante.
Un pluripremiato spettacolo di teatro della memoria, in cui la rievocazione di un fante della Grande Guerra passa attraverso una narrazione cruda, costellata di parole intrise di una verità al tempo stesso tragica, commovente e coinvolgente.
Lo spettacolo getta uno sguardo anche sui profughi che si disperdono in mille rivoli in quel continente sconosciuto che è l’Italia. E sui prigionieri che non tornano. Alla fine Ugo Vardanega si fa consapevole di essere affetto da una malattia incurabile: la memoria. E allora decide di ricordare tutto, senza infingimenti, senza fughe nella follia, in una lucida disperazione che sarà il suo fardello per tutta l’esistenza.

L’ingresso è libero.

giovedì 11 agosto 2016

IL CORPO DEL NEMICO Esposizione e rappresentazione dal Brigantaggio all’ISIS



La guerra, oltre ad investire con tutta la sua forza distruttrice, governa il corpo delle persone a partire dal reclutamento alla reclusione e alla punizione della diserzione.

La propaganda di guerra usa il corpo del nemico ucciso per esporlo come monito nei confronti del nemico esterno, e anche interno, perché si sappia che chiunque si opporrà alle logiche di chi conduce la guerra ne subirà le stesse conseguenze.

Ma la guerra determina anche lo spostamento dei corpi delle persone, costrette a lasciare le proprie case, diventando sfollati, profughi e sottoposti a sofferenze (fame, malattie, pericoli per l’incolumità).

Il corpo coinvolto dalla guerra cessa quindi di essere di proprietà delle persone che lo abitano, per diventare oggetto di reclutamento, spostamento, mezzo di comunicazione, oggetto di censimento, merce di scambio o di ricatto morale.

Corpi che talvolta perdono addirittura il nome, diventando numeri. O corpi che diventano simboli, in positivo o in negativo, di battaglie della memoria.

Anche quando il corpo del nemico manca, perché fatto sparire, disperso, occultato, diventa strumento di rivendicazione, di appropriazione, più o meno indebita o strumentale, del suo ricordo a favore dell’uso politico della storia.





Si concentra sul tema del corpo del nemico la giornata che Tra le rocce e il cielo – festival della montagna vissuta con consapevolezza – dedica alla storia.

Domenica 21 agosto alle 15, al Teatro S. Anna, ci sarà la conferenza IL CORPO DEL NEMICO. ESPOSIZIONE E RAPPRESENTAZIONE DAL BRIGANTAGGIO ALL’ISIS.

La conferenza prende spunto dall’omonima mostra esposta fino al 31 agosto al Teatro Tenda di Raossi sul corpo del nemico e la sua immagine, utilizzati come strumento di propaganda e di rivendicazione.


Tra il XIX e il XX secolo la fotografia ha raccontato molti eventi, anche di cruda violenza, ed è stata utilizzata come strumento di comunicazione politica e di arma di propaganda, influenzando anche la successiva memoria su quegli eventi. Partendo dalla vicenda di Cesare Battisti, di cui ricorrono i 100 anni della morte, si opera una riflessione sull'utilizzo del corpo del nemico – ucciso ma non solo - per fini propagandistici e di comunicazione politica. A cosa serve esporre il nemico? E a cosa serve esporne lo spoglie? Che ruolo ha l'immagine fotografica? Un’immagine non è mai neutra, ma è un racconto che viene preso in carico e proseguito a seconda del tipo di osservatore. L’immagine allora non è di per sé memoria, ma strumento narrativo che genera memoria.

Dai briganti uccisi e fotografati in Italia nella seconda metà dell’Ottocento alle più recenti esecuzioni degli ostaggi dell’ISIS trasmesse via internet, il corpo del nemico e la sua immagine riprodotta – in fotografia o in video- diventano documenti da interpretare, poiché la violenza sul nemico e l’immagine riprodotta dell’atto come degli esiti di questa violenza, rappresentano spesso delle messe in scena per ammonire, denigrare, spaventare chi guarda. Non basta uccidere il nemico, perché la violenza, per chi la compie, deve assumere valore comunicativo verso chi guarda, verso chi riprende, verso chi è presente o verso il pubblico di quelle immagini.

Alla conferenza, coordinata da Nicola Spagnolli e Francesco Filippi curatori della mostra, interverranno storici, giornalisti e ricercatori: Gustavo Corni, docente di storia contemporanea all’Università di Trento; Raffaele Crocco, giornalista e direttore di Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo; Lucio Fabi, storico e consulente museale; Giorgia Proietti, docente di Storia Greca all’Università di Trento.



La sera, alle 21.30, alla Campana dei Caduti ci sarà lo spettacolo con Simone Cristicchi e il Coro Pasubio “Ci resta un nome”.

mercoledì 10 agosto 2016

JERZY KUKUCZKA, tra i massimi interpreti dell'alpinismo moderno | filmati e memorie


Jerzy Kukuczka fu il secondo alpinista, dopo Messner, a scalare la vetta di tutti i quattordici  Ottomila grazie a un’impressionante serie di difficili ascensioni tra il 1979 al 1987. Jurek, così lo chiamavano gli amici, uno dei massimi interpreti dell’alpinismo himalaiano moderno, è scomparso nel 1989 proprio nel corso di una ascesa.

Anche quest’anno il festival tra le Rocce e il cielo – che si svolge in Vallarsa dal 18 al 21 agosto – dedica una serata all’alpinismo.
Giovedì 18 agosto, alle 20.30 al Tendone di Riva di Vallarsa, si ricorderanno le imprese di Jerzy Kukuczka con la partecipazione della moglie dell’alpinista scomparso, Celyna Kukuczka, e dell’alpinista Elio Orlandi. Coordinano Mario Corradini  e Filippo Zolezzi.


Kukuczka era un campione delle prime invernali, un uomo abituato al grande freddo e al grande rischio. Era stato il primo a salire, durante stagione più dura, sull' Everest nel 1976, con la spedizione Zawada. Aveva creato una scuola polacca, che cresceva a dispetto delle difficili condizioni economiche del suo paese, sostenuta da qualche sponsor occidentale e da una grande inventiva.


«In Polonia - scrive la Repubblica nel giorno della sua scomparsa - l'avevano soprannominato Ulisse: una vita alla ricerca del rischio. Impiegato elettrotecnico all'ente minerario di Katowice, padre felice di due bambini, Jerzy Kukuczka era grande compagno-rivale di Messner. Era dolce Kukuczka, con quella folle voglia di godersi la vita, l'esatto contrario dell' alpinista ascetico cresciuto a carote e yoghurt. Fumava tanto, amava il vino e il buon cibo. Era anarchico nelle abitudini e rigoroso nel suo sport. E in montagna gli stravizi erano proibiti, c'era solo la fatica. Dalle nostre parti, era diventato famoso da poco. All'Est c'è una buona scuola, ma tutti l'hanno conosciuto quando anche l'alpinismo è diventato un fenomeno spettacolare. Dopo Messner, s'era messo anche lui a scalare tutti gli ottomila, una specie di campionato fra alpinisti-supermen. Aveva concluso la sua fatica - 14 cime - il 18 settembre del 1987. Quattro di quelle cime Kukuczka le aveva scalate in prima invernale. Quasi tutte le sue scalate erano state fatte su vie nuove, su percorsi scelti su una carta, con l'aiuto di qualche fidato sherpa. Secondo molti critici, Kukuczka era addirittura superiore a Reinhold Messner. Di sicuro, era l'uomo che aveva reso l'altoatesino meno irraggiungibile. Jerzy, in italiano Giorgio, portava sempre con sé cassette di musica jazz. Era la musica che lo avvicinava di più alla montagna. Lui che aveva imparato a fare alpinismo da piccolissimo, sui monti Tatra, amava anche Chopin e Bach. Un uomo-atleta completo, che scendeva da 72 a 58 chili dopo ogni ottomila scalato».


Per ogni giorno la sua escursione a Tra le Rocce e il Cielo 2016!

Quattro escursioni, una al giorno. Tra le Rocce e il Cielo, il festival della montagna vissuta con consapevolezza - che si svolge in Vallarsa dal 18 al 21 agosto 2016 - quest’anno ha in programma una camminata in apertura di ogni giornata, nella  convinzione che non ci sia miglior modo di conoscere la montagna che attraversarla a piedi.
Semplici camminate per bambini, ragazzi e famiglie o percorsi per escursionisti esperti, per addentrarsi nella storia e nella natura.

Giovedì 18 agosto
NONNO FO' E I BOSCHI DELL'ALTA VALLARSA
Passeggiata per famiglie e ragazzi lungo i sentieri della valle. Si parte da Malga Streva alle 9. Rientro previsto per le 13.
Iscrizione obbligatoria presso APT di Rovereto. Costo per adulti € 5,00, gratis bambini fino agli 8 anni e per possessori di Trentino Guest Card. Si consigliano abbigliamento e calzature da escursione. Iscrizioni entro le ore 16.00 del giorno precedente l’escursione al numero 0464430363. A cura di Accompagnatori Vallagarina.


Venerdì 19 agosto
USCITA SUL MONTE CORNO BATTISTI
A cent'anni dalla cattura di Cesare Battisti sul Monte Corno, L'Associazione Pasubio 100 Anni propone un'escursione storica guidata sul sentiero GG 10 che porta al monte Corno Battisti, sul nuovo percorso che consentirà di raggiungere “velocemente” la base del Corno Battisti presso il Monte Trappola, con limitata escursione altimetrica (circa 500 m. in circa 1,5 km. di percorso); fra i sentieri e le mulattiere percorsi da Cesare Battisti soldato durante la Prima Guerra Mondiale.
Appuntamento alle 8.00 al parcheggio delle corriere di Anghebeni, per risalire lungo il nuovo sentiero aperto dall’associazione in occasione del centenario della cattura di Battisti.
Escursione adatta ad escursionisti esperti. Necessari uno spolverino, abbigliamento e calzatura da montagna. Una volta giunti sul Monte Trappola, gli escursionisti più preparati potranno scegliere se visitare le gallerie presenti all’interno del massiccio roccioso, uscendo dal pozzo della carrucola, oppure se proseguire per il sentiero fino alla vetta del Monte Corno, a quota m. 1.765. Per visitare le gallerie necessari una torcia elettrica e guanti. Ritorno previsto per le ore 17.00.

Sabato 20 agosto
CAMMINANDO SUGLI ANTICHI CONFINI
Uscita sull'antico confine austriaco, sull'Alpe di Campogrosso, alla ricerca dei Cippi di Maria Teresa. In collaborazione con Sat Vallarsa. Partenza ore 9 da Passo Pian delle Fugazze; visita al cippo di confine nei pressi del Passo Pian delle Fugazze; escursione sull'Alpe di Campogrosso fra boschi di faggio, prati e malghe. Pranzo presso il rifugio Campogrosso. Visita ai cippi della linea di confine denominata "Cobellia". Rientro a Passo Pian delle Fugazze verso le ore 17. Dislivello: 300 m, tempi di percorrenza: 2,5h andata, 1,5h ritorno. Quota: 15 euro. Iscrizioni: Marco 3491208923.
Si consiglia abbigliamento adeguato ad escursione: vestiario comodo, spolverino, calzature da montagna impermeabili.

Domenica 21 agosto
Passeggiata storica VALMORBIA – FORTE DI POZZACCHIO
Escursione con spiegazioni e racconti relativi agli eventi della Grande Guerra. Escursione gratuita a cura di Accompagnatori Vallagarina. Si consiglia abbigliamento da montagna e spolverino. Partenza alle 9 da Valmorbia.

Dalle 9 alle 10 a Forte di Pozzacchio  visite guidate in collaborazione con ACR Il Forte. Entrata al forte: biglietto intero 4 euro, ridotto 2 euro. Visite guidate: gruppi 15-25 persone, 5 euro compresa entrata al Forte.



martedì 9 agosto 2016

Un Festival a misura di bambino! Con tanti laboratori ed escursioni

Ha pensato anche ai bambini e ai ragazzi  Tra Le Rocce e il Cielo - il festival della montagna vissuta con consapevolezza - che si svolge in Vallarsa, a Trambileno e Rovereto dal 18 al 21 agosto 2016. Per questo il programma è ricco di laboratori e escursioni pensati apposta per i più piccoli, che potranno giocare con la fotografia e costruire strumenti musicali, potranno conoscere la storia della Grande Guerra e quella del mondo mediorientale scoprendo nuove culture.

> GIOVEDÌ 18 AGOSTO

Malga Streva
Ore 9.00
 NONNO FO' E I BOSCHI DELL'ALTA VALLARSA
Passeggiata per famiglie e ragazzi lungo i sentieri della valle. Luogo di partenza: Malga Streva. Rientro previsto per le 12.30/13.00. Iscrizione obbligatoria presso APT di Rovereto. Costo per adulti € 5,00, gratis bambini fino agli 8 anni e per possessori di Trentino Guest Card. Si consigliano abbigliamento e calzature da escursione. Iscrizioni entro le ore 16.00 del giorno precedente l’escursione al numero 0464430363. A cura di Accompagnatori Vallagarina.

Museo Etnografico Riva
ore 16.45
L’ORA BLU - laboratorio di cianotipia
La cianotipia è uno dei più semplici e antichi metodi di stampa fotografica. I partecipanti giocheranno a “scrivere con la luce” creando le proprie immagini. Durata 90 minuti circa.



>VENERDÌ 19 AGOSTO

Tendone Riva
ore 15.00
PRIMA DI BUTTARLO PROVA A SUONARLO
Perché gettare nella spazzatura vasetti dello yoghurt, plastica, vecchie chiavi, appendiabiti, quando possono servire per costruire oggetti sonori?
Costruzione di chitarre, maracas, nacchere e tamburi

> SABATO 20 AGOSTO 2016

USCITA SULL'ANTICO CONFINE AUSTRIACO, SULL'ALPE DI CAMPOGROSSO
Escursione alla ricerca dei Cippi di Maria Teresa.
Visita al cippo di confine a Passo Pian delle Fugazze, escursione sull'Alpe di Campogrosso fra boschi di faggio, prati e malghe. Pranzo al sacco. Visita alla linea di confine "Cobellia". Partenza alle 9 da Passo Pian delle Fugazze. Rientro verso le ore 17. A cura di Gruppo SAT Vallarsa


 **Posti limitati a 20 iscritti da 9 a 21 anni di età. Costo 2 euro.
Telefonare al 3922272326 entro mercoledì 17 agosto alle 19.00**


Teatro Tenda di Raossi
Alle 14.45
CACCIA AL MONDO
Laboratorio per bambini e ragazzi. Caccia al tesoro: seguendo le immagini raccolte in una mappa, si dovranno riconoscere i frammenti delle rappresentazioni geografiche sui tappeti esposti nella mostra “Confini e conflitti”.

> DOMENICA 21 AGOSTO 2016

Passeggiata storica da VALMORBIA a FORTE POZZCCHIO
Escursione con spiegazioni e racconti della Grande Guerra. A cura di @Accompagnatori di territorio Vallagarina con partenza da Valmorbia alle 8.30

Visite guidate al Forte di Pozzacchio, in collaborazione con ACR Il Forte.


 SULLE TRACCE DELLA GRANDE GUERRA – FORTE DI POZZACCHIO
Caccia al tesoro attraverso indizi, luoghi, storie, persone. Ritrovo alla tettoia ore 10.45.